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, , 9 Dicembre 2022

Considerazioni sparse post Croazia-Brasile (5-3 d.c.r.)


La pennellata di Neymar, l'intruso Bruno Petkovic, gli spietati rigori: Croazia-Brasile è l'essenza del Mondiale.


- Militão è la confermata scelta di Tite per sostituire il convalescente Alex Sandro, mentre il resto dei titolari è immutato ormai dall'inizio di Qatar 2022. Il Brasile si articola in un 3-2-5 in fase di possesso con Militão terzino bloccato sulla destra, Danilo e quasi più Paquetà che Casemiro a sviluppare gioco nella fascia centrale, Neymar libero di trovare la zona di campo ideale per creare superiorità. Il risultato del primo tempo, tuttavia, è l'intasamento dei corridoi come neanche il Raccordo Anulare. La qualità individuale dei verdeoro non riesce a far scoccare la scintilla nella trequarti della Croazia e, a parte un paio di genialate di Neymar, la velocità del palleggio è tutt'altro che esorbitante. A farne le spese è maggiormente Raphinha, praticamente ignorato sulla linea laterale destra, mentre Richarlison pare un liquido troppo denso per riuscire a superare l'imboccatura dell'imbuto;

- Pašalić viene preferito da Dalic come esterno alto a destra, mentre Borna Sosa riprende il posto da titolare come terzino sinistro. Il movimento del terzetto di palleggiatori biancorossi cerca di sovraccaricare il lato destro per finalizzare a sinistra. Mancando un vero e competente riferimento offensivo centrale, avendo di fronte una squadra di infinita qualità il piano partita di Dalic è più accorto del solito: mai in questo Qatar 2022 si è vista una Croazia concedere così lunghi momenti di possesso agli avversari, affidandosi a una difesa posizionale concreta e ordinata. Dopo 45' solidi, il castello croato si schiaccia sempre più sui propri 16 metri, rinunciando in maniera talebana alle transizioni, lanciandosi nelle braccia e nei riflessi di Dominik Livakovic. Solo nel secondo tempo supplementare i Vatreni ritornano a voler davvero attaccare: tutti ci saremmo aspettati il pareggio di Petkovic, vero? La deviazione di Marquinhos è fatale: si va ai rigori, non prima di un altro miracolo su Casemiro;

- "Fuoco e fiamme", profetizza Sebino Nela in sede di presentazione: i primi 45' sono in realtà più un invito alla tisana che al barbecue, in linea col periodo dell'anno. Nel primo tempo il terreno di gioco, per via di un'inspiegabile attrazione verso la tribuna stampa, sembra pendere verso le telecamere: come se ci fosse una tempesta lungo l'esterno opposto, sia Brasile che Croazia finiscono per congestionare la manovra. Cinque giri d'orologio nella ripresa e si suona tutta un'altra musica: Livakovic cala i primi grandi interventi, dall'altra gli scacchi biancorossi rispondono in mischia. Il portiere della Dinamo Zagabria si supera su Paquetà, ma l'impressione è che il piano sia ora inclinato verso la linea di porta degli Scaccati. Il primo tempo supplementare meriterebbe un punto a parte: anzi, un approfondimento intero. Oltre a quello dedicato a Bruno Petkovic, anche questo non tarderà, state tranquilli;

- Brozovic getta alle ortiche una grandissima occasione prima del vantaggio verdeoro, Danilo viene ammonito nel primo tempo e cammina sulle uova per tutto l'incontro. Due dei più esperti navigatori dei torbidi mari delle partite ad alta tensione sono parsi i più affannati, in apnea, alla disperata ricerca di una boccata d'ossigeno tra un cavallone e l'altro. Il primo tempo del Brasile difetta completamente di velocità: difficile capire dove finiscano i demeriti dei giocatori e dove inizino quelli di Tite. L'ingresso in campo nel secondo tempo, tuttavia, lascia pochi dubbi sul carisma posseduto da Adenor Leonardo Bacchi. Entrambe le squadre creano a destra per finalizzare a sinistra: Perisic e Raphinha, tuttavia, risultano assenti all'appello. La Seleção in toto, seguendo le lune del suo numero 10, sembra suonare in controtempo un ritmo sincopato: Vinicius non viene innescato e, paradossalmente, sono più le sortite di Militão a creare disordini;

- Se davvero siamo nello stadio della Città dell'Educazione, il maestro si chiama Joško Gvardiol e la materia è "difensore centrale moderno". L'eroe che la Croazia non si merita ma quello di cui ha estremamente bisogno è un factotum, sia in fase di copertura che di passaggi progressivi. Col professor Modric che prende in mano le operazioni nel secondo tempo e al cospetto del rettor Thiago Silva, è il centrale del Lipsia a impartire la lezione di autorità, al punto da testare anche i riflessi del proprio estremo difensore (si scherza, ovviamente). A parte Dalic e forse i suoi genitori, nessuno probabilmente avrebbe scommesso su una prestazione di così alto livello da parte di Josip Juranovic: il terzino del Celtic, anello debole delle gare del girone e col Giappone, estrae dal cilindro una gara di rara intensità, non solo in marcatura ma creando problemi in ripartenza nelle zone lasciate scoperte da Neymar e Vinicius, favorito dalla proficua collaborazione di un Pasalic meno pasticcione degli standard atalantini.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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