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Considerazioni sparse su "Bones and All"


"Bones and All" è un bel film, che riesce a trattare il tema del cannibalismo facendovi comunque uscire dalla sala con uno strano senso di pacificazione addosso.


- Questo sito parla prevalentemente di sport e ancor più specificatamente di calcio e non credo che un'eventuale analisi numerica dei contenuti potrebbe smentire quanto precede. Mi aspetto dunque che qualora mi lanciassi - cosa che sto ovviamente per fare - in un paragone - per me assolutamente non azzardato - tra il regista della pellicola della quale vi sto parlando, ossia Luca Guadagnino, e l'attuale allenatore del Real Madrid - Carlo Ancelotti - la maggior parte di voi sarebbe in grado di formarsi con gli adeguati strumenti cognitivi un'idea sulle mie parole. In soldoni, tra i due a me sembra passi un grande somiglianza sia per talento - ciascuno nel suo specifico campo - sia per la capacità di portare avanti i loro più che profumatamente pagati lavori - con tutte le storture che questa caratteristica potrebbe procurare nella vita delle persone - con una serenità di difficile riscontro in molti altri loro omologhi. Il regista palermitano e l'allenatore emiliano paiono essere in grado di gestire grossi incarichi senza farsi travolgere da tensioni ammazza nervi e/o da isterie da instabili emotivi. E questa caratteristica, per quanto mi riguarda, costituisce, nel caso del regista italiano che ha conquistato Hollywood, un pregio che impregna la pellicola in questione, tratteggiandola come un'insieme di immagini che, alla fine, risulterà gentile, delicato e stranamente rasserenante;

- Tratto dall'omonimo romanzo di Camile Deangelis, il film è insieme un racconto di formazione, un horror atipico dalle sfumature thriller ed una commedia sentimentale tra due teenager che, però, paiono possedere, alla fine dei giochi, una consapevolezza emotiva degna delle coppie più navigate. E questa sarebbe una sinossi generica e sfumata del risultato finale, mancante però - la sinossi, intendo - della grande abilità di Guadagnino di raccontare la scoperta della diversità da parte di una ragazza apparentemente normale, l'abbandono genitoriale, l'assoluta solitudine e, infine, l'amore salvifico, con una sicurezza degna dei grandi autori. Lo snodarsi del film, data la categoria sotto la quale lo si potrebbe più facilmente relegare (horror), risulta sorprendentemente fluido non inchinandosi coraggiosamente alle più elementari regole di genere: la trama scorre lineare e non si perde tempo a rimandare quello che può essere mostrato subito. Il risultato è una sincera affezione per le vicende di una fanciulla che deve conquistarsi, con più difficoltà di altri, il proprio posto nel mondo;

- Tylor Russel, Timothée Chalamet e Mark Rylance, i tre attori principali della pellicola offrono una grande prova delle proprie competenze, incastrandosi molto bene in una sequela di eventi che evita arzigogoli. I fatti scorrono sulla loro pelle alla pari della strada che per sceneggiatura percorrono - aggiungere una consistente spolverata di "on the road" sull'etichetta che raccoglie gli ingredienti del prodotto - e li trova sempre pronti alla reazione/azione. La cifra stilistica delle recitazione è chiaramente quella della verosimiglianza a dispetto dell'elemento fantasy preponderante - altra aggiunta alla già lista ricca fin qui sottopostavi -, ma non stona nulla in questa mescolanza di sapori (termine ardito considerate alcune sequenze), odori, sensazioni. Anzi. Tutto contribuisce ad un mix artistico dal risultato commovente che sarebbe stato difficile aspettarsi una volta sentito raccontare il plot del prodotto. Eppure ci si può dire piacevolmente spiazzati, senza per questo voler recriminare su premesse disattese. Almeno secondo il mio personale punto di vista;

- Michael Stuhbarg, classico attore che probabilmente dovrete googlare nonostante la sua straordinaria carriera, a dispetto di un'apparizione quantitativamente limitata merita, a mo' di omaggio, un punto delle mie considerazioni: quasi "relegato in panchina", avendo interpretato un ruolo non propriamente ricordabile in "Bones and All", lascia il segno con la solita potentissima capacità di catturare le pupille di chi lo guarda. Fossimo in un campo di basket non sarebbe, in questo caso, nemmeno il classico sesto uomo, ma uno fisso da rotazioni che comunque piazza l'assist per il buzzer beater da 3 che il campione segna offrendo la vittoria alla propria squadra. Monumentale. E seguendo questa linea di esaltazione per chi rinuncia a qualcosa per il bene collettivo, preme sottolineare che anche il bel Chalamet - ormai primo attore per definizione nelle produzioni losangeline - offre al proprio Maestro una prestazione generosamente in sottrazione - almeno per quanto riguarda il minutaggio, facendo sì che l'asse dell'interesse sia costantemente inclinato verso la giovane canadese vincitrice del Premio Marcello Mastroianni all'ultima Mostra del Cinema di Venezia;

- Insomma, volendo chiudere il cerchio di questo mio pensiero declinato in questi 5 punti, non è un caso che una volta lasciato il Real Madrid Cristiano Ronaldo non abbia ancora alzato la Champions League, mentre i suoi ex compagni sì, e non è un caso che anche nel cinema il totale alla fine risulti essere sempre qualcosa in più della somma dei singoli addendi, soprattutto quando c'è un alchimista degno si essere chiamato tale a maneggiare gli elementi a disposizione. E di certo - concedetemelo - un siciliano che abbia vissuto la propria terra con attenzione e amore, di combinazioni dovrebbe intendersene. Eccome se dovrebbe. Ad ogni modo, buona visione di "Bones and All".

  • Mi diplomo al Centro Internazionale “La Cometa”, dopo un intenso triennio di studi, nell’ottobre del 2016, aggiudicandomi la patente dell’attore, del “ma che lavoro fai? “e di appartenente al gruppo “dei nostri amici artisti che ci fanno tanto ridere e divertire” (cit.). Appassionato di sport, ottimo tennista da divano, calciatore con discrete potenzialità in età pre puberale, se non addirittura adolescenziale, mi appassiono anche al basket Nba e alla Spurs Culture. Discepolo non riconosciuto di Federico Buffa, critico in erba, ingurgitatore di calorie senza paura, credo che il monologo di Freccia nel film di Ligabue sia bello, ma che Shakespeare ha scritto di meglio. Molto meglio. Mi propongo di unire i tanti puntini della mia vita sperando che alla fine ne esca fuori qualcosa di armonioso. Per me e gli altri.

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