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Luka Modric applaude dopo l'eliminazione della Croazia.
, 14 Dicembre 2022

Luka Modrić è andato oltre lo scorrere del tempo


E il suo mondiale ce lo ha ricordato nuovamente.

Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


All’Education City Stadium di Doha si respira un’aria dal retrogusto amaro. Marquinhos dal dischetto ha da poco stampato il pallone sul palo, condannando il Brasile all'eliminazione. Dopo il triplice fischio in una partita di Coppa del Mondo c’è sempre un clima ossimorico. Da una parte del campo i calciatori che saltano in blocco, li vediamo urlare e cantare in preda all'estasi; dall’altra invece, macchie informi sparse per il campo, sdraiate o raccolte in se stesse, in preda a lacrime disperate.

Sono due facce dello stessso drammatico volto chiamato sport, contemporaneamente sinonimo di gioia e dolore, splendore e decadenza.

Dopo un po’ la situazione tende a riequilibrarsi; i vincitori consolano diplomaticamente gli sconfitti, lasciando spazio a un briciolo di empatia. Non solo: succede a volte che alcuni gesti diventino iconici. L’abbraccio tra Neymar e il figlio di Ivan Perisic è probabilmente l’immagine del mondiale fino a questo momento.
Nel frattempo, al centro del campo, c’è un brasiliano appoggiato alla spalla di un croato, come se cercasse il conforto per il suo fallimento in un avversario.

Quello con la maglia biancorossa gli parla all’orecchio e lo stringe forte. Vuole ricreare una dimensione intima, nonostante il pubblico, i riflettori, le telecamere e tutto il mondo che guarda.

Andiamo, eh? Forte, eh? Non succede niente. Tu sei molto più forte di tutto questo. Tutti commettono errori, diventerai più forte. Ti voglio bene. Ti voglio bene. Coraggio!

Se non conoscessimo l’identità dei protagonisti della conversazione, potrebbe tranquillamente essere il discorso di un padre rivolto al proprio figlio. Il ragazzo in lacrime è Rodrygo; quello che lo consola invece non è più un ragazzo da circa un decennio.

È Luka Modric. La sua carta d’identità dice 37 anni e, se la confrontiamo con quella di Rodrygo, capiremo che i due, di anni, se ne tolgono sedici.

Modric é un po’ come quei signori che sembrano molto più giovani di quanto siano in realtà. Per lui però non è una questione fisica, il suo volto infatti non suggerisce un’età inferiore a quella che ha effettivamente. Sembra più giovane per il modo in cui sta in campo, rimasto invariato con il passare delle stagioni.

Se fate un giro su YouTube e guardate le compilation delle migliori giocate di Modric, uno dei commenti più diffusi sotto i video è una cosa del tipo “credevo avesse 32-33 anni, mi sento vecchio”.
La grande quantità di questo genere di commenti ci dà un ulteriore conferma dell’assoluto valore del centrocampista croato, che a un certo punto della sua carriera ha smesso di invecchiare, sconvolgendo ogni regola del naturale ciclo della vita.

Nel libro Al di là del principio del piacere, Sigmund Freud parla di istinto di autoconservazione; nel modo più semplice possibile, esso è un impulso che porta alla conservazione di se stessi e della propria esistenza, ed è anche definito pulsione di vita. Ecco, Modric si autoconserva, e lo fa istintivamente continuando a giocare e a divertirsi, senza pensare ad altro.

Non rinuncia però al ruolo di leader, nel Real Madrid e, in maniera ancor più marcata, nella Croazia. I compagni, prima ancora di guardare verso la porta avversaria, danno sempre uno sguardo al piccolino in maglia dieci, come per avere la sua approvazione.

Lo stesso accadeva nel Mondiale di Russia 2018, quando Modric a 34 anni guidò la sua Nazionale fino alla finale, perdendo poi contro una Francia semplicemente troppo forte.

Quell’anno vinse il Pallone d’Oro, interrompendo per un attimo il duopolio di Messi e Cristiano Ronaldo.

