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Considerazioni sparse post Australia-Danimarca (1-0)


L'Australia è agli ottavi di finale dopo una partita vinta grazie a carattere e sacrificio. La Danimarca, presuntuosa e povera di soluzioni offensive, è la vera delusione di questa prima parte di Mondiale.


- All'Al Janoub Stadium l'Australia scrive una delle pagine più importanti della sua storia calcistica. I Socceroos battono la Danimarca grazie ad un gol nella ripresa di Mathew Leckie, e si qualificano per la seconda volta agli Ottavi di Finale di un Mondiale, sedici anni dopo quel 2006 che ricordiamo bene anche noi, in cui andarono addirittura ad un passo dall'entrare tra le prime 8. Una qualificazione tanto difficile da immaginare quanto meritata. L'Australia, nel quasi-remake del girone di Russia 2018 con Francia e Danimarca, era considerata come la quarta forza in campo, dietro anche alla Tunisia. I Socceroos vivono infatti anni difficili, anni di transizione, in cui stanno cercando di superare gli addii di quella generazione di giocatori che l'ha portata in alto nel recente passato. Questo Mondiale, raggiunto in modo rocambolesco, doveva essere l'occasione per far crescere esperienza e consapevolezza in un gruppo tutto sommato nuovo, giovane, in previsione delle prossime sfide più abbordabili, come la Coppa d'Asia in programma l'anno prossimo. Invece, visto anche quello che potrebbe uscire dal Gruppo C stasera, Qatar 2022 potrebbe rivelarsi un'esperienza leggendaria;

- La Danimarca all'opposto è la vera delusione di questa manifestazione, al netto dei risultati che potranno verificarsi già tra poche ore. La squadra di Hjulmand non ha vinto le partite che doveva vincere, contro Tunisia e Australia, e ha perso quella che doveva perdere, con la Francia. Così, in un Mondiale, ma non solo, si va a casa, senza storie. I danesi, praticamente gli stessi che avevano stupito l'Europa la scorsa estate e che avevano brillantemente superato il girone di qualificazione a questo Mondiale, si sono rivelati lenti e prevedibili nello sviluppo delle situazioni d'attacco. La mancanza di una prima punta vera non basta però per giustificare una così grave mancanza di soluzioni offensive. Altre squadre, vedi Olanda, sono riuscite a sopperirne. La Danimarca no, e se a questo ci aggiungiamo il Mondiale disastroso di tutti quelli che dovevano creare valore aggiunto, da Skov Olsen a Damsgaard, da Dolberg a Lindstrom, ecco che il risultato disastroso si spiega più facilmente;

- Ma veniamo alla partita. I Socceroos si sono disposti con l'ormai classico 4-4-2, con un solo cambio rispetto alla vittoriosa sfida contro la Tunisia di pochi giorni fa, con Degenek al posto del "bresciano" Karacic nel ruolo di terzino destro. Il canovaccio tattico proposto da Arnold è ormai noto. Reparti corti, squadra in 35-40 metri massimo, sacrificio, quello non manca mai, e, se e quando possibile, la volontà di provare a ripartire. La Danimarca invece ne cambia 3 rispetto alla sconfitta contro la Francia. Fuori Nelsson, Cornelius e Damsgaard e dentro Jensen, Braithwaite e Skov Olsen. Diverso anche il modulo proposto da Hjulmand, un 4-1-4-1 con Maehle terzino sinistro, Hojbjerg in protezione della difesa e Jensen ed Eriksen quasi da mezze ali. Davanti come detto c'è Braithwaite, la terza punta diversa nelle tre partite disputate. Ma, come spiegato prima, il problema danese in questo Mondiale non è stato solo la poca qualità dei suoi centravanti, ma il fatto che non si sia di fatto trovato il modo di avere soluzioni diverse per far male agli avversari. E anche stasera, di soluzioni diverse, neanche a parlarne;

- Il primo tempo è stato un viaggio a ritmi troppo lenti, e tutto sommato all'Australia andava bene così. Mat Ryan, capitano e leader Socceroos, è stato ripreso dall'arbitro per le continue perdite di tempo in occasioni delle rimesse dal fondo. Ed eravamo solo al 20'. La Danimarca in realtà, soprattutto nella prima metà della frazione, è riuscita ad alzare il baricentro grazie all'unico modo in cui è da sempre capace di esprimersi, possesso e manovra ragionata, costringendo gli avversari a rimanere bassi nella propria trequarti. Ma le occasioni per i danesi non sono arrivate, complici la scarsa precisione dei due esterni e la poca brillantezza di Braithwaite. Se si escludono un paio di incursioni di Maehle, il più brillante dei biancorossi nella prima parte di gara, e un tiro pericoloso di Jensen, l'Australia ha davvero rischiato poco. La coppia De Capitani-Nela, forse la peggiore delle 4 scelte dalla nostra televisione di Stato per raccontare questo Mondiale, ha però proposto la soluzione: "partita poco divertente, lo ammettiamo. Ma il divertimento non mancherà dal 5 dicembre, quando su Rai Due tutte le mattine tornerà lo show di Fiorello". Tocca aspettare Fiorello quindi, e noi scemi ad aspettarci l'adrenalina da una partita da dentro-fuori ad un Mondiale;

- Nella ripresa la sorpresa è stata trovare una Danimarca, se possibile, con ancora meno voglia di vincere rispetto alla prima frazione. Una squadra a tratti supponente, come se il gol dovesse arrivare quasi per diritto supremo, senza doverselo davvero guadagnare. In questo senso la differenza con i Socceroos è stata quasi imbarazzante. La partita dei vari Mooy, Irvine e soprattutto McGree è stata un inno alla gioia di competere, uno spettacolo di sacrificio e attaccamento alla maglia. La notizia arrivata dall'Education City Stadium, con il gol tunisino di Khazri che complicava ancora di più il discorso qualificazione per le due squadre, è stata paradossalmente più una scossa per gli Australiani, che neanche due minuti dopo, in maniera quasi commovente, hanno trovato il gol del vantaggio con una bellissima ripartenza sull'asse McGree-Leckie, con quest'ultimo che dopo aver evitato l'estremo tentativo difensivo di Maehle ha piazzato il pallone nell'angolino basso, sulla sinistra di Schmeichel. Per la Danimarca è stato uno shock, che però ha avuto un effetto più negativo che positivo. Hjulmand non ha aiutato i suoi, togliendo Maehle e Braithwaite per inserire l'inadatto Cornelius e l'impalpabile Skov. Il destino era ormai segnato però. L'Australia a fine partite si è stretta in cerchio intorno al suo condottiero, mister Graham Arnold, per celebrare l'impresa e caricarsi in vista del prossimo impegno. I Socceroos non hanno niente da perdere, e non vogliono smettere di stupire.

  • Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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