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3 min

- di Federico Castiglioni

Considerazioni sparse post Napoli-Juventus (5-1)


La banda Spalletti ha sfondato il gabbione.


- Il filotto della Juve di Allegri si interrompe fragorosamente a Napoli. Niente alchimie, niente solidità difensive, niente filosofia sul non prendere gol per poi trovare la giocata decisiva. I bianconeri si schiantano male contro un Napoli dominante e spumeggiante, giudicato da taluni con fin troppa severità (e faciloneria) in calo alla ripartenza, se non addirittura un "giocattolo rotto" dopo la sconfitta contro l'Inter;

- C'erano pochi dubbi sul fatto che la partita si sarebbe adagiata su uno spartito ben preciso, dove il Napoli avrebbe fatto la parte del protagonista e la Juve si sarebbe concentrata nel far terra bruciata del possesso azzurro. In realtà al 14esimo il fortino bianconero già trema, con Osimhen che sigla l'1-0 ribadendo in porta la rovesciata di Kvaratskhelia respinta da Szczęsny. E già veniva da dire che il giocattolo rotto probabilmente era proprio la Juve, con l'enigma irrisolto di Chiesa (inizialmente dirottato a destra nel 3-5-2) e orfana di quegli equilibri difensivi che ne avevano caratterizzato le ultime gare. Di fatto, al di là della partita a tratti drammatica di Bremer (e Alex Sandro), i bianconeri sono ripiombati di colpo a inizio stagione: quando la ricerca della densità nel mezzo senza palla, e l'affidarsi a fisicità e lunghe leve per risalire il campo, si traduceva in una squadra mal disposta e priva di riferimenti chiari, che la portavano con grande facilità a spaccarsi in due. Un po' la sintesi della Juve vista al Maradona;

- Al 2-0 (gaffe di Bremer, ma Kvara può colpire dimenticato da tutti) Allegri sparecchia un piano tattico inefficace, risistemando i suoi con un 4-4-2 completamente sbilanciato a sinistra, con Kostic terzino e Chiesa cambiato di fascia. Ne ricaverà in qualche modo il 2-1 di Di Maria (male Kim e non solo), ma la Juve poco guadagnerà in termini di produzione offensiva e finirà per sbriciolarsi dopo il 3-1, a firma del fino a quel momento negativo Rrahamni. Alla fine, si potrebbe persino dire che i bianconeri siano stati traditi da un calcio piazzato, che ha fatto pendere la bilancia della partita definitivamente a favore del Napoli. Scherzi del destino;

- Volendo fare le pulci al Napoli, la preponderanza (e dominanza) del gioco azzurro ha solo in parte nascosto alcune lacune annidate nella fase difensiva. Se la Juventus non ha avuto grande facilità nell'attaccare in maniera costante, il Napoli è stato fin troppo distratto nell'affrontare certe fiammate bianconere rischiando di bruciarsi (vedasi la traversa di Di Maria). La serie di piccole amnesie partenopee ha trasformato gli ultimi minuti del primo tempo nei titoli di coda di un film della Marvel, dove il gol di Kvara sembrava aver chiuso la storia ma poi ti ritrovi il Fideo a dare l'annuncio di un seguito già in cantiere. In realtà, non sarà affatto così;

- Il campionato è ancora lunghissimo, ma di fronte a molti spifferi il Napoli ha ribadito con forza chi è in questo momento il candidato numero 1 allo scudetto, rimettendosi a +10 sulle inseguitrici in attesa della gara del Milan. La squadra di Spalletti si conferma estremamente organizzata, e dotata di un vestito ritagliato a pennello sui suoi giocatori, apparsi ancora una volta a loro agio nell'imporre il proprio gioco per 90 minuti. Kvara zittisce tutti, Osimhen è l'ariete che sfonda il gabbione allegriano, Anguissa e Lobotka si portano a spasso il centrocampo bianconero, Di Lorenzo e Mario Rui tirano fuori un'altra prestazione di livello. Forse, le inseguitrici non devono essere spaventate di quest'ultima prova del Napoli: devono essere spaventate da questa ennesima prova del Napoli.

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Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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