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, 28 Dicembre 2022

Le migliori (e le peggiori) maglie Puma dell'Italia


La nostra classifica, prima del cambio di sponsor tecnico.


Dopo vent’anni di collaborazione con Puma, dal 2023 la Nazionale italiana di calcio cambierà fornitore tecnico e vestirà Adidas. Si tratta di un ritorno alle origini, dal momento che Adidas è stato il primo sponsor tecnico della Nazionale, negli anni tra il 1974 e il 1978. Prima di allora le maglie non erano firmate da alcun marchio specifico, dopo di allora l’Italia ha cambiato diversi marchi con una frequenza piuttosto fitta, in media ogni sei anni. La lunga collaborazione con Puma è stata quindi la più longeva per l’Italia e, in virtù della vittoria del Mondiale 2006 e dell’Europeo 2021, anche la più vincente.

In questi vent’anni Puma è diventata la pelle della Nazionale dell’Italia. Puma ha messo il marchio su alcuni dei momenti più emozionanti del nostro calcio e introdotto la Nazionale italiana nell’epoca moderna dell’abbigliamento sportivo. Un’epoca in cui le maglie da gioco non sono solo indumenti tecnici o feticci di tifo, ma capi che inseguono una propria coolness, che ambiscono a esistere al di fuori dello stadio. A ritagliarsi, cioè, una propria rispettabilità nel campo dell’abbigliamento casual. In questo articolo abbiamo raccolto le cinque migliori e le cinque peggiori divise dell’Italia disegnate da Puma. Non c’è distinzione tra prime e seconde maglie, abbiamo scelto tra tutte le casacche indossate dall’Italia tra gennaio 2003 e dicembre 2022.

Le migliori

La prima Puma, azzurra, 2003

Design: 9
Quanto ha portato fortuna:
6
Giocatore a cui la associ:
Bernardo Corradi
Come abbinarla:
salopette color tabacco, indossata con le spalline cadenti

Prima maglia confezionata da Puma per l’Italia, ha debuttato il 12 febbraio 2003 in Italia-Portogallo 1-0. Stadio Ferraris di Genova, in panchina c’è Trapattoni, in campo esordiscono Fabrizio Miccoli con la 10 e Bernardo Corradi. E proprio Corradi segna il gol vittoria: un tap-in dopo un’azione costruita da Birindelli e Miccoli. È una maglia di transizione, mai usata in un grande torneo e che verrà cambiata prima di Euro 2004. Ma ha un’eleganza notevole: lo scudetto tricolore è vintage, le tre stelle dirottate sulla manica forse una blasfemia ma esteticamente gradevoli, i bordini bianchi raffinatissimi.

Il tono complessivamente retrò è accentuato dal taglio sul colletto: un dettaglio che rievoca i pullover con la zip laterale sulla spalla che erano tornati di moda ai primi del 2000. Unica pecca il font, troppo grande nei nomi sulla schiena, e anche il colore oro-bianco dei caratteri è un po’ stucchevole.

Bianca, 2005-06

Design: 7
Quanto ha portato fortuna: 9
Giocatore a cui la associ: Luca Toni
Come abbinarla: pantalone in velluto blu a coste

Una maglia che c’era al Mondiale di Germania 2006, ma che non è mai stata utilizzata dal momento che l’Italia ha vestito sempre la prima uniforme, quella degli aloni sotto le ascelle e oggettivamente bruttina. Chissà, sarebbe bastato un sorteggio diverso nei calendari e Fabio Grosso avrebbe calciato l’ultimo rigore contro la Francia con addosso questa maglia bianca, dalla vestibilità ampia e il profondo scollo a V di un pullover natalizio.

Una maglia che è arrivata a tanto così da entrare per sempre nel nostro immaginario, e invece si è fermata in un punto laterale della nostra memoria, ricordata quasi solo per quella vittoria in amichevole ad Amsterdam contro l’Olanda a novembre 2005 che ha rappresentato, col senno di poi, l’inizio della cavalcata verso la vittoria di Berlino. Una maglia che da sola evoca l’onnipotenza fisica di Luca Toni in quel periodo, scatenata tutta nel gol del 3-1 all’Olanda.

