
Considerazioni sparse post Croazia-Marocco (2-1)
Il gioiello di Orsic fa brillare l'ultimo diamante di Modric al Mondiale: il Marocco è materiale grezzo, ma di primissima qualità.
- Il 2022 è quell'anno in cui l'Italia del pallone si trova a fare le pulci alle dichiarazioni del ct del Marocco che definisce "vera seccatura" una partita a tutti gli effetti inutile: chi l'avrebbe mai detto? Regragui fa esordire dal primo minuto Sabiri ed El Khannouss: la strategia è la stessa di tutte le altre partite del Mondiale, l'intensità è legittimamente inferiore rispetto alle uscite precedenti. Viene meno parte della ferocia in riaggressione, non fanno invece difetto le minime distanze tra le linee e la qualità nell'uscita del pallone. Se i Leoni dell'Atlante non avessero il pentagramma verde sul petto li si potrebbe scambiare per una squadra sudamericana, con tanto di escandescenze a rendere piccante un finale che rischiava di essere sotto tono: troppo bizzosa e incostante per alzare al cielo tutti i trofei che meriterebbe, troppo conturbante e seducente per non catturare l'occhio anche dei più superficiali;
- Per l'ultimo ballo al Mondiale di Modric, Dalic si affida per la prima volta in Qatar alla difesa a 3, inserendo Stanisic e Orsic sulla destra e Majer a sostituire l'acciaccato Brozovic. Le rotazioni sulla fascia destra e la qualità iperintensa sulla sinistra sono la più riuscita delle intuizioni di Dalic: la mancanza di un centravanti di peso carismatico (Kramaric è uomo da 91 gol in Bundesliga ma non è certo un leader trascinante), a questi livelli, è tuttavia troppo lampante per risultare un fattore secondario. Unica nota stonata dalla vittoria croata è il pianto dell'attaccante dell'Hoffenheim al momento del cambio: più sfortunati di lui c'è giusto il pacchetto dei centrali difensivi del Marocco. L'attaccante più pericoloso della Croazia del secondo tempo è, manco a dirlo, Josko Gvardiol, uomo ovunque e per ogni evenienza;
- Ci abbiamo messo poco a prendere una cotta per Onuahi, ci abbiamo messo ancora meno per innamorarci di Bilal El Khannouss: il 2004 del Genk rapisce per la personalità e la sicurezza tecnica. Alla prima presenza in Nazionale mostra lampi di selvatica gioventù, tanto sfrontata quanto effimera: la palla persa sull'1-2 gli farà passare alcune notti insonni, ma la carriera ringrazierà. Ci stupiamo ancora dell'elettricità che trasmette Sofiane Boufal o il crepuscolarismo di Hakim Ziyech? Sì, e non smetteremo certo oggi: il Viagra africano, afrodisiaco ed eccitante. Purtroppo le polveri di En-Nesyri sono ancora bagnate, confermando che il decollo col Portogallo è stata un'eccezione più che una regola: il DeAndre Jordan del calcio europeo;
- La finale 3°/4° posto non è forse paragonabile all'Europa League? Allora Mislav Orsic, giocatore del giovedì sera se mai ne esistesse uno, non può che salire in cattedra: appena sotto al gol di Richarlison e a quello di Neymar c'è il suo destro a giro che Bounou può soltanto sfiorare. Accentrandosi per rientrare sul piede forte, l'esterno della Dinamo Zagabria crea non pochi grattacapi alla difesa marocchina, confermandosi il più pericoloso dei Vatreni. Di Stanisic non ha senso meravigliarsi: non si fa parte delle rotazioni del Bayern per nulla. Chi da Monaco è passato e ha giovato per il prosieguo della sua carriera dall'esperienza in Baviera è Ivan Perisic: giocatore totale, rendimento costantemente vertiginoso, un fuoriclasse nel suo ruolo (quale?);
- I primi 9' insegnano quanto paradossale e rapsodico sa essere il calcio. Notate il vortice dei cognomi: Majer batte la punizione, Dari abbassa la linea marocchina di un paio di metri tenendo in gioco Perisic, la cui geniale sponda di testa trova la maschera volante di Gvardiol (quanto coraggio ci vuole a colpire la palla con la fronte quando hai il volto coperto?) che bacia il palo in tuffo; Gvardiol causa la punizione sulla trequarti croata, Majer alza un campanile in mezzo all'area, Perisic copre in attesa di un'uscita che non arriverà mai e Dari gonfia la rete. Il resto della partita, al di là di occasioni da una parte e dall'altra, tra una frecciatina e un'iperbole di Lele Adani, è forse la prima di tutto il Mondiale nella quale entrambe le squadre sono finalmente libere da pressioni: che bello veder giocare tanti giocatori talentuosi liberati dalla gabbia psicologica dello stress. "Quanta bellezza nell'esprimere calcio": è festa sia per i vincitori che per i vinti.
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