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Considerazioni sparse post Camerun-Serbia (3-3)


Martin Esslin ha coniato il termine "teatro dell'assurdo" guardando questo Camerun-Serbia privo di logica e pieno di dramma.


- Dopo il caso Bonou nella partita con il Belgio, Onana è il secondo portiere africano di questo Qatar 2022 a far sorgere punti di domanda al momento della lettura delle formazioni iniziali. La scelta di Rigobert Song è destinata a suscitare un dibattito che, conoscendo la stampa conservativa italiana, non troverà terreno fertile sulle pagine dei quotidiani tricolore, relegato alle TL di Twitter dei capiscers e dei nerd della costruzione dal basso. Se le opinioni tecniche in merito, se sostenute coerentemente, possono divergere, la decisione di Song non lascia il minimo tentennamento sulla statura morale dell'hombre vertical passato anche da Salerno. Chi comanda, anche a costo di rinunciare al compromesso, è il selezionatore. Con buona pace delle personalità di chi poi è chiamato a scendere in campo;

- A dimostrazione di un'atmosfera più serena tra le mura sacre dello spogliatoio, la partenza delle Aquile Bianche è decisamente più competente: è solo il palo a salvare N'Koulou da una figuraccia sul dribbling di Mitrovic, sfortunato nel non freddare Epassy e reo di non sfruttare il cioccolatino di Nouhou pochi minuti dopo. La Serbia si conferma essere più a proprio agio nel non avere tra i propri piedi la sfera per la maggior parte del tempo, ma la differenza tecnica e mentale rispetto al Camerun impone a Stojkovic di gestire il possesso e condurre i ritmi del match. Dopo una prima mezz'ora in apnea, è la coppia centrale dei Leoni Indomabili a redimersi: spizzata di N'Koulou e tap in di Castelletto. E finalmente possiamo dirlo, forte e chiaro: c'è un po' di Italia in questo Mondiale!;

- Tanto potenzialmente estetica e tecnica, tanto fragile e lunatica: niente di nuovo rispetto alla solita Serbia. Basta un episodio a cambiare, nel bene e nel male, la gestione umorale delle Aquile Bianche: un gusto masochistico nel complicarsi la vita nell'idea, in un ipotetico futuro, di godere ancor più visceralmente dei traguardi raggiunti. 5 minuti di blackout piacione a metà secondo tempo rischia di costare carissimo in ottica qualificazione. Ogni occasione del Camerun è creata da errori marchiani dei serbi che, nel giro di pochissimo, è poi capace di riprendere le redini del gioco e ribaltare il punteggio nel recupero del tempo. In un Qatar 2022 che, sino a ora, ha regalato contenuti tecnici dimenticabili, la pazzia di Stojkovic e dei suoi uomini è manna dal cielo. Lo spareggio decisivo con la Svizzera, con tutte le implicazioni extracampo del caso, è da circoletto rosso sul calendario. Per evitare di replicare la beffa di Russia 2018, gli errori di Zivkovic e Milenkovic non potranno essere ripetuti;

- La testa bassa di Song dopo il raddoppio di Milinkovic-Savic vale più di mille parole: i Leoni Indomabili non hanno mai dato prova di tenere fede, in questo girone, al proprio nome di battaglia. Nonostante un primo tempo ordinato con la Svizzera, il gol di Embolo è come se abbia svuotato di energie psicologiche ancor prima che di certezze tecnico-tattiche la rosa africana. Un esempio lampante? La titanica forza fisica e la manipolazione subliminale del pressing avversario con le quali Zambo Anguissa sta deliziando i tifosi napoletani da un paio di stagioni a questa parte sembrano non appartenergli in Nazionale. Una coltre di nebbia addensa le caratteristiche degli uomini di Song: di Indomabili, purtroppo, ci sono solo ansie e dubbi nella mente del commissario tecnico e degli uomini di punta. Non ingannino i tre gol: l'ingresso del totem Aboubakar nasconde delle debolezze strutturali non indifferenti. E insistono nell'affermare che il calcio non sia metafora della vita;

- Non vorremmo essere Claudio Lotito in tutte le altre situazioni del quotidiano eccetto quando riceve le telefonate delle dirigenze del resto d'Europa per parlare di Sergej Milinkovic-Savic. Paradossalmente sottovalutato, forse perché mai in grado di mettersi in mostra nelle coppe in maglia biancoceleste, il primo gol del Sergente a un Mondiale è ulteriore pietra miliare nell'evoluzione di un fuoriclasse. Esuberanza, sfacciataggine, arroganza, talento e qualità: ancor più di capitan Tadic del bomber Mitrovic, è il #20 da Leida simbolo ed epitome della Serbia. Incrociando le dita affinché l'infortunio di Pavlovic non sia troppo grave, questa Serbia non può non attirare l'empatia dei neutrali. Da qui a giustificare alcune scelte di Stojkovic, tuttavia, è tutta un'altra storia.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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