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, 13 Gennaio 2023

Napoli-Juventus, i temi tattici della partita


Una sfida tra due filosofie di calcio opposte, oltre che importantissima in chiave scudetto.


A leggere la formazione del Napoli nell’ultima sfida con la Juventus non si direbbe che risale a soli dodici mesi fa. Era il 6 gennaio e in campo c’erano Ospina, Ghoulam, Demme, Insigne, Mertens (sostituito nel secondo tempo da Petagna). Il Napoli arrivava alla partita da terza in classifica e con 7 punti di distanza dalla vetta, in un momento in cui il sogno scudetto sembrava utopia per una squadra apparentemente a fine ciclo. Dall’altra parte la Juventus si trovava nell’eterna fase di stanca del secondo ciclo Allegri: una squadra apparentemente mal messa in campo, che si muoveva con pesantezza, aggrappata disperatamente alle iniziative individuali di Cuadrado e di Chiesa, ma eppure in qualche modo in corsa per un posto in Champions League grazie alla sua capacità misteriosa di uscire dalle partite con dei punti.

Un anno dopo la Juve è uguale ad allora: stessi equivoci tattici, stesse disfunzionalità profonde, stesso ventaglio ampio di possibilità di successo o di fracasso. Solo la posizione in classifica e gli obiettivi sono cambiati, persino in meglio: la Juventus si presenta allo scontro diretto di stasera in seconda posizione, con la possibilità di riaprire definitivamente il campionato in caso di vittoria (andrebbe a -4 dalla vetta, occupata proprio dal Napoli). Tra le due squadre è il Napoli quella che rispetto all’anno scorso ha evoluto maggiormente il suo status. Il Napoli che per tutto l’autunno è stata la squadra forse più spettacolare d’Europa, certamente quella con la proposta di gioco più brillante e raffinata in Italia.

Napoli e Juventus sono oggi due facce opposte di come si può interpretare una partita di calcio. La sfida di stasera è affascinante perché trascende il significato sportivo per diventare qualcosa di più grande: un duello culturale, un confronto tra due filosofie di gioco opposte. Da una parte il Napoli che ambisce a controllare il gioco, ridurre al minimo le variabili aleatorie di una partita, venire a capo dei problemi usando gli strumenti della ragione con spirito positivista. Dall’altra la Juventus, decadentista, che vede la realtà come governata dall’irrazionalità e dall’ingiustizia e venera le forze oscure del caos per vincere. Napoli-Juventus quindi come un classico calcistico attraversato da molteplici linee narrative. Una partita che, accanto alla rivalità dovuta alle questioni socio-geografiche, ritrova quest’anno la contrapposizione ideologica che mancava dai tempi del duello Sarri-Allegri.

Come sta il Napoli

Dopo l’inizio di stagione eccezionale, il Napoli ha affrontato la sosta per i Mondiali con sentimenti contrastanti: da una parte il timore che la pausa in piena striscia positiva potesse interrompere l’incantesimo; dall’altra quel tipo di entusiasmo segreto che ha a che fare con la superstizione e l’esoterismo: anche nel 1987, dopo l’ultimo Mondiale vinto dall’Argentina, il Napoli vinse lo scudetto. Una coincidenza che ha preso ancora più valore – paradossalmente – dopo la sconfitta del 4 gennaio contro l’Inter al ritorno del campionato, un altro strano allineamento con la stagione 1986/87 quando il Napoli perse sempre il 4 gennaio e sempre in trasferta la prima partita dopo la sosta natalizia.

Quattro giorni dopo la sconfitta con l’Inter, il Napoli ha vinto bene contro la Sampdoria in trasferta. Una vittoria forse un po’ sottovalutata, in cui si è parlato soprattutto di una presunta confusione sulle gerarchie dei rigoristi, e meno dell’ottima partita che il Napoli ha condotto contro una Sampdoria molto aggressiva e ben messa in campo. Una partita che il Napoli ha vinto apparentemente senza strafare, e al contempo mostrando che le sue armi tattiche più peculiari sono ancora ben oliate: le rotazioni raffinate sulla trequarti, la fluidità del possesso, l’aggressività nel recupero palla.

