
Considerazioni sparse post Giappone-Croazia (2-4 d.c.r.)
Sono i rigori a spezzare l'equilibrio tra Giappone e Croazia: Livakovic erge il muro e riporta i biancorossi ai quarti di finale.
- Doan riesce a conquistarsi finalmente un posto tra i titolari dei Samurai Blu, mentre nella Croazia di Dalic manca Sosa sulla sinistra, sostituito dall'esterno dei Rangers Barisic. Il canovaccio tattico è quello preventivato: la Croazia mantiene il possesso nelle zone centrali del campo, il Giappone preferisce affidarsi a linee verticali appoggiandosi ai movimenti nei mezzi spazi di Kamada e Doan per la risalita del campo. I biancorossi iniziano con passo felpato, al limite del compassato: a comandare il ritmo è difatti l'intensità giapponese, che conferma tuttavia le mancanze ataviche in zona di finalizzazione. Non appena l'undici di Moriyasu abbassa il baricentro, infatti, la qualità nelle ripartenze sono spesso poco lucide. Menzione speciale per Ito: non fosse stato per il pareggio di Perisic si sarebbe parlato di una prestazione ai limiti della perfezione, ma gli episodi, si sa, contano eccome;
- Qualcuno dia qualche terzino e centravanti alla Croazia. Si nota in pochissime selezioni di così alto livello una discrepanza tra i vari reparti di Dalic. Queste lacune finiscono per rendere prevedibile il movimento del pallone, nonostante i metronomi siano tra i migliori del mondo. Ciò che rende temibile la Croazia per la difesa di Moriyasu è la fisicità di Ivan Perisic: costante vincitore del duello del nord di Londra con Tomiyasu, l'ex Inter è pericoloso quando riesce ad attaccare lo spazio alle spalle del terzetto di centrali giapponesi. Lo fa per tutta la partita, incessantemente: un moto perpetuo;
- Se si stesse cercando una partita che sovvertisse lo stereotipo del Giappone simile a una squadra di media Bundesliga per principi di gioco di posizione, copertura dei corridoi e aggressione sulla palla, Giappone-Croazia non sarebbe decisamente l'ideale. La gestione del ritmo della gara finisce per garantire al Giappone persino un maggior possesso palla rispetto agli standard: purtroppo per Moriyasu, è proprio qui che iniziano i problemi. I Samurai Blu mostrano le doti migliori quando possono palesarsi nei pressi del portatore di palla avversario come se si giocasse a "Acchiappa la talpa" senza un martello. Il vantaggio di Maeda è il perfetto manifesto: non si sa perché, non si sa come, non si capisce da dove sia sbucato, ma l'attaccante del Celtic è lì, al posto giusto nel momento giusto. Qualora non aveste ancora trovato una squadra simpatia in Qatar, Nagatomo e compagni hanno fatto di tutto per convincervi;
- La Croazia del primo tempo sembra un giocatore di GTA o Call Of Duty quando, dopo aver appena ucciso la CPU, si ritrova l'avversario rinascere alle sue spalle, al quale una coltellata alle spalle non è mai stata servita su un piatto più argentato di quello. Nemmeno un Modric tirato a lucido e i contrasti di Gvardiol (più che Pep, suggeriamo Guardian come soprannome...) riesce a disordinare il blocco giapponese, ma l'intensità globale degli scacchi biancorossi è sotto la sufficienza. L'attesa per la messa a terra della potenza di fuoco qualitativa della Croazia è pari a quella immaginata da Beckett per Godot: illusoria, snervante e frustrante. Più che alzarli i vicecampioni del mondo, sono i giapponesi ad abbassare i giri del motore nel secondo tempo;
- Gli uomini di Dalic non riescono mai realmente a scrollarsi di dosso i giapponesi: la sfida dell'Al Janoub somiglia al classico posticipo della domenica sera tra la big impegnata in Champions, Europa o Conference League in settimana e la squadra di metà classifica che ha avuto a disposizione più giorni per preparare fisicamente e tatticamente l'incontro. Come sentenzia però l'Oscar Wilde del servizio pubblico italiano, al secolo Sebino Nela, per segnare non serve giocare bene, ma mettere un bel pallone in area: Perisic esegue, e la sfida ritorna in equilibrio. Con l'ingresso di Pasalic, la Croazia ricerca con ancora più insistenza di replicare lo schema del gol, rifugiandosi in un crossing game che non le appartiene. Nel primo tempo supplementare è da segnalare solo una fiammata di Mitoma sopita dai pugni di Livakovic, il secondo si conclude con la Croazia in avanti ma con Majer che mette a lato l'ultimo pallone della contesa. Livakovic ipnotizza Minamino e Mitoma, Livaja prende il palo dopo una rincorsa imbarazzante, il portiere della Dinamo irretisce anche capitan Yoshida e Pasalic, come nella Supercoppa col Milan, realizza il rigore decisivo.
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