Quella della Confederations Cup, azzurra, 2009

Design: 8
Quanto ha portato fortuna: 0
Giocatore a cui la associ: Giuseppe Rossi
Come abbinarla: basco alla francese marrone

Cose che puoi sentire guardando questa maglia: le vuvuzelas ronzare come uno sciame di vespe, la voce di Salvatore Bagni arrancare in telecronaca RAI. La partecipazione dell’Italia alla Confederations Cup 2009 è diventata di fatto un meme, ed è un peccato visto la bella divisa che Puma aveva creato per l’occasione: maglia in stile anni ’30 di un azzurro chiarissimo, con logo federale enorme e lo scollo a V, abbinata a un pantaloncino marrone altrettanto originale. In questa maglia, Puma inserisce per la prima volta un motivo in sottofondo tono su tono (in questo caso delle strisce diagonali con la scritta ITALIA e le quattro stelle) che dalle maglie successive, con estensioni e trame diverse, diventerà una costante.

È anche la maglia con cui Giuseppe Rossi ha raggiunto lo zenit della sua carriera in Nazionale, con la doppietta al debutto in Confederations contro gli USA. E insomma anche questo contribuisce in modo decisivo all’aura malinconica di questa maglia.

Euro 2012, azzurra, 2012

Design: 8
Quanto ha portato fortuna: 8
Giocatore a cui la associ: Mario Balotelli
Come abbinarla: bermuda, mocassino da barca e maglioncino sulle spalle

Un punto di blu davvero elegante, il colletto che spunta come una camicia bianca sotto un pullover a girocollo: quella del 2012 è una maglia “da bravi ragazzi” che calza a pennello su una Nazionale che sembra fatta da tanti scolaretti, giocatori piccoli e ipertecnici e portati al tocco. Una Nazionale che infatti gioca col rombo per accumulare quanto più talento con la palla possibile: De Rossi, Pirlo, Marchisio, Thiago Motta, Montolivo, Diamanti, Cassano, Di Natale.

È vero che l’immagine più iconica di quell’Europeo è Balotelli senza la maglia – se la strappa di dosso in un nanosecondo dopo aver rotto la porta della Germania in semifinale – ma questo modello resta comunque uno dei più originali disegnati da Puma per l’Italia. Forse l’elemento più distintivo è proprio il colletto, con il tricolore che corre tutto intorno come nei colletti delle maglie degli anni ’80 e primi ’90.

Rinascimento, azzurra, 2021

Design: 10
Quanto ha portato fortuna: 7
Giocatore a cui la associ: Federico Chiesa
Come abbinarla: sacca da golf Callaway

Maglia su cui proiettiamo i ricordi più recenti legati alla Nazionale, quelli dolci e quelli amari, e acclamata fin dal primo momento come una delle più belle di sempre. I motivi floreali in sottofondo che richiamano gli arazzi rinascimentali, il colletto e i bordini blu scuro davvero raffinati, lo scudetto FIGC forse più bello mai disegnato. È una divisa molto elegante, specie quando è associata ai pantaloncini blu scuro come i dettagli della maglia. Sulla carta è ispirata alla cultura rinascimentale italiana, e davvero abbiamo avuto la sensazione che la nostra Nazionale avesse abbracciato per una volta la razionalità, nel cammino verso l’Europeo: nell’adozione dei principi del gioco di posizione, nell’ascesa di Jorginho e Verratti a leader tecnici della squadra.

Vabbè, poi c’è il piccolo problema che è la stessa maglia della mancata qualificazione all’ultimo Mondiale, la maglia indossata contro Svizzera e Macedonia del Nord. È un handicap considerevole, lo capisco, ma se vi prende la malinconia potete sempre riguardarvi in loop Bonucci che indossando questa maglia vi invita a mangiarvi la pastasciutta.

Le peggiori

Azzurra, 2010

Design: 5
Quanto ha portato fortuna: 0
Giocatore a cui la associ: Vincenzo Iaquinta
Come abbinarla: poncho di Clint Eastwood

Al di là della pessima performance al Mondiale in Sudafrica, al di là di un Cannavaro alla fine e Marchisio esterno di centrocampo, quella del 2010 è una maglia davvero dimenticabile. A cominciare dal font usato per i numeri e le lettere (in quel periodo la fissa di Puma per i nomi in stampatello minuscolo era ufficialmente sfuggita di mano) e le linee ondulate di decorazione: tutto troppo naif, tutto troppo simile a una maglia disegnata sciattamente con l’editor di Pes.

