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, 10 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Inter-Parma (2-1 d.t.s.)


Prendi una rosa tragicamente monocorde e incompleta, aggiungici errori e poca cattiveria, condisci con un Parma coraggioso, completa con un miracolo di Buffon. Ma alla fine l'Inter ce la fa, ai supplementari.


- Non sono mica iperboli. L'Inter vince ai supplementari per 2-1 e si regala i quarti di Coppa Italia, ma questa immane fatica nel battere il Parma - una squadra di medio alta Serie B - nasce direttamente dalla ratio con cui è stata costruita la rosa nerazzurra. Può sembrare paradossale o esagerato, ma tolti i 7/8 titolari di alto livello (un livello tale da permettere a questa squadra di realizzare nell'ultimo anno e mezzo partite di elevatissimo spessore come con Liverpool o Barcellona) la rosa assemblata per Inzaghi è inadeguata, incompleta, piena di profili scarsi e simili tra di loro. Non sono mica iperboli: il livello tecnico di Bellanova è veramente da Serie B, la triste parabola di De Vrij, Correa (ormai veramente l'ombra del giocatore talentoso e discontinuo che fu) e D'Ambrosio è veramente tale da non riuscire a fare la differenza nemmeno contro un Parma tosto, Gagliardini non può veramente far parte di una rosa che ambisce (?) a rimanere al vertice del calcio italiano.

- Nasce tutto dalla società. Non è un segreto: tolte alcune, rare eccezioni, spesso i risultati sportivi sono il riflesso della lucidità e della forza in sede societaria. E in questa sede l'Inter è allo sbando da almeno due anni interi, con le mani di Suning di fatto legate a livello economico: nel calcio di oggi questo è un paletto troppo grande per poter pensare di crescere, e a ciò si aggiungono scelte poco lucide da parte del management sportivo, che in mezzo alle difficoltà hanno aggravato la situazione con scelte e affari discutibili (Correa, sto parlando di te). Inzaghi è uno degli ultimi colpevoli della situazione in cui si è ritrovato, e se lo stallo dovesse proseguire sarà sempre più probabile avvicinare la traiettoria sportiva della squadra a quella societaria;

- Prima di tornare a parlare di Inter, è notevole menzionare anche i meriti del Parma. Il miracolo di Buffon al novantesimo su Dzeko, il gol straordinario di Juric, le tante chiusure difensive impeccabili di Osorio: sono tanti i momenti in cui il Parma si è dimostrato una squadra di livello, con addirittura due ripartenze dove i ragazzi di Pecchia possono mangiarsi le mani. A lungo andare gli ingressi di Dzeko e Dimarco si sono rivelati insostenibili per la retroguardia parmense, ma resta l'ottima prestazione a San Siro;

- Asllani, l'unica luce. Come spesso succede, nelle partite iniziali di Coppa italia le big schierano gli elementi meno utilizzati nei mesi precedenti. Se il bilancio generale è quello già emerso, e cioè che troppi rincalzi dell'Inter non hanno il livello tale per poter permettere alla squadra di essere competitiva in tre competizioni, è altresì vero come Asllani abbia regalato - in mezzo ad alcuni errori di troppo - dei lampi di classe, delle verticalizzazioni - come quella che porta al gol del 2-1 per Dimarco - che sono proprie di un ragazzo che merita di avere più spazio. Può sicuramente essere utile più utile di Gagliardini, in qualsiasi ruolo del centrocampo nerazzurro. Inzaghi deve avere più coraggio;

- Coraggio. Appunto, il coraggio. Se l'Inter ha realizzato una prestazione manchevole di lucidità anche nei suoi titolari (Bastoni e Lautaro su tutti), se è vero che la rosa non è attrezzata per offrire varietà in termini di caratteristiche a Inzaghi, è altresì vero come lo stesso Inzaghi potrebbe dimostrare più spesso coraggio e volontà nel cambiare, incidere. Si può avere più coraggio nel buttare nella mischia un talentuoso giocatore come offensivo classe 2005 come Carboni, piuttosto che concludere la partita con tre centrali, tre terzini e due mediani. Il discorso si rivolge nella stessa gestione di Asllani, e alle altre poche - veramente poche, tornando appunto a come è stata costruito il gruppo nerazzurro - situazioni su cui Inzaghi potrebbe dimostrare maggior intraprendenza.

  • 26 anni a base di fùtbol, racchette e capitali del mondo. Contro gli anglicismi inutili.

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