Logo Sportellate
Copertina Rasmus Højlund
, 12 Gennaio 2023

Rasmus Højlund, generale inverno


Rasmus Højlund sta trascinando l'Atalanta alla ripresa della Serie A. L'esplosione di un animale d'area affamato e assetato di gol.

Lui ci invase di colpo
di giorno
non ci chiese un parere
o il perdono
Ci costrinse, lui, a guardarlo in faccia
non mostrava sembianze di uomo
ma affrontandolo
come in uno specchio
noi trovammo un’immagine nuova
di noi
stupefatta straniata
interdetta
benedetta dalla scoperta
della nostra vulnerabilità.

(G. Grasso, Il Generale Inverno)

A cosa si associa normalmente la stagione invernale? Il grigio del cielo coperto, al più il bianco delle vette e dei tetti ricoperti di neve. Comignoli fumanti, luci accese sin dal primo pomeriggio, sbattere di denti e brodi ristoratori. Un misto tra quiete e frustrazione, come una pentola a pressione che costringe a reprimere l’istinto di mostrarsi al mondo più vicini alla propria essenza. Si deve stare coperti, opprimendo, tenendo a bada per il timore di essere sferzati da un’aria troppo pungente per la nostra epidermide.

C’è chi stravede per la montagna, chi ama sciare, chi è appassionato di ciaspole e di bombardini. Ma anche chi lo difenderà a spada tratta non potrà negare che l’inverno sia un limite. Esiste un corrispettivo dicembrino della cotta estiva? Esiste un omologo innevato delle infinite sere d’agosto sdraiati sulla spiaggia sotto le stelle? No. Eppure la forza è la stessa. Anche l’inverno è giovane, possente, aitante.

Il freddo, forte e bello, custodisce gelosamente le radici e i semi della primavera, cullandoli e preparandoli adeguatamente al germogliare successivo. Ha un’anima ribollente che emerge solo di rado in superficie, ancora acerba per mostrarsi nel pieno del suo vigore. Nutre e si nutre dell’ambizione di spiegare le proprie ali, di uscire dal nido materno. Ha fame.

Affamato. Così lo ha definito l’amministratore delegato dello Sturm Graz, Andreas Schicker, al momento della firma con la squadra austriaca. Così si è definito lui dopo l’inaspettata decisione del Copenaghen di rivoluzionare il reparto offensivo nel gennaio 2022. Rasmus Winther Højlund non è mai ancora rimasto deluso. Né della direzione tecnica della società che lo aveva accolto ai tempi dell’under 15, prelevandolo dall’affiliata Hørsholm, nemmeno dopo il debutto in Nazionale maggiore in Nations League con la Croazia. Dopo le sconfitte, nei sogni in patria come nella pancia dello Stadion Maksimir, Højlund piuttosto è incazzato.

È impensabile affermarlo di un ragazzo di nemmeno 20 anni, ma ha già maturato la capacità di trasformare in propellente l’energia negativa scaturita dai dolori e dagli inciampi della crescita. Nonostante gli interessamenti delle grandi europee, Rasmus ha accettato la corte dello Sturm Graz come tappa intermedia del proprio percorso, percependosi ancora troppo fragile se posto sotto all’opprimente peso delle aspettative dei club più blasonati. Emana una tale sicurezza nelle proprie abilità e nel proprio potenziale che, dopo nemmeno nove mesi, non ha resistito in Austria. Arrivato in Stiria per sostituire Kelvin Yeboah (!), Højlund accetta la proposta dell’Atalanta. Tempo un fisiologico adattamento e gli acciacchi di Zapata e Muriel e il gioco è fatto.

Lo si vede negli occhi, azzurri come il ghiaccio che brucia a contatto con la pelle. Lo si vede nelle spalle leggermente ricurve e nella falcata con cui arde il campo davanti a sé. Lo si vede nell’ancor grezza tecnica di base che, una volta raffinata, lo renderà tanto efficace nel fare reparto da solo quanto adatto nell’associarsi coi compagni. Lo si vede nell’atteggiamento da vero trascinatore assunto nelle rimonte atalantine a Spezia e Bologna.

Rasmus brucia le tappe, pronto a caricarsi sulle spalle una squadra che pare spaesata e privata dei soliti punti di riferimento. Causa mercato, causa deterioramento fisico e chilometraggio in accumulo, l’Atalanta non è più quella banda assatanata che, assaltando fisicamente l’avversario senza lasciargli il minimo respiro, costringeva la Serie A e qualche allenatore in giro per l’Europa che conta a chiamare l’esorcista di fiducia per trovare il bandolo della matassa. Se per battere quell’Atalanta era necessaria una grandissima partita o, nel caso di una tecnica collettiva inferiore, invocare l’aiuto di un qualche intervento di Tyche, per battere questa versione di Gasperini è sufficiente preparare il match con cautela e aspettare che i nerazzurri scoprano spontaneamente il fianco per affondare il colpo. Gli orobici avrebbero bisogno di ravvivare il tizzone ardente affievolitosi negli anni. Potevano non trovarlo in un biondino di 19 anni?

https://www.youtube.com/watch?v=4ZneQwPmhlU

Le fredde statistiche tali sono e tali rimarranno. Fredde. Se si parla di un ragazzo che ha l’inverno nel nome (in danese sarebbe vinter, ma che saranno mai una W e un’H di differenza?), tuttavia, ignorarle sarebbe deleterio. Celerebbe una realtà che, abbagliata dall’esaltazione per un volto nuovo, parla già di qualcosa di vero.

