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, , 30 Novembre 2022

Considerazioni sparse su "Stavamo bene insieme"


Il film revival dei successi milanisti è una cena tra amici portata sul prato di San Siro.


- Massimo Ambrosini, con il beneplacito di Dazn, ha avuto la brillante idea di riportare al centro del prato di San Siro quella che ha tutta l'aria di essere la più classica delle cene tra amici. Maldini, Ambrosini, Gattuso, Inzaghi, Pirlo e Nesta (in rigoroso ordine di anni di servizio in rossonero) sembrano vecchi compagni di liceo durante la più classica delle rimpatriate. Solo che questa non dà l'idea di essere fastidiosa e non sembra affatto che abbia una cadenza quindicennale. Semplicemente sei amici raccolti attorno ad un cerchio bianco dipinto su di una superficie verde a raccontarsi aneddoti e ricordare i gloriosi tempi andati. Niente di più bello per i tifosi milanisti (e non) che hanno vissuto quegli anni, probabilmente irripetibili, sicuramente indimenticabili;

- É la narrazione intima di un decennio difficile da replicare. Anni in cui pian piano si è cementato un gruppo di calciatori, riusciti poi a formare l'ossatura di una squadra capace di conquistare 3 finali di Champions League in 5 anni, vincendone due. Uno zoccolo duro italiano che ha terminato la sua costruzione nel 2002, a cui si aggiungevano campioni del calibro di Andrij Shevchenko, Clarence Seedorf, Marcos Cafù, Jaap Stam e, ovviamente, Ricardo Kakà, il liceale paulista a cui i suoi compagni dedicano almeno 20 minuti di documentario. Una squadra che, Real di Zidane escluso, in un decennio ha saputo costruire qualcosa di difficilmente replicabile in Europa. Una squadra il cui segreto, appunto, era quello di stare bene insieme;

- "Abbiamo vinto poco rispetto a quanto eravamo forti", esclama a gran voce Sandro Nesta. Due Champions League, un Mondiale per club, due supercoppe Europee, due scudetti, una coppa Italia e due supercoppe italiane rappresentano solo in parte l'espressione del potenziale della squadra del Milan nel decennio 2001-2011. La squadra più forte, oltretutto, è paradossalmente andata in bianco. Zero titoli per l'11 composto da Dida; Cafù, Nesta, Stam, Maldini; Pirlo, Gattuso, Seedorf; Kakà, Shevchenko, Crespo. Una squadra imbarazzante quella del 2005. Quella della finale di Istanbul. Quella dello 0-3/3-3. Sicuramente il ricordo più doloroso dell'intera storia milanista. Qualcuno ha ammesso di aver rivisto quella finale contro il Liverpool più volte, altri non hanno mai più avuto il coraggio di confrontarsi nuovamente con quella debacle. Pur smentendo all'unisono le voci che volevano un Milan già ubriaco durante l'intervallo, nessuno dei sei narratori, anche a distanza di 20 anni, si capacita di come quella squadra abbia potuto perdere quella finale già vinta nel primo tempo;

© Getty Images

- Tra quei sei ragazzi seduti in cerchio, non può stupire il fatto che quattro siano diventati allenatori ed uno direttore dell'area tecnica (ovviamente del Milan). Tutti (o quasi) comunque rimasti nel mondo del calcio. Pensandoci, non poteva essere altrimenti avendo avuto Adriano Galliani come dirigente e soprattutto Carlo Ancelotti come allenatore. Gli anni trascorsi accanto a quello che poi sarebbe diventato l'allenatore con il palmarès europeo migliore al Mondo hanno segnato tutti nel profondo, soprattutto grazie alla caratteristica che più ha contraddistinto l'allenatore reggiano: l'empatia. Il legame che si viene ancora oggi a creare tra Ancelotti ed i suoi calciatori è unico. Una relazione schietta, talvolta accondiscendente da parte sua ma sempre impostato sull'onestà e sulla trasparenza. Ancelotti ha sempre trasmesso serenità (pur bluffando, come ha ammesso di recente) ed è sempre stato il più bravo di tutti a mantenere saldo il rapporto con il suo staff, cementando, di fatto un gruppo già fortissimo in tutti gli altri aspetti, da quello organizzativo a quello tecnico;

- I primi piani, le pause, i capelli grigi, qualche ruga un po' più scalfita. Stavamo bene insieme è un docufilm fatto bene, senza particolari fronzoli o ambizioni da premio Oscar. Gli attori riescono perfettamente a far trasparire tutte le emozioni provate in quegli anni, portando lo spettatore accanto a loro, come se fossero sul divano sorseggiando un buon calice di Bolgheri. Senza il timore, appunto, di mostrare i capelli grigi o qualche kilo in più (pochi in realtà). Gli anni sono passati anche per loro, anche per Adriano Galliani che ha dimostrato ancora una volta di emozionarsi come un bambino mentre ripercorre le gesta di quella squadra. Si trova anche il tempo di sorridere, e tanto, con Andrea Pirlo mattatore assoluto (a dimostrazione che le leggende sulla sua grande capacità di essere uomo spogliatoio sono fondatissime). Da Nesta che si fingeva infortunato per rimanere in ritiro e continuare a fare nottata giocando alla play station ad Inzaghi che fu l'unico a votarsi nell'ormai famoso sondaggio della Gazzetta dello sport il giorno prima della finale di Atene, “Stasera faresti giocare Inzaghi o Gilardino?" che vide la schiacciante vittoria del secondo per 80 contro 20. E meno male che Ancelotti già all'epoca ne capiva più di almeno l'80% degli italiani, visto che proprio Pippo gli fece vincere la sua seconda Champions. É stato bello, anche secondo i non milanisti, forse o soprattutto perchè per 96 minuti (sarà un caso?) ha riportato lo spettatore indietro negli anni. Magari proprio seduto sul divano accanto alle stesse persone dell'epoca (come successo a chi vi sta scrivendo e suo papà). E magari facendo anche moltissima fatica a contenere le lacrime.

  • 34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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