Accanto alle indicazioni generali di squadra, la partita con la Samp ha dato feedback importanti sui singoli giocatori. Si è rivisto in buona forma Zambo Anguissa, dopo la prova opaca con l’Inter; è rientrato Rrahmani, anche se solo per 45 minuti, che dovrebbe aver recuperato dal lungo infortunio e che dovrebbe partire titolare stasera accanto a Kim. Altrettanto positive sono state le prove di Elmas, Mario Rui e Politano, con gli ultimi due che in questo modo dovrebbero essersi assicurato un posto per stasera a discapito di Olivera e Lozano.

Insomma, per quanto il Napoli non abbia ancora recuperato il ritmo forsennato di ottobre (ancora non è apparso il miglior Kvaratskhelia, e anche Di Lorenzo non è sembrato in formissima) arriva allo scontro diretto con la Juventus sostanzialmente con la rosa al completo e con lo status ben saldo di squadra meglio organizzata del campionato in ogni fase di gioco.

Quindi Allegri ha rimesso a posto la Juventus?

Otto partite fa era difficile da immaginare eppure oggi la Juventus è tornata in corsa per lo scudetto. Lo ha fatto vincendo le ultime 8 partite senza subire gol, un cammino che a molti ha ricordato la rimonta della stagione 2015/16. Cinque di queste otto vittorie sono arrivate col risultato di 1-0, in partite in cui la Juventus non è sembrata esattamente in controllo degli eventi né la squadra meglio organizzata in campo. Partite, quindi, in cui l’estetica di Max Allegri ha raggiunto l’apogeo.

Le ultime due partite, contro Cremonese e Udinese, sono finite 1-0 con un gol segnato negli ultimi minuti, ma se nell’ultima la Juventus ha creato abbastanza occasioni e imposto un contesto di gioco più o meno strutturato quella con la Cremonese è la partita monumento della restaurazione Allegri: la Cremonese ha giocato alla pari, sollecitato la difesa bianconera con transizioni costanti, aggredito con una fase di riconquista piuttosto intensa, colpito un palo e una traversa. Poi la Juventus l’ha vinta con un calcio di punizione al 90’.

È in partite come questa che la Juventus sembra poter distorcere i principi basilari della razionalità al punto da mettere in discussione il concetto stesso di durata di una partita di calcio. Al punto da portare il calcio in una dimensione di tempo relativo, in cui pochi minuti riempiti di eventi sono sufficienti per risolvere una partita trascorsa per la maggior parte del tempo cercando – banalmente – di non far accadere nulla. «Allegri ha ormai capito una cosa, 90 minuti per una partita di calcio sono troppi. È uno spreco di tempo senza eguali. Le partite possono tranquillamente risolversi in uno shootout finale, in un sanguinoso uno contro uno alla Sergio Leone» ha scritto Matteo Orlandi.

A dire il vero, però, la straordinaria serie di reti inviolate della Juventus sembra più il frutto di un allineamento eccezionale di eventi, più che il segno di una difesa effettivamente blindata. A fronte dei soli 7 gol subiti, infatti, la Juventus ha concesso 17.9 xG all’avversario (tutti i dati sono via Fbref). Un’overperformance difensiva così alta si spiega innanzitutto con il momento di forma eccezionale di Szczesny (e anche di Perin, quando è stato chiamato in causa). Insieme i due portieri hanno reso la Juventus la squadra nettamente con la migliore percentuale di parate del campionato (88,2%, il Lecce secondo è a 78,9%) e con la migliore differenza tra expected goals post-tiro e gol effettivamente subiti (una differenza di +7 gol, la Cremonese seconda è a +4,7). Questo significa che le avversarie della Juventus hanno avuto occasioni per segnare, ma per qualche motivo non hanno concretizzato.