Quello che colpisce di Modric è la fluidità nei movimenti. Quando, per esempio, porta palla un giocatore come Messi, per comprendere fino in fondo una sua giocata servono due o tre replay; l'argentino è talmente veloce che i suoi gesti sfuggono all'occhio umano. Il centrocampista del Real Madrid invece, è esattamente l'opposto. Ogni sua azione si distingue nitidamente dall'altra, ed è come se tutto andasse a rilento. Tutto tranne la sua testa, che invece pensa ad un ritmo nettamente superiore al normale. Modric ha quindi tutto il tempo per pensare, valutare la migliore in un'interminabile lista di opzioni, e poi metterla in pratica, sfruttando la straordinaria qualità tecnica che gli è stata donata da Madre Natura.

Ed è proprio l'incontro fra testa e piedi, teoria e pratica, a generare la perfezione. Questa, nel suo caso, si rappresenta con un'immagine precisa. L'assist, proprio per Rodrygo, nel match di Champions League contro il Chelsea è un assoluto capolavoro, e racchiude l'intera essenza di Luka Modric. Lui lo ha definito come il più importante della sua carriera, senza soffermarsi troppo sulla bellezza; d'altronde, i campioni difficilmente si autocompiacciono.

Tutto questo basterebbe anche. Eppure, non gioca da fermo, come spesso si dice dei giocatori che hanno superato una certa soglia d'età. Le gambe di Modric continuano a muoversi come un tempo, alla stessa velocità e, soprattutto, con lo stesso vigore per tutti i 90'. E a questo punto la domanda sorge spontanea: come fa? Com'è possibile che a quest'età riesca a mantenere un ritmo così elevato con questa costanza di rendimento?

Tralasciando la risposta più scontata, ovvero che semplicemente non sia umano, proviamo a dare una spiegazione più razionale. Il segreto è la gestione dello spazio, unita ad una conoscenza del gioco fino ai minimi particolari. Questa combinazione gli permette di muoversi in anticipo e di farsi trovare sempre nella posizione giusta per ricevere o intercettare un passaggio, perché sa già dove andrà a finire il pallone. La sua ubiquità non è nient'altro che la conseguenza; essa rappresenta la base sulla quale tutto poi si erge. L'abilità nel passaggio chiave, nella conclusione in porta, nel dribbling e nella gestione della sfera vengono solo in un secondo momento.

La partita contro il Brasile è l'esatta rappresentazione di quanto abbiamo detto poco fa e di quanto Modric sia centrale per la sua Nazionale. È infatti il giocatore croato che ha percorso più metri (1455) con il pallone fra i piedi. Analizzando la sua heat map vediamo un calciatore che è completamente padrone del centrocampo. Un calciatore che svaria solo se necessario, senza correre a vuoto e senza sprecare fiato ed energia inutilmente. E quando poi hai una spalla come Brozovic, è tutto più semplice.

Heat Map di Modric contro il Brasile

Xavi, Iniesta, Pirlo. Sono i primi nomi che vengono in mente quando pensiamo alle parole "leggenda" e "centrocampo" nell'ultimo decennio abbondante. Tutti loro, all'età di 34-35 anni, sono andati a giocare rispettivamente in Qatar, Giappone e Stati Uniti, uscendo di fatto dall'orbita del calcio che conta. Luka Modric, che accanto a questi tre di sicuro non sfigura (anzi), nell'anno del suo 37esimo compleanno ha vinto la sua sesta Champions League da protagonista, e ha portato la Croazia, per la seconda volta di fila, in una semifinale mondiale.

Questo non significa che il biondo in maglia dieci sia superiore; non significa nemmeno che la qualità di un giocatore si misuri attraverso la sua longevità. Significa unicamente che il tempo non ha mai faticato così tanto ad accompagnare alla porta un calciatore, e a ringraziarlo per fare spazio a qualcun altro, come con Modric. Luka sembra non volersene andare, come se avesse la sensazione di poter dare ancora tanto al calcio, e soprattutto a se stesso. Guardandolo giocare, possiamo dire che non è solo una sensazione.

Noi non possiamo fare altro che godercelo, fino a quando anche lui sarà soddisfatto e potrà, finalmente, iniziare ad invecchiare.

  • Classe 2003. Ama i talenti inespressi e i giocatori ipertecnici. Ora studia Comunicazione e Società.

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