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, 3 Dicembre 2022

Rodrigo De Paul, ovvero una professione di fede


Liberi di non credere alla ilusión del 7. De Paul, capro espiatorio delle paure di Scaloni, avrà la sua rivincita. In Qatar o nella carriera.


Le emozioni che porta con sè vestire la maglia della propria Nazionale è un privilegio per una percentuale infima degli sportivi di tutto il mondo. Anche solo riducendo al calcio, lo sport più popolare al mondo, coloro che scendono sul rettangolo verde si fanno carico della passione di un intero popolo.

Chi non indossa calzettoni e scarpini può solo affidarsi alla retorica e alla fantasia per tentare di contribuire alle gesta dei propri portacolori. Cori, parole, lacrime. Non per tutti, però, vale allo stesso modo. Luoghi e paesi dove quello che copre petto e spalle non è solo un tessuto ci sono, è inutile negarlo. La narrativa e la letteratura che circonda, ammanta, permea e alimenta la corsa e il respiro dei calciatori fanno parte della singola partita, anche più di un colpo di tacco o una scivolata.

Per quanto noi italiani viviamo con trasporto i tornei degli Azzurri, dobbiamo rassegnarci a non raggiungere picchi di altre nazioni. Possiamo aver contribuito alla diffusione del Verbo, ma lì si va oltre. L'Albiceleste vive di una mistica unica, ingiustificabile e incomprensibile. Lo ripetono, lo cantano, lo scrivono. Senza spocchia o arroganza, ma sintetizzando l'ardua verità: Argentina es un sentimiento no puedo parar.

Ancora, ancora e ancora

Si parla di masochismo, di cacciarsi da soli nei guai, di spingere il masso lungo la montagna per poi gettarlo lungo il crinale come Sisifo. Uno sforzo immane causato senza che nessun altro costringa a doverlo fare. La fatica inumana. Provocano rabbia in chi li sostiene da lontano. Chi è affascinato dal sentimiento ma che non può viverlo completamente.

Quanto talento sprecato, si ripete. Come si fa a giocare così male con quella qualità a disposizione, si legge ovunque. Solo Francia e Brasile sono oggettivamente superiori, e Messi ce l'hanno solo loro, si sente da voci autorevoli. Critiche e giudizi negativi espressi da chi, non incarnando il sentimiento, ha raggiunto il limite della sopportazione. Il vaso è colmo.

Anche in una lingua simile come la nostra è difficile trovare un corrispettivo di ciò che la Bellezza argentina comunica. Speranza, entusiasmo, genuinità, magia. Tutto in una parola. Ilusión.

Era il febbraio 2013. Una serata fredda, dove solo la voce di Stefano Borghi e le immagini di Sportitalia potevano scaldare il cuore. Facendo zapping ti imbatti in un Atletico Rafaela-Racing 3-0, minuti finali. Stai per girare quando ti accorgi di un volto conosciuto. Mauro German Camoranesi. Pensavi fosse calcisticamente morto, sii sincero. Neanche il tempo di interrogarti su come l'oriundo sia tornato in Argentina e Luis Zubeldia lo toglie. Sotto di 3 in trasferta, giusto così. La partita è andata. Al suo posto entra un diciottenne di Sarandì dalla zazzera notevole e la faccia che è già un programma. Ilusión. La breve descrizione di Borghi e un paio di tocchi. Tanto basta per farti innamorare.

Inizi a seguirlo, sperando che possa davvero aggiungersi alla colonia argentina del Catania di quegli anni. L'interesse è vivo, ma il ragazzo delle giovanili è preso dal Valencia per quasi 7 milioni di euro. Poco male, potrai controllare ancora da vicino la sua crescita. Esordisce al Sanchez Pizjuan di Siviglia nell'afa del 23 agosto 2014. Sei pronto a vantarti con gli amici. Questo è forte vero, vedrete che spacca. Ti guardano scettici. Chissà da dove l'ha tirato fuori stavolta. Tempo un minuto, letteralmente un minuto, e la cosa più razionale che balza nella sua mente è reagire con un pugno alla trattenuta di Aleix Vidal. Rosso inevitabile sventolato da Del Cerro Grande e uno 0 nelle pagelle del giorno dopo. Bel biglietto da visita per lui, prese in giro che durano ancora oggi per te.

