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, 4 Gennaio 2023

Considerazioni sparse post Cremonese-Juventus (0-1)


Il lampo di Milik salva la Juve da una serata scomodissima.


- Ve lo ricordate il campionato prima della pausa per il Mondiale? La Juventus era in striscia vincente da 6 partite consecutive schierando praticamente sempre la stessa formazione, gli infortuni avevano ridotto ai minimi termini la rosa di Allegri, che nell'emergenza aveva trovato grandi risorse nell'innesto di alcuni "canterani" come Fagioli e Miretti. In crescita, i bianconeri guardavano a gennaio come ad un orizzonte idilliaco, in cui sarebbero rientrati tutti (o quasi) i grandi assenti per iniziare quello che sarebbe dovuto essere un nuovo campionato. Dopo quasi due mesi, invece, la Juventus si ritrova più o meno con gli stessi assenti, ai quali si aggiungono anche un paio di new entry, e l'undici con cui si presenta a Cremona è praticamente un'opera di surrealismo;

- A metterci un pochino le mani dentro, la formazione iniziale ha tutte le sembianze di uno degli spartiti più classici di casa Allegri che, soprattutto in certe situazioni, non ama sparare subito tutte le cartucce, ma giocarsele un po' alla volta durante la gara. Acciughina mette in campo una squadra che ha il compito principale di mantenere l'equilibrio fino alla ripresa, per poi rompere lo stesso equilibrio con la qualità degli innesti nel finale. Il risultato è un primo tempo bloccatissimo, brutto da vedere e probabilmente anche da giocare, con una Cremonese spavalda che aggredisce una Juve con la sola intenzione di tenere i ritmi bassi, e che dà l'impressione di non essere nemmeno troppo in grado di alzarli. Gli unici squilli sono dei tiri da fuori, da vedere c'è ben poco;

- Nella ripresa c'è il prevedibile, ma anche l'imprevedibile: dalla panchina bianconera si alzano nomi che accrescono notevolmente il livello della formazione (su tutti un recuperato Federico Chiesa, i cui lampi sono la notizia migliore in casa Juve), ma mescolando le carte in tavola inizia una partita tutta nuova e un po' schizofrenica, che sicuramente riesce ad intrattenere i fiduciosi sopravvissuti al primo tempo. La Juve finalmente riesce ad arrivare in porta, esaltando più volte un ottimo Carnesecchi, ma concede anche qualcosa in più del solito alla squadra di Alvini che, di impeto ma anche di testa, arriva a colpire due pali sullo 0-0, sicuramente due sliding doors decisive in questo incontro;

- Essere Arek Milik oggi è un lavoro psicologicamente e fisicamente usurante, e ci vuole esattamente uno con la sua qualità per portare in fondo in questo modo una partita del genere. La scelta di Allegri di affiancargli Miretti finisce per abbandonarlo a se stesso, in pasto alle gentilezze del terzetto difensivo grigiorosso, che di sicuro non ha nella delicatezza il suo marchio di fabbrica: il polacco passa lunghi ed estenuanti tratti di partita a prender calci senza veder passare un pallone, e non ha particolari responsabilità personali in questo. Poi, nel momento più importante, riesce a rendersi utile e, se non può segnare sull'assist di un compagno, decide di mettersi in proprio e di risolverla con un piazzato. Decisivo, anche più di ogni aspettativa;

- Non è facile ritrovarsi oggi nei panni di un tifoso della Cremonese, che subisce una sconfitta che rischia seriamente di entrare nella testa dei giocatori di Alvini e pesare più di quello che dovrebbe. I grigiorossi non hanno ancora vinto una partita in questo campionato di Serie A e, al rientro dalla pausa, mettono più paura del previsto ad una delle big del campionato. Se il vantaggio si ferma per due volte al palo, finire per non portare a casa nemmeno un punto da questa partita potrebbe dare una mazzata psicologica difficilmente ammortizzabile. In casa Juve, con una vittoria di quelle da veri intenditori di ippica, si conta il settimo clean sheet consecutivo, un dato che a Torino sicuramente ha sempre un significato importante.

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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