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, 8 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Salernitana-Torino (1-1)


Il Torino sbatte su un Ochoa in versione Benji Price.


- Dopo una falsa ripartenza, Salernitana e Torino vanno in scena all’Arechi per capire di che pasta sono fatte: i padroni di casa possono contare sui nuovi acquisti Ochoa e Nicolussi Caviglia, mandato subito in campo da Nicola, mentre Juric non ripropone il “falso nueve” e si affida a Sanabria per guidare un attacco che contro l’Hellas ha dato sintomi di sterilità. Queste scelte sono determinanti nel pareggio finale, perché i due neo-arrivati campani sono tra i migliori in campo, e il paraguaiano è croce e delizia nel Torino, segnando un gol ma fallendo anche qualche occasione nitida. Per quanto visto in campo, il risultato sta strettissimo al Torino, mentre per i ragazzi di Nicola si tratta di un punto oltremodo guadagnato;

- Se il primo tempo fosse finito 5-0 per il Toro, non ci sarebbe stato nulla da eccepire: gli ospiti producono occasioni su occasioni, e dopo un quarto d’ora Ochoa era stato autore di tre interventi provvidenziali, graziato anche dalla solita mira imprecisa dell’attacco di Juric. La Salernitana, semplicemente, nella prima frazione non entra in campo, e l’1-0 del redivivo Sanabria è quasi inevitabile, ma è anche punizione troppo leggera per i campani, che difatti nel secondo tempo trovano la via del pari quasi immediatamente. Nel tempo che resta tutte e due ci provano, ma il Torino rinvigorito dalla verve dei soliti Miranchuk e Vlasic sbatte ancora sul para-tutto messicano, e dall’altro lato Pjatek aiuta il reparto ma è troppo precipitoso in zona gol. Finisce 1-1, ma a masticare amaro sono solo i ragazzi di Juric;

- La Salernitana non è certo nel suo momento migliore: all’inizio è troppo brutta per essere vera, ed in generale non produce mai manovre offensive degne di nota. Quello che ha di buono la squadra campana è saper resistere ad oltranza, ai 23 tiri del Torino ma anche agli effetti collaterali di un primo tempo orrendo. Inoltre, la Salernitana sa essere una squadra cinica: come col Milan sfrutta le abilità di Ochoa per tenersi in gara, e gli errori altrui per riaprire la gara. Oggi, il contropiede gentilmente offerto da Vojvoda è concretizzato da un positivo Vilhena, e stavolta la squadra di Nicola porta a casa un punto importantissimo: se in termini di gioco la Salernitana potrebbe preoccuparsi, di certo con questo atteggiamento, questo cinismo e questo portiere ha grosse chance di conquistar la salvezza con anticipo;

- “Non abbiamo un obiettivo, che obiettivo è il decimo posto?”, aveva detto Juric in conferenza stampa, ammettendo di fatto che la stagione del Torino non si capisce bene che piega debba prendere, e che manca qualcosa per puntare all’Europa. E’ facile capire cosa, perché in campo si vede la solita squadra messa bene in campo, dominante sino alla trequarti, che produce tantissimo ma concretizza pochissimo: se a questo si aggiunge una buona dose di sfortuna (due i legni colpiti) ed una distrazione difensiva oramai di default , si capisce come mai questo salto di qualità non arriva. Nelle prime due gare del 2023 i granata potevano fare 6 punti, ma tra la gara con l'Hellas e questa ne hanno fatti solamente due, ed ora campeggiano, come da tempo accade, all’inizio della parte sinistra della graduatoria: avrà ragione il tecnico granata a dire che il decimo posto non è un obiettivo o sta offrendo un pericoloso alibi ai suoi?;

- Lo scontro tra Salernitana e Torino era anche la gara di Davide Nicola, la cui carriera ha nel granata un colore decisamente principale: dopo la parentesi da giocatore ed allenatore col Torino e dopo l’impresa salvezza con la Salernitana dell’anno scorso, è però il tempo di capire che direzione possa prendere la nuova avventura. Se le doti attitudinali, come detto in precedenza, non mancano, ora l’organico potrebbe permettere un salto qualitativo anche dal punto di vista del gioco: Vilhena, Nicolussi Caviglia, Pjatek, Dia, Bohinen, Candreva sono atleti che, a fianco del carattere, hanno una caratura tecnica che può alzare l’asticella delle ambizioni, tenendo inoltre conto della disponibilità del presidente Iervolino. E proprio questa, dopo le tante imprese salvezza con diversi colori, sembra essere la nuova sfida, ed anche la sliding door, della carriera di Nicola.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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