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Considerazioni sparse post Croazia-Belgio (0-0)


La Croazia è all'ultimo ballo della serata, mentre per il Belgio è una notte buia e tempestosa.


- Come mettere a tacere voci e speculazioni su una spaccatura nello spogliatoio? La missione di Roberto Martinez, ct del Belgio, era improba di per sé. Lo spagnolo, quasi con gusto masochistico, rincara la dose panchinando i fratelli Hazard (a Eden concesso giusto il tempo per il Requiem) e Batshuayi. Come se non bastasse, Perisic lambisce il palo dopo pochissimi secondi. L'inizio di partita è manifesto del Belgio 2022: una squadra in balia della corrente, incapace di trovare rifugio in uomini o principi affidabili. Di fronte, tuttavia, non si ha una Croazia dalla stessa forza d'urto di Russia 2018: i Diavoli Rossi trovano rapidamente le misure al palleggio croato, sciupando un paio di ghiotte occasioni con Carrasco e Mertens. La goffaggine dell'intervento di Carrasco su Perisic, impunita grazie ai millimetri oltre la linea della spalla di Lovren, è imbarazzante e conclude un quarto d'ora nella quale la schizofrenia l'ha fatta da padrone. I ritmi sono apprezzabili nell'arco dell'intera partita, ci sono occasioni da una parte e dall'altra ma, ci ringrazieranno gli appassionati di Boris, non esiste aggettivo più adatto a descrivere i due schieramenti, in particolare quello belga, come bolsi;

- La Slovenia coi portieri, il Marocco coi terzini destri, la Scozia con gli esterni sinistri. Questi i casi nei quali una Nazionale vive una sproporzione così netta in termini quantitativi e qualitativi tra un reparto e il resto della formazione come la Croazia coi centrocampisti centrali. In difesa e in avanti le individualità non mancano, ma nel complesso se si schierano Livaja, Juranovic e il sempiterno Lovren le lacune sono tutt'altro che colmate. Gioco e circolazione di palla non mancano di certo, ma la finalista di Mosca approccerà gli ottavi di finale da sfavorita: solo una prestazione d'annata degli esponenti di spicco potrebbe prolungare la permanenza in Qatar. Il dubbio è legittimo, ma sottovalutare il cuore dei campioni è un rischio che non ci sentiamo di correre. La Croazia è ancora in grado di manipolare la pressione avversaria, ma la sensazione è che non riesca più a farlo per l'intera partita: i copiosi rischi corsi nel finale sono un campanello d'allarme assai rumoroso;

- Guardare il match dell'Ahmad Bin Ali Stadium non può che provocare insoddisfazione: sia Belgio che Croazia, ancorate alle stesse figure da almeno un lustro, danno l'impressione di aver intrapreso da tempo la parabola discendente dei rispettivi cicli. Se il gruppo belga pare sgretolarsi, l'unità d'intenti croata è d'altro canto onorevole: Mandzukic non ha ancora trovato il degno erede. Se Dalic avrà pensato di schierare l'ex Juve, rinunciando ai suoi consigli come assistente, in difesa i dubbi sono fugati: la continuità della solidità croata è garantita da Gvardiol. Solo la telecronaca Rai pare sorprendersi della prestazione del centrale del Lipsia: ormai Josko è nel gotha europeo e mondiale, ma il paraocchi tipicamente italiano è ancora orgogliosamente indossato;

- Diciamolo chiaramente: non è questo il Kevin De Bruyne che meritiamo. Nemmeno quello di cui abbiamo bisogno: il miglior passatore del mondo, che con la maglia del City è in grado di vedere e creare spazi anche dove non ce ne sono, in Qatar ha fatto gara a chi si nascondeva meglio tra le maglie a scacchi nella trequarti croata, stravincendo il confronto con tutti i compagni. Non è questa la sede per individuare il colpevole, riconoscere l'origine del distacco emotivo del 7 nelle sue dichiarazioni o nel contesto tattico sfavorevole di Martinez. Una cosa è certa: il peccato è madornale. La mediana in maglia rossa Dendoncker-Witsel, che ai romanisti avrà ricordato i migliori Cristante e Matic, non demeritano come potrebbe sembrare, anzi. Ma l'impressione generale destata è quella di un freno psicologico di una generazione che, sfiorato il colpo grosso in Russia, si è progressivamente sgonfiata. KDB che cammina in attesa di una ricezione tra le linee è simbolo del decadentismo belga: nell'unico lampo geniale arriva il palo di Lukaku, ma è francamente troppo poco. Cosa salvare? La leadership di Courtois, riscattatosi dopo l'errore col Marocco impedendo alla barca belga di affondare a inizio secondo tempo, e le indicazioni tattiche di Martinez. Fino a 10 minuti dalla fine potremmo fermarci qui, poi interviene l'eroe tragico, al secolo Romelu Lukaku. Sipario;

- Non ci si discosterebbe troppo parlando della Croazia: la qualità e l'eleganza del palleggio è da primi della classe, ma la mancanza di un riferimento offensivo è atavica. Una nazione che abbonda copiosamente di centroboa non ne ha uno da prestare al calcio: svestire la calottina e calzare gli scarpini non è cosa, purtroppo, automatica. Bisogna riconoscere che, almeno, l'11 di Zlatko Dalic ha una coerenza e omogeneità basilari: non potendo più toccare il ceiling del 2018, il floor è ancora mediamente alto. Finché Modric deambulerà giostrerà a suo piacimento la manovra, sempre più minimale ogni primavera che avanza ma ugualmente efficace: ritirato lui, chi garantirà la sua classe adamantina?

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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