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, 14 Gennaio 2023

Memorie di Premier League


Come mai la Premier League si è trasformata in tutto quello di cui sentiamo il bisogno? Nottingham Forest-Leicester è la risposta.


C’è chi ne ha dissertato per un’intera opera. L’anamnesi è figlia del ricordo sensibile che suscita l’emergere dei principi insiti naturalmente dell’uomo? Oppure la conoscenza deriva dalla dimenticanza graduale di ogni esperienza e dal riaccumularsi, strato su strato, sedimento dopo sedimento, di un latente bagaglio storico, che funge da stimolo per riportare alla luce concetti vissuti da sempre? Conoscere significa scoprire continuamente nuove sfumature o ricordare ossessivamente i colori già riflessi dalla Storia? La tradizione si omaggia guardando alle spalle o proiettandosi in avanti grazie alla spinta del passato? Meglio la First Division o la Premier League?

Senza scomodare Platone, Socrate e Menone, il calendario del calcio europeo di metà gennaio 2023 fornisce qualsiasi alternativa. Solo una sfida, però, è capace di riassumere tutto in quattro gradinate, un pallone, ventidue che lo rincorrono e migliaia che lo invocano.

A tutte le grandi sfide del fine settimana manca una pennellata per essere la tela perfetta o ne hanno una di troppo che somiglia a uno sfregio piuttosto che a un tocco d’artista. Napoli-Juventus è di venerdì sera (esiste una sera della settimana meno calcistica del venerdì). Il North London Derby si gioca al Tottenham Hotspurs Stadium, astronave atterrata dal futuro, ancora priva del background degli storici palcoscenici. La rivalità del derby di Manchester è quasi costruita, quando prima degli sceicchi e dei petroldollari vi era un chiaro favorito e una chiara vittima sacrificale. I Paesi Baschi rappresentano una cultura, un mondo, una lingua troppo aliena per considerare accettabile lo scontro tra Real Sociedad e Athletic Bilbao come una semplice sfida del torneo spagnolo, così refrattari alla Corona di Madrid. Real-Barcellona, finale di Supercoppa di Spagna, è conosciuta come Clasico per un motivo, peccato questo si giochi al King Fahd International Stadium di Al Riyadh. Non è questione di aggiungere o discostarsi dalla storia: per un motivo o per un altro, tutte queste sfide hanno qualcosa di altro rispetto alla loro natura. Non è possibile ricordarne di simili perché non ne esistono. E non dovrebbero mai farlo.

Tutte. A parte una. Perfetto anello di congiunzione tra l’antico e l’avveniristico. Passato, presente e prossimo futuro si fondono alla perfezione. L’essenza di ciò che è stato e ciò che potrà essere.

Tra Notts County, Derby County e Coventry City è sempre difficile definire quale sia la rivalitàconlaRmaiuscola nell’Est dell’Inghilterra. Arrivati all’edizione numero 109 della storia, Nottingham Forest-Leicester avanza prepotente la propria candidatura.

Tutto perfettamente bilanciato. C’è City Ground, casa del Nottingham dal 1898, teatro dell’epopea Clough ma ribollente della stessa passione dopo anni di Championship. C’è quello scontro fisico che trasforma i primi minuti più in un assalto all’arma bianca che in una partita di calcio, vero elemento distintivo che il football oltremanica conserverà con egoista gelosia. Ci sono giocatori costruiti in laboratorio per giocare queste partite e giocatori costruiti per giocare solo queste partite. C’è la sensazione che si affrontino due squadre scarse di Premier, più solidali con i supporters assiepati a bordocampo, appendici dei cori e delle urla provenienti dagli spalti. Mancherebbe giusto la pioggia, ma forse siamo davvero diventati così politically correct da accontentarci delle fasce laterali apparentemente preda di bambini che si sono stufati troppo in fretta di scavare alla ricerca di chissà cosa e hanno piantato il lavoro a metà. C’è quel pomeriggio di inizio anno in cui non sai quale competizione, quale categoria, quale serie sia, ma sai che in Inghilterra si gioca. Nella maniera più dura e cruda possibile.

Il 4-0 dell’andata era risultato dei 90’ tra l’allora penultima e l’allora ultima in classifica. Non che ora si parli di due undici rivoluzionati: le lacune e le mancanze di entrambe sono lampanti. Ma è giusto che sia così se si parla di East Midlands Derby. Uno scontro al vertice sarebbe un eccessiva deviazione da quel che è stato e quello che sarà. Ma pur sempre di questa Premier League si parla. Anche due delle peggiori del campionato hanno un magnetismo superiore al 95% del resto del mondo. E allora Forest-Leicester è il perfetto compendio della Storia. Non urta il fatto che ci siano Worrall, McKenna, Ward, Thomas, Albrighton nelle stesse formazioni di Freuler, Gibbs-White, Tielemans e Barnes. È proprio la complementarietà di Yin e Yang ad accettare e apprezzare ancor di più le contraddizioni interne senza che nessuna di esse prevarichi le altre. Nottingham Forest-Leicester è per tutti i palati, per quelli affini alla torta di mele della nonna a quelli attratti dalla cheesecake affogata dalla panna montata.

Fischio d’inizio, la palla inizia a rotolare. Ma è come se l’avesse fatto per sempre. Non ci sarebbe bisogno di giocarla, questa partita, per raccontarla. Non sarà una vittoria, un pareggio o una sconfitta ad aggiungere nulla alla tradizione. Potrebbe bastare sapere che si è giocata e tutto si conoscerebbe già. Ma gli strati sedimentari della Premier non si compattano da sé. Perciò parlare delle occasioni di Yates, degli interventi di Henderson su Barnes, del movimento sull’esterno di Albrighton è tanto superfluo quanto necessario.

Ci sarebbe da scrivere fiumi d’inchiostro sugli sguardi di Jamie Vardy verso i sostenitori del Forest e della possibilità che li prenda letteralmente a pugni e calci in un pub dopo il fischio finale e su Colback e Surridge che, prelevati direttamente dalle comparse di Peaky Blinders, compaiono sul rettangolo verde quasi apposta per accelerare la pratica.

Gli uomini di Cooper partono forte ma non concretizzano. Quelli di Rodgers coprono gradualmente meglio il campo ma non pungono. Un primo tempo dimenticabile ma elettrico, con la tensione elevatissima su ogni contrasto. Barnes se lo mangia a inizio ripresa, la bandierina frena la trascinata esultanza di City Ground sulla folata di Brennan Johnson ma la demoniaca VAR consente alle rive del Trent di esondare nuovamente. Rodgers prova a ribaltarla col triplo cambio, ma le transizioni lunghe del Forest tengono in costante apprensione la retroguardia delle Foxes, condannandole ai bassifondi della Premier. City Ground che esplode sul cross di esterno di Aurier dopo 70 metri di corsa a perdifiato e per il retropassaggio di petto di Lodi. Perfino la scelleratezza di Amartey, l'accoppiata bomber+cappellino total white di Lingard a bordocampo e il tragicomico infortunio di Henderson hanno il proprio diritto di cittadinanza nell'incremento della tensione finale. La chiude l'ennesima ripartenza del 20 in rosso, prodotto dell'Academy del Nottinghamshire.

Estasi e disperazione, per la centonovesima volta nella storia. Come sempre, per sempre.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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