Il colletto a stella doveva omaggiare l’ultimo mondiale vinto, ma toglie ogni eleganza alla maglia; il disegno dell’armatura in sottofondo doveva evocare lo spirito guerriero, e invece somiglia al dorso di una tartaruga. Tutto da dimenticare.

Azzurra, 2014

Design: 2
Quanto ha portato fortuna: 0
Giocatore a cui la associ: Luis Suarez / Diego Godin
Come abbinarla: a un fisico scolpito, altrimenti meglio lasciar perdere

Una maglia tutta slanciata in verticale, fin troppo: vestibilità lunga e attillatissima, le linee verticali bianche ai lati dell’addome, la patta del colletto che arriva quasi alla bocca dello stomaco. Sul davanti è anche interessante l’idea di spostare il numero su un lato, ma anche lì poi si viene a creare un pastrocchio confuso con il logo Puma. Il colletto sottile con i bottoni è forse il peggior colletto di sempre, il tricolore sulle maniche è da maglia da ciclista. Questa maglia è completamente inindossabile se avete anche solo un filo di pancia, o un lieve accenno di scoliosi. Insomma, l’opposto di una maglia pensata per il tempo libero.

Bianca, 2014

Design: 3
Giocatore a cui la associ: Ciro Immobile
Quanto ha portato fortuna: 0
Come abbinarla: un braccio muscoloso e pieno di tatuaggi

Se la prima maglia al Mondiale 2014 non era all’altezza, non è che la seconda bianca andasse molto meglio. Esiste una correlazione tra bellezza delle divise e competitività di una squadra? A questo punto forse sì, considerando quanto male è andata la spedizione a Brasile 2014.

Ad ogni modo, a differenza della maglia azzurra quella bianca è entrata nel culto se non altro per essere stata indossata in Italia-Fluminense 5-3, amichevole di preparazione al Mondiale non riconosciuta dalla FIFA – per questo la tripletta segnata da Ciro Immobile in quella partita resterà per sempre fuori dalle statistiche, avvolta nella leggenda come le gesta dei calciatori del passato, i pionieri del primo ’900.

Bianca, 2016

Design: 5
Quanto ha portato fortuna: 7
Giocatore a cui la associ: Emanuele Giaccherini
Come abbinarla: esattamente questi capelli di Pellè

La maglia di Italia-Belgio 2-0 all’esordio di Euro 2016, e per questo un po’ gli vogliamo bene. Ma insomma, questa maglia ci porta ad affrontare l’elefante nella stanza di ogni discorso sulle maglie della Nazionale: ogni tipo di fascia tricolore, qualsiasi forma abbia, qualsiasi posizione occupi, è sempre peggiorativa della maglia. Per il resto questa maglia sarebbe anche ok: bella la disposizione puma-scudetto-numero sul petto, bella la fascia azzurra sulle spalle (con cui il colletto non matcha troppo bene, però).

Bianca, 2021

Design: 4
Quanto ha portato fortuna: 10
Giocatore a cui la associ: Ciro Immobile
Come abbinarla: jeans e un biglietto per il weekend di F1 a Monza

E pensare che l’Italia ce l’aveva già una maglia bianca perfetta per l’Europeo 2021: quella della serie “Rinascimento”, con le grottesche rinascimentali in sottofondo e un design che avvicina la perfezione. Era uscita nel 2019 e probabilmente senza la pandemia l’avremmo vista a Euro 2020. Poi l’Europeo è slittato di un anno e prima dell’inizio del torneo Puma ha disegnato queste nuove divise che hanno il difetto di sembrare da allenamento.

Divise anonime, tutte uguali per tutte le squadre firmate Puma, senza elementi di riconoscimento (se non fosse per un troppo didascalico “ITALIA” scritto sul petto). Una maglia che entra nella storia solo per aver vestito l’Italia nella vittoria per 3-0 contro la Turchia, il primo mattoncino della vittoria a Euro 2021.

Menzioni speciali

La leggendaria maglia nera – Islanda-Italia, 2004

Il numero 8 è Sergio Volpi.

Quella a cui vogliamo molto bene, ma non si poteva vedere – 2006

Una maglia che puoi abbinare ai pantaloni del costume di Spiderman – 2016

Quella che ha generato più polemiche pur essendo una terza maglia – 2019

Quella che forse è meglio non essere andati al Mondiale con questa maglia – 2022


  • Salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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