Cosa aspettarsi da Napoli-Juventus

Rispetto all’inizio di stagione, in cui la Juventus aveva dei momenti di pressione aggressiva, Allegri ha deciso di ripiegare su una difesa posizionale molto bassa che mira a comprimere gli spazi tra le linee. La squadra però è ben lontana dalla solidità inscalfibile che aveva caratterizzato il primo ciclo Allegri. Il blocco difensivo centrale – composto dai tre difensori e dai tre centrocampisti – non dimostra sempre la concentrazione zen necessaria a difendere l’area per periodi lunghi. Così il blocco basso della Juventus è manipolabile da quegli avversari che abbiano un attacco posizionale brillante. Che sulla trequarti sappiano far girare palla velocemente, ruotare continuamente le posizioni, disordinare la difesa con movimenti incontro e in profondità coordinati. Prendiamo ad esempio questa azione della Cremonese contro la Juventus:

Dessers viene a ricevere nel mezzospazio di sinistra portandosi dietro Gatti, mentre l’esterno Valeri e la mezzala del lato opposto Pickel compensano il movimento attaccando la profondità. Dessers tocca a Pickel, che cerca di lanciare in profondità Valeri, nel frattempo accentratosi nello spazio liberato da Gatti dopo che quest’ultimo è uscito su Dessers.

Il tocco di Pickel è corto, e Valeri è costretto a fermare lo scatto in profondità per ricevere sui piedi. Ma l’azione è un buon esempio di come la difesa della Juventus si sia fatta disordinare dai movimenti della Cremonese. La difesa di Allegri a volte fatica a muoversi di reparto, ad assorbire i movimenti a elastico tra l’attaccante che viene tra le linee e chi s’inserisce alle sue spalle. In verità la responsabilità non è solo della difesa ma anche dei centrocampisti che non sono proprio a loro agio nel difendere davanti all’area. Qui ad esempio tutto nasce dallo spazio creatosi alle spalle di Locatelli quando questo viene attirato fuori posizione da Meité. Locatelli che per caratteristiche non brilla nel tenere la posizione davanti alla difesa – d’altra parte non è un metodista – e tende a muoversi sempre in verticale sia senza palla che con la palla.

Il Napoli è l’avversaria peggiore per la Juventus, quella con più strumenti per manipolare la struttura avversaria e approfittare di queste disattenzioni del pacchetto difensivo bianconero. È praticamente certo che assisteremo a una partita in cui il Napoli controllerà il possesso e la Juventus aspetterà bassa in attesa dell’occasione per ripartire. E in questo contesto l’area di campo in cui si deciderà la partita potrebbe essere proprio lo spazio tra centrocampo e difesa juventina, quello spazio in cui già la Cremonese si era mossa bene. Con Kvaratskhelia aperto a fissare l’ampiezza a sinistra, sarà importante per il centrale juventino di quel lato (probabilmente Danilo) muoversi bene per assorbire i tagli di Zielinski, uno specialista negli smarcamenti clandestini sulla trequarti.

Il Napoli manovra soprattutto su quel lato, dove oltre agli strappi di Kvaratskhelia e ai movimenti di Zielinski agisce anche Mario Rui, un regista occulto del Napoli. Su quel lato si concentra la maggiore forza del Napoli in rifinitura. Mario Rui è il 1° giocatore del campionato per assist ogni 90’. Zielinski e Kvara sono il 1° e il 5° per expected assist. Su quel lato il Napoli creerà probabilmente un sovraccarico che potrebbe mettere in crisi il modulo difensivo 5-3 della Juventus. Con l’esterno McKennie bloccato su Kvara, la Juventus potrebbe soffrire un’inferiorità numerica della sua mezzala contro il duo Zielinski-Mario Rui. Non solo: la zona potrebbe ulteriormente riempirsi coi movimenti incontro di Osimhen, molto migliorato negli ultimi tempi nel gioco di sponda spalle alla porta.

