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Considerazioni sparse post Spagna-Germania (1-1)


Se esistesse la Notte degli Oscar a Qatar 2022, Spagna-Germania farebbe incetta di nomination. Al di là di gol ed episodi ha vinto il Calcio.


- Dal primo possesso, lo spartito della gara è lampante: chi difenderà più efficacemente avanzando nella metà campo avversaria avrà la meglio. Per la gioia degli spettatori dell'Al Bayt Stadium e per i nostri occhi lontani, Spagna-Germania sembra giocarsi alla velocità x1,5 rispetto a tutte le altre gare di Qatar 2022. Il merito è inizialmente della Spagna: oltre due minuti di possesso vorticoso, al termine del quale solo la mano destra di Neuer nega l'esultanza a Dani Olmo. Neanche il tempo di lustrarsi la vista col palleggio iberico e subito è brava la Mannschaft a ribaltare il fronte di gioco. Non un attimo di respiro, un'apnea durante la quale i polmoni rifiutano l'ossigeno per riempirsi di strappi palle al piede, scambi di prima e pressing organizzati al millimetro;

- Quando due squadre si muovono così bene, quando sembrano essere giostrate da un joystick in grado di controllare tutti gli undici in campo contemporaneamente, soffermarsi sui singoli è deleterio. Guardando le Furie Rosse o la Germania si ha quasi l'impressione che, allenati da Luis Enrique o da Flick, tutti potremmo fare una bella figura. La grandezza dei campioni sta in questo: far sembrare facile qualcosa che non lo è in alcun modo;

- Consentiteci di dedicare un capitolo a parte a Sergio Busquets. Potrebbero essere le ultime lezioni del professore di Burgos: accademico di altri tempi, che arranca rispetto alla frenetica centrifuga che lo circonda, reagisce con flemma cattedratica. Il contrasto con Gavi, Pedri e Musiala, che orbitano attorno a lui e paiono animati da una costante irrequietezza da sfogare alla massima velocità, è paradossale: come possono coesistere ed essere ugualmente belli due stili di gioco così antipodici? Mentre Busi la tocca il meno possibile, i ragazzini attorno a lui ricercano tocchi ossessivi per creare infinitesime variazioni alle proprie conduzioni. Cercare una risposta è superfluo;

- La Roja gioca una di quelle partite che staresti a guardare per ore e ore senza distogliere lo sguardo dal terreno di gioco. Quei match che ridimensionano la centralità del gol nel gioco del pallone, dove tutto sommato gonfiare la rete non è una cosa così necessaria per raggiungere le vette dell'estetica e dell'emozione. Però arriva il movimento serpentesco di Morata, l'esterno sibilante del destro a iniettare il siero velenoso tra i pali di Neuer, e allora rifletti su quanto poi, così male, anche un gol non è da vivere;

- Se dovessero chiedere la definizione calcistica di "peso della storia" si potrebbe citare la partita della Germania: di fronte a una delle versioni più impattanti della Spagna i tedeschi soffrono, com'è inevitabile che sia, ma non arretrano di un centimetro, dando sfoggio di una solidità mentale che solo la maglia della Mannschaft può infondere a un gruppo così giovane. Esiste qualcosa di più tipico di un giocatore alla Füllkrug con una maglia bianconera in una competizione per Nazionali? Convinceteci del contrario. Qualora non riusciste, provate a dimostrarci la reale età di Jamal Musiala: non è possibile essere nati il 26 febbraio 2003 ed essere già così abile nel leggere tempi e spazi di gioco, è inammissibile gestire con tanta dovizia il possesso sotto pressione.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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