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1 Dicembre 2022

Boris è sempre Boris


La buona accoglienza della quarta stagione ha finalmente colmato un vuoto generazionale.

Boris è tornato 12 anni dopo la terza stagione ed è Boris al 100%. Racconta con irriverenza, ironia e poesia le storture con cui tutti noi ci scontriamo ogni giorno sul lavoro, a scuola, in famiglia, ovunque.  

Inutile girarci intorno, la sfida era complessa e piena di insidie: riportare in vita dopo oltre un decennio un progetto di culto era un rischio enorme per gli autori, gli attori e i produttori. Eppure il miracolo è avvenuto grazie soprattutto a una scrittura sempre brillante, irriverente e riconoscibile ma che ha anche una nuova sfumatura, mai nostalgica ma sicuramente più matura del passato e che di tanto in tanto si concede picchi di sentimentalismo mai banale.

Le otto puntate in cui si raccontano le peripezie della banda capeggiata da Ferretti/Pannofino alle prese con un nuovo progetto cinematografico ("La vita di Gesù") sono tenute insieme dal filo invisibile dell'omaggio a Mattia Torre, uno dei tre creatori di Boris, scomparso nel 2019. Nella finzione scenica la figura dell'autore è affidata a Valerio Aprea e ogni sua battuta è una carezza ai fan di vecchia data della serie. Ci si commuove nella quarta stagione di Boris e lo si fa in maniera sincera, a cuore aperto e senza quella sinistra sensazione di essere stati indotti al pianto da qualche sceneggiatore da strapazzo che conosce una formula aritmetica per costringere lo spettatore ad abbassare le difese. 

La sincerità del rapporto tra chi scrive/recita e chi guarda è il pilastro del successo della serie ma è pure ciò che potrà stupire i neofiti. L'esposizione mediatica di Boris 4 è immensamente maggiore a quella delle prime tre stagioni andate in onda su Fox , passate quasi in sordina nel mainstream e poi recuperate negli anni grazie soprattutto alla rete prima e a Netflix poi, e quindi il bacino di pubblico potenziale è per forza di cose più ampio. Quindici anni fa sarebbe stato impensabile, giusto per dirne una, vedere parte del cast intervistato per 20 minuti sulla Rai come è successo nel late show di Cattelan pochi giorni fa.

Boris 4 quindi ha già vinto perché pur rimandendo fedele a stesso ha fatto il salto, è diventato popolare nel senso migliore del termine, proprio come Homer Simpson e Peter Griffin, icone pop americane a cui ci siamo aggrappati per troppo tempo in mancanza di un antieroe tutto nostro, quel René Ferretti che parla e mangia come noi, si incazza e trama alle spalle dei colleghi come capita di fare a noi, ma che poi in fondo è soltanto una specie di vinto del Verga, un po' un Fantozzi, ha pregi e difetti che ci fanno ridere di e con lui e che percepiano consolatori. 

Uno dei punti di forza della quarta versione di Boris, come pure le precedenti, è però l'essere opera corale e non certo dominata da un solo personaggio. Anzi, la caraterizzazione forte di ogni singolo essere umano che appare in scena è forse l'ingrediente principale della riuscita della serie. Nella quarta stagione ritroviamo Stanis e Corinna che sono diventati marito e moglie, l'ex schiavo-stagista Alessandro invece ha fatto carriera ed è il responsabile per l'Italia di una piattaforma di streaming, l'eterna assistente alla regia Arianna è diventata mamma ed è in crisi con il compagno, Biascica è ancor il capo elettricista sui set.

Alcuni personaggi si ripropongo allo spettatore cambiati, almeno in apparenza, mentre altri sono esattamente nella stessa posizione in cui li abbiamo stati lasciati 12 anni fa: è una situazione credibile, è ciò che succederebbe se ognuno di noi si informasse riguardo a una manciata di conoscenti, magari ex colleghi di lavoro persi di vista da un po'. Con il passare delle puntate però, proprio come accade durante una pizzata con i compagni di classe del liceo, la vera essenza dei partecipanti riemerge con prepotenza, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo (il vicino di banco dell'ultimo anno oggi è uno stimato professionista ma dopo un paio di birre racconta ancora le sue leggendarie capacità sotto le lenzuola, proprio come vent'anni fa, tra un'esagerazione l'altra). 