L’azione che ha portato al primo rigore contro la Samp, al 2’ di gioco, è nata proprio così. Più che un’azione, una masterclass del Napoli su come manovrare il pallone nel mezzospazio di sinistra con scambi rapidi e movimenti che fanno venire le vertigini alle difese. Mario Rui e Kvara scambiano sulla fascia, Rui imbuca per Anguissa che si è smarcato dietro il centrocampo blucerchiato. Quello serve di prima di tacco Osimhen che si è staccato dalla marcatura di Nuytinck venendo incontro sulla trequarti. Osimhen appoggia dietro per Zielinski (fin dal principio è al polacco che il pallone doveva arrivare, Anguissa e Osimhen sono stati utilizzati come “terzo uomo” per connettere Rui e Zielinski) che trova un filtrante visionario per il taglio in profondità di Anguissa, inseritosi nello spazio svuotato dal movimento di Osimhen.

Nuytinck della Samp ha giocato una partita molto attenta e aggressiva su Osimhen e probabilmente anche Bremer stasera terrà una marcatura di questo tipo sul nigeriano. Ma azioni come quella di sopra mostrano quanto sia difficile per una difesa assorbire gli attacchi di un avversario così fluido e così raffinato nelle rotazioni senza palla. L’andamento di Napoli-Juventus dipenderà probabilmente dalla capacità del Napoli di creare (e della Juve di disinnescare) questi sovraccarichi nei mezzispazi dietro il centrocampo bianconero.

Una contromossa juventina potrebbe essere quella di scherarsi con un 5-4-1 invece di un 5-3-2. Aggiungere un centrocampista aiuterebbe a coprire l’ampiezza e a scongiurare la superiorità numerica di Mario Rui-Kvaratskhelia-Zielinski che dalla fascia potrebbe irradiarsi a cascata su tutta la trequarti. Sarebbe però una scelta conservativa e renderebbe per la Juventus ancora più difficile risalire il campo.

Una scelta più coraggiosa sarebbe di schierare Kean accanto a Milik in attacco. La Juventus perderebbe qualcosa in copertura difensiva, ma la presenza di due attaccanti manterrebbe il baricentro più alto e forse bloccherebbe Mario Rui più indietro del solito. Sulla carta Milik e Kean si completano bene: l’uno abile a venire incontro, giocare spalle alla porta, far salire la squadra; l’altro velocissimo ad attaccare la profondità nelle transizioni lunghe.

Che la Juventus si affiderà soprattutto alle transizioni per attaccare è una delle poche certezze di questa partita. Il Napoli ha sofferto le transizioni particolarmente veloci in entrambe le partite giocate quest’anno. Contro la Sampdoria ha concesso alcune transizioni dopo errori nella circolazione bassa nella zona di Di Lorenzo. Contro l’Inter ha sofferto gli inserimenti lunghi di Barella per vie centrali e gli affondi di Dimarco a sinistra. La Juventus non ha mezzali così intraprendenti nella lettura degli spazi (McKennie giocherà verosimilmente esterno a tutta fascia) per cui le sue possibilità di risalire il campo velocemente passeranno forse dal duo Rabiot-Kostic sulla sinistra. I due nell’ultima partita con l’Udinese hanno avuto una buona intesa, e proprio da quel lato è nato il gol vittoria di Danilo (in quel caso però è stato Chiesa, subentrato dalla panchina, a tagliare dietro la difesa e servire l’assist in mezzo).

Gli ingressi dalla panchina sono un’altra arma micidiale a disposizione della Juventus. In fondo i molti gol segnati nei minuti finali dicono molto della profondità della rosa della Juve. Stasera dalla panchina potrebbero partire giocatori come Paredes, Di Maria, Kean, Chiesa. Allegri è un maestro nel leggere i momenti delle partite e apportare le piccole modifiche di volta in volta necessarie a far sua la contesa. Deriva da queste sue doti quasi divinatorie nell’interpretare i segni dell’universo la sensazione che la Juventus sia connessa a forze trascendenti durante le partite.

Quel che è certo è che stasera la mistica di Allegri non sarà l’unico tema metafisico del match: ci sarà anche il duello tra le filosofie di Napoli e Juventus, una sfida per la supremazia tra due visioni del mondo opposte. Una circostanza che aggiunge un ulteriore strato di interesse a una partita che certamente inciderà sulla lotta per lo scudetto.


  • Salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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