No importa lo que pase

Si trasforma in una questione personale. Un duello tra lui che fa di tutto per non ingranare, per non mostrare con continuità la classe e lo stile che hai intuito in pochissimi e te che, nonostante i passi falsi e i passi indietro, non hai mai smesso di dargli l'ennesima possibilità. Non si adatta immediatamente al calcio europeo, tornando come figliol prodigo al Cilindro per ritrovare il colore dopo anni grigi al Mestalla.

Tornare a puntare su di lui sembra un azzardo, ma chi meglio dell'Udinese per far sbocciare un talento sudamericano? Anche in Friuli non impatta immediatamente, ma quando lo fa deflagra. Da esterno tutta fascia con doti offensive muta in trequartista e in box to box di pregevole fattura. Quantità e qualità, fino al momento alternate, trovano armonia e comune lunghezza d'onda. Il pupillo esplode, finalmente. Lo rinfacci a tutti quelli che ti prendevano per matto, frettolosi nel giudicare un'apparenza irruenta e veemente che trasforma in frustrazione anche il più piccolo inciampo.

Sotto gli occhi dell'intera Serie A, è finalmente diventato un giocatore da grande. Nei radar di tutte le big, decide di accettare la corte del Cholo Simeone. Ricordiamoci dei commenti sulla cifra sborsata dall'Atletico Madrid per assicurarsi quella mezz'ala tuttocampista che aveva illuminato la Dacia Arena con Gotti. 35 milioni sono relativamente pochi, se ci si pensa. In biancorosso evolve di nuovo, trasformandosi nello scudiero iperintenso inamovibile del centrocampo dei Colchoneros.

Da quando Scaloni siede sulla panchina dell'Argentina è diventato perno fondamentale dell'Albiceleste. Se Messi alza al cielo la tanto agognata Copa America lo deve anche al suo assist per Di Maria nella finale contro il Brasile. Il momento più alto della carriera, una giocata di grandissima qualità in una partita nella quale sembrava impossibile giocare a calcio. La consacrazione, finalmente. Ma, come nel resto della carriera, una volta raggiunto un traguardo, Rodrigo De Paul sembra destinato a fare due passi indietro per farne altri tre avanti.

Guardare una partita della Scaloneta è diabolico. Perseveri nel soffrire, in attesa di un lampo del genio. Che sia vittoria, pareggio o sconfitta, al triplice fischio si ha la sensazione di essersi fisicamente liberati. Si può gioire, arrabbiarsi, recriminare o imprecare, ma sempre col fiato corto, i battiti accelerati e le spalle più leggere. Vale per noi, varrà per tutti i rioplatensi, varrà per gli undici capitanati da Lionel Messi. Quanto, però, non possiamo quantificarlo. No puedo parar.

Per sua natura e indole, non concede vie di mezzo. O è il più esaltato o è il primo da denigrare. Nelle manovre di autosabotaggio argentine, secondo la critica lui è il comandante supremo. Bodyguard di Messi, ha i piedi montati al contrario, è una persona molto grossa con dei tatuaggi lungo il corpo prelevata nella fan zone e messa in campo a sua insaputa. Ma De Paul è così, simbolo di una Nazionale senza compromessi. Prendere o lasciare.

Nelle partite del girone C, gli highlights di De Paul sono da Cura Ludovico. Cosa ruba l'occhio? I gesti ampi delle braccia che invitano allegrianamente alla calma. Ma si vede, in maniera lampante, che la tranquillità è l'ultimo degli stati d'animo riferibili a De Paul e alla Scaloneta. Paiono tutti al giunzaglio del terrore e della fibrillazione, dal quale riescono solo per qualche attimo a divincolarsi e sfogare liberamente il proprio calcio.

Alla fine, però, Rodrigo De Paul troverà il modo di vincere. In questa spedizione o in un'altra. Anche quando ormai tutti lo avranno abbandonato, di nuovo. Il perché è difficile da spiegare, se non con un termine inesistente nella lingua italiana. Speranza, entusiasmo, genuinità, magia. Tutto in una parola. Ilusión.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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