
Considerazioni sparse post Lecce-Milan (2-2)
La reazione rossonera non basta e il giallorossi portano a casa un punto più che meritato.
- Sarebbe facile aprire parlando con l'ennesimo approccio sbagliato dei rossoneri, ma a calcio si gioca in due squadre e oggi è preferibile sottolineare l'atteggiamento del Lecce nella prima mezz'ora. La squadra di Baroni, spinta dall'entusiasmo del "Via del mare", entra in campo come se dovesse falciare l'erba usando i propri piedi, travolgendo la squadra di Pioli, ancora frastornata dopo le delusioni dell'ultima settimana. Se a questo aggiungiamo la diga formata dietro dalla coppia Baschirotto - Umtiti, con quest'ultimo tornato ai suoi livelli migliori che gli hanno permesso di mettersi in tasca Giroud, il doppio vantaggio salentino a fine primo tempo si spiega facilmente ed è più che meritato;
- Kalulu, imbarazzante e disattento in occasione delle prime due reti del match, questa sera è un po' il simbolo di un reparto, quello difensivo, che da punto di forza del Milan sembra diventato quello debole. L'impressione è che manchi molto la presenza di un leader come Kjaer, capace di farsi sentire sia dal punto di vista prettamente fisico, visto il rendimento da retrocessione della squadra sulle palle alte, sia da quello della personalità. Qualcuno potrà contestare che lo scudetto è stato vinto schierando la coppia di questa sera per tutto il finale di campionato, ma parliamo di un momento della stagione, le ultime giornate, dove l'entusiasmo e le motivazioni delle squadre fa la differenza quasi più degli aspetti tecnici;
- Contraltare del francese, di ruolo e di fatto, è Rafa Leao: il portoghese ha il merito di suonare la carica per i suoi, inventandosi dal nulla una rete importantissima che ha girato l'andamento della partita, sia dal punto di vista psicologico, che agonistico. Questo è il compito dei campioni, quei calciatori capaci di fare la differenza in qualsiasi momento, anche quando sembrano trascorrere una delle loro serate peggiori. La sua giocata resta un lampo, ma vale tutta la reazione che ha portato al pareggio di Calabria, che oggi si è guadagnato la sufficienza con la rete dopo una prestazione di basso livello;
- Il calo del Lecce nella mezz'ora finale, invece, è soprattutto fisico, oltre che fisiologico, dopo sessanta minuti in cui sul campo si era vista quasi solo la squadra salentina. Un calo che permette al Milan di pareggiare, ma i salentini si piegano senza spezzarsi e trovano le forze mentali per non farsi schiacciare nella propria area, costringendo gli avversari a doversi preoccupare anche della fase difensiva (Torino docet) senza poter assaltare il fortino con tutte le risorse a disposizione. Bravo anche Baroni a fare i cambi giusti al momento giusto per dare fiato ai suoi e portare la squadra in porto con un punto prezioso;
- Il pareggio finale dipinge perfettamente una partita dove le squadre si sono divise un tempo ciascuna, anche se in tutta onestà è il Lecce ad uscire con qualche rimpianto per la mole di gioco prodotta, con la quale ha scoperchiato tutti i punti deboli di uno dei peggiori Milan della gestione Pioli. Proprio quest'ultimo dovrà farsi molte domande, perché fino all 85' della partita contro la Roma era in piena lotta scudetto con una squadra che pareva scoppiare di salute, mentre una settimana più tardi si ritrova a guardare il Napoli col binocolo e fuori dalla Coppa Italia. Sembra presto per dirlo, ma probabilmente i Campioni d'Italia hanno già abdicato.
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