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, 4 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Inter-Napoli (1-0)


L’Inter vince una partita che vale una vita contro un Napoli che gioca conscio del proprio vantaggio in classifica.


- A San Siro Inter e Napoli si giocano la vita anche se sono due vite diametralmente opposte. I partenopei infatti giocano forti di un vantaggio di undici punti per dare il colpo di grazia al campionato e dimostrare di non aver perso il ritmo. I nerazzurri invece devono vincere senza scuse per rimanere attaccati al campionato e al sogno di una rimonta da leggenda. Ne esce una gara tattica, col Napoli che gioca di possesso e palleggio e l'Inter attenta a non concedere niente e a ripartire a mille allora. Alla fine vincono i nerazzurri che mostrano una ritrovata solidità difensiva e una voglia che raramente avevano esibito in Serie A quest'anno;

- La cosa che più fra tutte emerge da questa partita è che la classe conta. La classe di Mkhitaryan che apre il campo come Sneijder col Chelsea. La classe del sinistro di Dimarco che richiama le parabole più ispirate. E la classe del Signor. Dzeko che ripulisce palloni, gioca come un dieci ma segna i goal pesanti che si chiedono al nove. Troppo poco per il Napoli che ha giocato per non perdere, esibendo quei limiti di lettura Spallettiana che i tifosi nerazzurri più attenti ben ricorderanno;

- Nei nerazzurri non stecca nessuno Dzeko, Barella, Mkhitaryan e Acerbi giocano una spanna sopra tutti. Onana fa quello che fanno i grandi portieri, risponde all'unica occasione in cui viene tirato in ballo. Entrano bene anche i cambi con un Gosens che esibisce una gamba interessante;

- Il Napoli si aggrappa ai suoi uomini chiave: Kvaratskhelia, Osimhen e Lobotka. Di questi tre solo l'ultima non stecca cercando di portare fosforo e geometrie a una squadra che purtroppo però affoga nella noia e nel possesso palla. Molto gioco orizzontale ma poche fiammate. Anche Anguissa non sembra lo stessa. Meret compie più di una parata di livello e risulta il migliore dei suoi;

- Alla fine vince la squadra che più ha cercato la vittoria ma c'è da chiedersi se davvero la vittoria contasse più per l'Inter che per il Napoli. L'impressione - al di là delle idiozie di Saviano - è che se il Napoli davvero vuole vincere questo Scudetto debba imparare a concepirsi come una grande squadra, vincendo quando non c'è possibilità d'appello. Ma questo step lo dovrà fare assieme al proprio allenatore.

  • Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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