Considerazioni sparse post Iran-USA (0-1)


L'Iran ha avuto paura di fare la rivoluzione. O forse semplicemente non ne aveva le capacità.


- Lo sport non è mai soltanto sport. Sport e politica si influenzano vicendevolmente. Ecco due frasi su cui non ci troverete mai e poi mai in disaccordo. Iran-Stati Uniti d'America è molto più che una partita dal punto di vista sociale e culturale, ma ciò non significa che debba essere per forza memorabile. Proprio come non tutte le infatuazioni diventano una love story, infatti, non tutti gli eventi sportivi dal grande potenziale narrativo si trasformano in miracoli. Forse sulla gara di oggi ci eravamo fatti qualche aspettativa di troppo. Eravamo pronti alla rivoluzione, abbiamo sperimentato la legge del più forte;

- Galles-Iran 0-2 è stata per tanti motivi la partita più emozionante di questo Campionato del Mondo e immaginavamo che avrebbe dato ai calciatori iraniani la carica per vivere la notte numero mille e uno di Shahrazad. Invece è andata al contrario: la prospettiva dei due risultati su tre a proprio favore con cui conquistare gli ottavi di finale ha impaurito e irrigidito i ragazzi di Queiroz nell'equilibrato primo tempo. Il gol di Pulisic ha tagliato in due la partita, con un Itan scopertosi troppo stanco per reagire;

- Difficile trovare due popoli più distanti di quello iraniano e quello statunitense. Tanto che spesso e volentieri le avventure registiche sulle tribune dello stadio sembravano inquadrare due mondi diversi. Raffinati e compassati i persiani, intensi e veraci gli americani. Caratteristiche endemiche espresse anche dai calciatori in campo, dove è stato proprio il ritmo della squadra allenata da Berhalter a fare la differenza, consentendo agli USA di non rischiare praticamente nulla e di gestire a proprio piacimento una partita in cui ha dimostrato di essere più forte dell'avversario;

- Nei crampi finali di mezza squadra iraniana c'è tutta la tensione e la stanchezza di una serata che avrebbero voluto ricordare in maniera completamente diversa. A fargli da contraltare c'è la gamba agile del capitano Yankee Tyler Adams, centrocampista classe 1999 del Leeds già pronto per i grandi palcoscenici europei. Gli USA vincono la partita a centrocampo grazie ai polmoni di Musah e a quei 20 minuti in cui Weston McKennie si ricorda di aver avuto la fortuna di essere stato allenato da Andrea Pirlo, omaggiandolo con un paio di giocate degne del Maestro;

- Il secondo posto del Girone B in un Mondiale in cui la testa di serie del Girone A era il Qatar è senza ombra di dubbio un secondo posto molto appetibile. Gli Stati Uniti agli ottavi si troveranno di fronte un'Olanda che non ha mai realmente impressionato e non partono certamente battuti. Quello che ci sentiamo di consigliare al CT statunitense, però, è di avere un po' meno braccino se la squadra dovesse avvicinarsi all'impresa contro gli Orange. Il 5-4-1 senza uomini di qualità con cui ha deciso di concludere la partita stasera contro un Iran stremato è francamente criminale.

  • Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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