Ad esempio Alessandro, presentato inizialmente come un rampante manager dell'intrattenimento digitale, ben presto torna ad essere succube delle cattiverie di Stanis proprio come all'inizio della prima stagione. Allo stesso modo Duccio, che ricompare come direttore della fotografia apprezzatto persino all'estero, si dimostra il solito irresistibile cialtrone scansafatiche, sempre pronto a delegare il lavoro ai suoi sottoposti. 

I temi affrontati in Boris 4 sono molti, tutti attualissimi. La satira, sociale, di costume e anche politica, è affilata e ispirata come non mai. Nelle otto puntate a farla da padrone è la riflessione sul politicamente corretto. La piattaforma statunitense che produce "La vita di Gesù" impone ai componenti del cast e alle maestranze un corso sull'inclusività e durante una delle lezioni Biascica apprende che per dare ordini ai suoi schiavi d'ora in poi dovrà usare il genere neutro, per non ferire la sensibilità di nessuno: quindi "Ammerda", chiede lui all'insegnante, dovrà essere sostituito con "Ammerdu"? In un'altra puntata Lopez arriverà addirittura a fingersi omesessuale per dimostrare agli americani che il cast è più arcobaleno che mai.

Queste e altre trovate comiche, oltre ad essere un affresco puntuale dell'italiano medio alle prese con il mondo che cambia, sono dei chiari riferimenti alla Disney, produttrice della serie: è lo stesso meccanismo usato dal papà dei Simpson Matt Groening nei confronti di Fox, la rete da sempre vicina alla destra americana ma che decise di puntare sulla famiglia gialla nonostante la connotazione liberal della serie e alcuni affondi satirici nei confronti del proprietario del network Rupert Murdoch.

La quarta stagione, come detto, sdogana Boris come fenomeno pop e chi ha deciso di puntare sul prodotto, sicuro di un buon ritorno economico, ha accettato di buon grado di farsi sbeffeggiare. 

Tornando ai personaggi della quarta stagione, è impossibile tralasciare Mariano, l'attore psicopatico interpretato da Corrado Guzzanti. Il comico romano regala al pubblico veri e proprio assoli da virtuoso, scene e situazioni in cui la compenente assurda si impone e quasi arresta lo scorrimento della trama dell'episodio. Guzzanti, a cui è stata lasciata libertà creativa pressoché totale, recita in un non-tempo, sembra galleggiare sulla serie, è il fantasista che con le sue giocate impensabili impreziosisce una squadra che ha la rosa più forte del campionato. "Facevo parte di un gruppo di satanisti in area PD. Perché questo è il momento di allargare il consenso, di aprirsi" dice Mariano alla povera Arianna che cerca di convincerlo a consegnare la pistola che accarezza ossessivamente.

Clamorose anche le battute riguardo al padre, che Mariano vuole cremare contro la volontà dell'anziano. E soprattutto mentre il poveretto è ancora in vita. 

Al netto delle considerazioni più o meno condivisibili sul ruolo di Boris nella storia della serialità italiana, è difficile negare un assunto che è emerso nei giorni immediatamente successivi all'uscita della nuova stagione e cioè che Boris fa ridere. Molto e in modi diversi. Ci riesce senza scadere nella battuta facile, con un mix equlibrato di sarcasmo e cinismo, analizzando tematiche serie (tra le altre la malavita organizzata) in modo apparentemente scanzonato ma in realtà con una lucidità di cui spesso difettano prodotti nati per finalità diverse dalla risata. 

Tecnicamente parlando non siamo di fronte a una stagione perfetta: la parabola di certi personaggi, vedi Stanis e Corinna, resta in sospeso e in generale la sensazione è che una quinta stagione sia possibile. Boris 4 sta piacendo agli addetti ai lavori e le prime indiscrezioni parlano di ottimi dati registrati su Disney+. Senza fare spoiler, al netto di un finale commovente e che potrebbe benissimo rappresentare l'ultimo capitolo di Boris, restano in sospeso una moltitudine di sottotrame da cui ripartire per scrivere nuovi capitoli. Ciarrapico e Vendruscolo potrebbero decidere di proseguire o di fermarsi, i due autori ad oggi non si sono pronunciati riguardo al futuro della serie. 


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