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, 15 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Torino-Spezia (0-1)


Toro stremato dalle fatiche di coppa, colpaccio spezzino all'Olimpico.


- “Allo Stadio ci sono sempre i soliti 10.000”, si lamentava Juric nella conferenza della vigilia, credendo che l’epica vittoria a S.Siro di Coppa Italia potesse smuovere le acque nella fredda tifoseria. Per Torino-Spezia, complice il rigido inverno sabaudo e nonostante l’incredibile presenza di Kevin Spacey (in città per ritirare un premio dal Torino Film Festival), la cornice dell’Olimpico non è effettivamente delle più calde: di fronte ad una gara del genere però anche i pochi granata presenti rischiano di non tornare, perché assistono al Torino peggiore della stagione ed a una meritata vittoria ospite, di misura ma che poteva addirittura esser più larga. La Gotti-band domina la gara per organizzazione e intensità, e mette a segno un colpaccio che profuma di salvezza;

- Gotti, da buon stratega, disegna un atteggiamento accorto, consapevole del fatto che il Torino contro le difese chiuse fa molta fatica ad aver pazienza e trovar il guizzo: e fa bene, perché alla prima volta che la sua squadra alza il baricentro, riesce a portarsi in vantaggio con un rigore di Nzola, indirizzando la gara sui binari desiderati. Il vantaggio spezzino è legittimato dal prosieguo del primo tempo, e si conferma nel secondo, quando gli ospiti falliscono diverse occasioni per raddoppiare, tra una traversa e qualche parata di Milinkovic Savic. Il Torino ci prova, con qualche folata, ma di reali occasioni da rete manco l’ombra;

- Juric aveva scelto di confermare per 10/11 esimi la squadra che ha compiuto l’impresa infrasettimanale, con il solo ingresso di Vojvoda sulla fascia sinistra: le fatiche dei 120’ di Milano però si fanno sentire, perché il Torino di oggi evidenzia subito carenze in termini di brillantezza e ritmo, tanto che chiude il primo tempo con 0 tiri in porta (non accadeva dal 2021). Quando i granata non riescono a proporre la consueta aggressività, hanno poche frecce al loro arco, questa è cosa nota: al rientro dall’intervallo i granata provano a metterci un piglio diverso, ma si scontrano contro la buona organizzazione spezzina e contro i consueti limiti di attacco, per penuria di centravanti (Pellegri out, Sanabria impalpabile) e scarsa vena dei loro fantasisti (oggi appannati sia Vlasic sia Miranchuk, e poco incisivi Karamoh e Radonjic). Una cosa è certa, e si evidenzia ancora di più in queste gare difficili da scardinare: là davanti servono rinforzi;

- Lo Spezia arriva all’Olimpico Grande Torino in striscia positiva, col solito 3-5-2 d’ordinanza ed una difesa degna del portiere messicano Campos, che qualche boomer potrà facilmente ricordare. La condotta di gara è molto meno esuberante della divisa, e questa maturità collettiva sta proprio nel capire che il Torino, oggi in debito di forze fisiche, era aggredibile proprio con le armi che solitamente usa: intensità, ritmo, seconde palle. A questo si aggiunga la verve di Agudelo e Gyasi, il sempre più sorprendente Holm e, soprattutto, uno Nzola in stato di grazia che mette un altro gol nel suo bottino stagionale:  l’angolano  ècompletamente rigenerato dalla cura-Gotti, bravissimo a rimetterlo al centro del progetto, e là davanti fa letteralmente reparto da solo, lottando contro il trio di difensori granata, difendendo palla e producendo occasioni a ripetizione. I 3 punti sono meritati, e regalano ai liguri un balzo in classifica che aumenta il distacco dalla zona rossa, l’allungo a 5 gare utili consecutive (record in A) e conferma lo Spezia come una squadra in netta crescita;

- Ritornando alla considerazione di apertura, se il Torino non riesce più a riempire l’Olimpico non è certo per via del campionato che sta disputando: al di là della sconfitta odierna, il piazzamento è perfettamente in linea con le aspettative, con, per giunta, qualche perla annessa (come l’incredibile vittoria in Coppa Italia con il Milan) qua e là. Il problema prescinde da tutto questo, e sta proprio nelle aspettative: lo svuotamento operato da Cairo è evidente su tutti i fronti, e neanche i buoni risultati un allenatore preparato e motivato, dei giocatori legati al progetto tecnico riescono a far riaffezionare la gente granata al Torello plastificato che il presidente ha messo in piedi negli anni. Anche Juric sente questa depressione e lancia segnali di scontento mal celati, e qui starà la prossima sliding door dell’era Cairo: o rilanciare dando a Juric ciò che chiede, o restare nella mediocrità e perdere definitivamente anche quel minimo di buono che c’è sulla sponda granata del Po.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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