Ecco alcuni dei numeri relativi a Rasmus Højlund rapportati, per 90 minuti, al resto degli attaccanti dei 5 maggiori campionati europei espressi in percentile via Fbref: 12,5 mt di media distanza per tiro (89°), 0 46 passaggi bloccati dall’avversario presenti sulla traiettoria (88°), 0,15 falli subiti che generano un gol (99°), 0,15 dribbling subiti (92°), 6,42 tocchi in area (88°), 8,4 passaggi progressivi ricevuti (95°), 1,99 falli subiti (86°), 0,15 fuorigioco (97°), 3,82 palloni recuperati (96°). Aspetti tanto diversi e complementari dei compiti richiesti a un attaccante moderno che non possono essere taciuti: Rasmus incarna la fierezza, nel senso più orgoglioso e animalesco del termine. Approdato a Bergamo, la stampa tricolore non poteva lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione.

È possibile non identificare un 191 cm dal Nord Europa senza etichettarlo come il nuovo Haaland? Se si rivelasse un crack ci si potrà beare di averlo anticipato, nel peggiore dei casi l’assonanza era troppo invitante per non attirare qualche click e generare inutili aspettative su un teenager appena avvezzo al massimo livello calcistico.

Prima poteva suonare blasfemo, ora non più. Højlund e Haaland non saranno connazionali, ma in comune hanno più di qualche lettera del cognome e l’estetica di un membro di Casa Targaryen. Non si sta per dire che tra due anni e mezzo (tanta è la differenza d’età tra i due) Højlund starà crivellando le reti di Premier o starà rappresentando il pericolo pubblico delle difese di Champions League, ma il paragone va oltre il meme. Ben oltre. A inizio 2020 Haaland aveva già raggiunto la doppia cifra in carriera nella massima competizione europea.

Rasmus ne deve ancora mangiare di bonucciana pastasciutta. Ma le premesse quelle sono. Il timore nei centrali avversari che riesca a trovare metri di profondità anche con la linea schierata al limite dell’area. La magnetica attrazione del pallone quando gravita nelle sue zone. L'immediata capacità di adattamento al duello con Smalling, primo califfo di spessore incontrato in A e inerme di fronte alla modifica dei movimenti del 2003 danese dopo una prima mezz'ora di dominio fisico e psicologico del giallorosso. Il furore che ammanta le giocate in area di rigore, che si tratti di scherzare Kiwior o freddare in uscita Skorupski con un cucchiaio dopo un controllo difettoso. Una bestia. Non ai livelli di Haaland, ma comunque una bestia.

Alleato del fronte russo in occasione della campagna di Napoleone e degli attacchi tedeschi sul fronte orientale delle guerre novecentesche, possibile traditore negli imminenti sviluppi dell’operazione militare speciale in Ucraina, a segnare le sorti belliche della Russia si dice sia stato il Generale Inverno. I fallimenti militari causati dall’impreparazione di fronte alla rasputiza e alle condizioni meteorologiche sono risultati tanto fragorosi quanto annunciati. Avviso alla Serie A e al calcio europeo. È tornato Generale Inverno. È arrivato Rasmus Winther Højlund.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

Ti potrebbe interessare

La lezione che ci ha dato Gian Piero Gasperini

Il primo trofeo della sua carriera è coinciso con una lezione morale.

L'Atalanta può battere il Bayer Leverkusen?

Quanto è tatticamente in bilico la finale di Europa League tra Atalanta e Bayer Leverkusen?

7 cose che ci mancheranno del Sassuolo

La retrocessione del Sassuolo in Serie B è ormai matematica. Quali elementi hanno reso i neroverdi una squadra peculiare e (forse) irripetibile?

Attenti a Saelemaekers

Il giocatore più odiato del Bologna, ma anche quello più vivace.

Dallo stesso autore

Che finale di Coppa Italia aspettarsi?

5 domande (e 10 risposte) sull'Atalanta-Juventus dell'Olimpico, riedizione della finale di Coppa Italia 2021.
,

Il rapporto tra calcio e mafie, intervista a Raffaele Cantone

Con l'ex magistrato antimafia abbiamo parlato del ruolo delle mafie nel calcio.

Essere vice dell'Ungheria, intervista a Cosimo Inguscio

Più orgoglio per la qualificazione a Euro2024 o per la cittadinanza onoraria ungherese?

Che Giro d'Italia 2024 aspettarsi?

Da Torino a Roma: favoriti, protagonisti, tappe, squadre, sorprese.
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu