Messi e Mbappé si stringono la mano prima dell'inizio della finale mondiale.
, 22 Dicembre 2022

La partita di Leo e Kylian


Una narrazione di eroi e antieroi.

Sono decine e decine i motivi attorno a cui si sta ragionando, per capire se quella vissuta domenica è stata la partita di calcio più indimenticabile di sempre. Come spesso succede, tutte le imprese epiche hanno bisogno del dovuto tempo per sedimentarsi ed essere analizzate nella sua totalità, ma a pochi giorni di distanza non sembra assolutamente una sentenza errata. Intanto, è pur sempre una finale di un mondiale.

A tutto questo si aggiunge la classica retorica che accompagna l'Argentina: un Paese dove il calcio non è solo calcio, dove tutto è poesia oppure tutto è dramma. Non sembrano esserci soluzioni di compromesso, e questo sentimento è stato anche quello che ha accompagnato alla finale il più grande giocatore del calcio contemporaneo, Leo Messi: all'ultima occasione di vincere l'unico trofeo che gli mancava (il più importante), dopo anni di cocenti delusioni con la maglia della Nazionale.

Dall'altro la Francia, il simbolo della capacità di sviluppare talento nel calcio dell'ultimo decennio. E se ancora non bastasse tutto questo, ci ha aiutato lo svolgimento della partita: 78' dominati dell'Argentina e poi un ulteriore tempo di gioco - tra minuti regolamentari e supplementari - dove non abbiamo fatto in tempo a respirare. Ma no, probabilmente non sarebbe bastato tutto questo per sedimentare l'importanza della partita: non c'era bisogno soltanto della presenza di Messi in campo, ma anche di chi co-abita da un paio di anni l'onore di essere il miglior giocatore del mondo. L'importanza senza tempo di Francia-Argentina aveva bisogno di entrambi: Leo e Kylian, entrambi nella stessa squadra e per una sera nei ruoli di eroe e anti-eroe. Senza uno dei due, staremmo parlando d'altro.

Kylian, l'anti-eroe

Quando quattro anni fa Mbappè aveva demolito l'Argentina con una doppietta, negli ottavi di finale di Russia 2018, i sostantivi che si erano maggiormente alternati per narrare quella prestazione erano due: "Formula 1" e "Ronaldo". La velocità di una Formula 1, la tecnica abbinata alla velocità di Ronaldo. Ai tempi Kylian aveva solo diciannove anni e ancora non era il miglior giocatore del mondo, ma già si sprecavano i paragoni con i più grandi di sempre, così come la curiosità nel capire che piega avrebbe preso la sua carriera.

Quattro anni dopo, Mbappè è proprio insieme a Messi il miglior giocatore del mondo. Ma soprattutto, il migliore del calcio del futuro che già è arrivato: Francia-Argentina era una sfida anche tra una squadra (quella sudamericana) dove la tecnica intrinseca è stato il motivo di interesse primario in tutta la formazione calcistica dei senatori dell'Argentina, con in testa Messi e Di Maria, e una Nazionale (quella francese) dove velocità e fisicità abbinate alla tecnica - le caratteristiche che stanno regolando il calcio da qualche anno a questa parte - fanno da padrone. E Mbappè è il capostipite di questa nuova fase del gioco più amato del mondo.

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Leo e Kylian sono pure compagni di squadra nel PSG, e chissà come ha gongolato l'intero Qatar, con Al Khelaifi in testa, nel godersi la finale. Entrambi così simili e fenomenali, ma anche così evidentemente agli antipodi nel modo di fare calcio. Sembrano appartenere a due ere calcistiche differenti, ed è questo il motivo che ha acceso ancora di più i riflettori su questa partita, che già di per sé sarebbe stata vissuta in ogni angolo del globo - a dimostrazione di tutto questo, i record social che hanno accompagnato il trionfo argentino -.

Entrambi reduci da un Mondiale straordinario, la finale è stata agli antipodi anche per il modo con cui entrambi hanno alternativamente indirizzato la partita. 4 gol per Mbappé con tre rigori e un gol su azione, 3 per Messi, con due rigori e un gol su azione. Messi distribuendoli in maniera più uniforme nel corso della partita, con una prestazione scintillante, consapevole dell'occasione di diventare l'eroe di un popolo e definitivamente eterno (più di quanto non lo fosse già) nella storia del gioco; Mbappè invece con una forza dirompente e travolgente scatenatasi dal 78' in poi, cercando di vestire i panni dell'anti-eroe e di mettersi contro un futuro in cui di fatto speravano miliardi di persone in tutto il mondo.

Occasioni e sliding door

L'irrinunciabilità di Messi e Mbappè nel racconto di una partita che rimarrà negli annali riguarda non solo il modo in cui i due hanno interpretato il match, ma anche - e soprattutto - il momento in cui è arrivata la finale di Qatar 2022 nelle loro carriere.

Sulla Pulga si è già parlato abbastanza: il paragone con Maradona pesava in maniera enorme, e se la mistica "sociale" che ha accompagnato la carriera di Diego sarà irrinunciabile, con la vittoria del Mondiale all'ultima occasione della carriera sembra scomparire anche uno degli ultimi pretesti che vogliono raccontare di un Maradona calciatore superiore al Messi calciatore. Ma soprattutto pesava l'ultimo trofeo mancante ad arricchire una collezione sterminata di trofei, titoli personali, istantanee, magie. Un trofeo arrivato nella maniera più rocambolesca possibile, e che consegna l'impresa eroica di Messi nelle mani della storia.

Messi con la coppa del mondo mentre beve il mate nel letto.
Mate y Copa del Mundo: un discreto risveglio per Messi.

Dall'altra parte, colui che a 23 anni aveva l'occasione di vincere il secondo Mondiale in carriera e - di conseguenza - il primo Pallone d'Oro. Una sliding door della cui dimensione forse non si sta parlando abbastanza. Il massimo interprete del calcio del presente e del futuro si è trovato di fronte a un bivio: un Mbappè 24enne con due Mondiali in tasca e un probabile Pallone d'Oro, oppure un Mbappè 24enne ancora senza Champions League e Pallone d'Oro. Il tempo gioca chiaramente dalla sua parte, ma dal momento che la storia non aspetta, i prossimi tre anni saranno decisivi per definire la vera dimensione del francese rispetto ai più grandi di sempre, nella storia del gioco. E in questo senso i paragoni più naturali si rivolgono verso il Ronaldo brasiliano e quello portoghese.

La partita di Messi e Mbappè si è costruita, dunque, attorno a questa portata storica. L'eroe che ha trovato la sublimazione finale, che forse non necessitava ma che allo stesso serviva per cementare ancora di più la sua figura nella storia del gioco e nel cuore del popolo argentino.

L'anti-eroe che nello spazio di tre minuti ha dimostrato, con un rigore e una finalizzazione da far vedere nelle scuole calcio, la sua voglia di scontrarsi da solo - vista la scialba prestazione dei compagni di squadra - con il destino per una notte, e di iscriversi già a 24 anni al tavolo dei più grandi. E chissà che la più bruciante sconfitta in carriera non serva anche all'immagine pubblica di Mbappè: l'affezione e l'ammirazione verso i calciatori più forti di sempre non si è costruita soltanto attorno a gol, trofei e giocate fenomenali, ma anche tramite la loro umanizzazione nei momenti più dolorosi (gli infortuni di Ronaldo Il Fenomeno, le vicissitudini extra-campo di Diego, le tre finali perse di Messi con l'Argentina).

Ben venga dunque anche una caduta dal trono di Mbappè, in attesa del prossimo decennio di successi e dominio del calcio mondiale. E ancora di più, che meraviglia il modo con cui Messi ha chiuso il suo ultimo Mondiale, alzando finalmente la Coppa disegnata dallo scultore italiano Silvio Gazzaniga, nel 1974.

Senza Leo e Kylian, eroi e anti-eroi, quella che verrà ricordata come la notte più importante nella storia del calcio non avrebbe assunto la dimensione che si sta già iniziando a sedimentare.


  • 26 anni a base di fùtbol, racchette e capitali del mondo. Contro gli anglicismi inutili.

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