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, 25 Novembre 2022

Richarlison è stato ferro ed è stato piuma


Il gol in sforbiciata del brasiliano è già un'immagine iconica.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Gli ultimi dieci minuti di partita Dani Alves e Richarlison li guardano dalla panchina, seduti vicini. L’uno veste la tuta e la pettorina delle riserve, l’altro ha ancora la maglia da gioco e il respiro ansimante di chi in panchina ci si è seduto da poco, appena uscito dal campo dopo aver giocato 80 minuti contro la Serbia e aver segnato una doppietta. A un certo punto Dani Alves si accorge che la telecamera li sta inquadrando, dà di gomito al compagno e allora possono inscenare la gag che hanno preparato: si strusciano le mani a destra e a sinistra, agitando la testa con la bocca aperta e la lingua di fuori. Una di quelle esultanze sceme che a volte fanno i calciatori dopo i gol. Nella pantomima Alves e Richarlison sono perfettamente coordinati, sanno esattamente come muoversi una volta certi di essere inquadrati. L’avevano preparata? Organizzano queste cose i giocatori del Brasile negli spogliatoi?

Solo i brasiliani sono capaci di queste buffonate. Se nel nostro immaginario la loro identità calcistica si è sedimentata come un mix tra allegria e frivolezza è anche per questi giochini scemi. Per i balletti dopo i gol, le pagliacciate negli spogliatoi, il mito del Fuitebole Bailado. Al Brasile attribuiamo indiscutibilmente una concezione del calcio fondata sulla leggerezza e la stravaganza; un calcio che insegue più l'estetica coreografica del samba che l'agonismo competitivo dello sport. In uno dei più famosi spot della Nike la nazionale brasiliana è in aeroporto aspettando di partire per Francia ’98. A un certo punto Ronaldo tira fuori un pallone e in breve tempo il terminal diventa il palcoscenico per i doppi passi, gli elastici, i trick di alcuni dei calciatori più funambolici degli anni ’90: Ronaldo, Romario, Roberto Carlos, Denilson, Juninho, Leonardo. In sottofondo Mas Que Nada di Sergio Mendes. Siamo nell’età dell’oro degli spot pubblicitari calcistici, e quel video in aeroporto finisce per conficcare nella mente di un'intera generazione un'immagine di nazionale brasiliana legata all'estetica Joga Bonito.

Oggi il Brasile di Tite non aderisce esattamente a quello stereotipo. È una squadra che può mostrare, in alcuni momenti, sprazzi di calcio barocco. Che ha in rosa diversi "giocolieri" certificati come Antony, Paquetá, Neymar. Ma è soprattutto una squadra solida, costante e tatticamente ordinata.

Contro la Serbia il Brasile ha giocato un primo tempo molto prudente, in cui per lunghi tratti ha lasciato il possesso all’avversario e si è difeso con una linea di cinque difensori, arretrando l’ala destra Raphinha per coprire l’ampiezza contro il centrocampo a 5 della Serbia. Nel secondo tempo è passato in vantaggio: un tap-in di Richarlison dopo una grande danza di Neymar nel cuore della trequarti. Ma avevamo la sensazione che non fosse abbastanza. Il Brasile è arrivato a questo Mondiale da favorita, e in una partita fino a quel punto condotta in poltrona sentivamo l’esigenza di un guizzo, di un evento spettacolare che appagasse il nostro hype. Che ricongiungesse il Brasile del presente all’ideale platonico di Brasile ai mondiali, quello del Joga Bonito.

È il 73’ quando Neymar porta palla scazzato nella trequarti sinistra e la cede a Vinicius Jr. Quello avanza puntando il terzino e accarezzando tre volte il pallone con l’esterno destro, ma non ha lo spazio per rientrare sul destro, il suo piede forte, dato che Milenkovic lo raddoppia da dietro. Sembra francamente una situazione spenta: l’ipotesi più plausibile è che Vinicius sterzi verso il fondo e metta un traversone burocratico di sinistro; invece giunto al bordo laterale dell’area di rigore Vini sfrutta l’unico varco disponibile per servire Richarlison dentro l’area, frustando il pallone con l’esterno destro. Mentre calcia, Vinicius ha il pallone piuttosto sotto e per dargli abbastanza forza deve fare una specie di balzo, staccando anche il piede d’appoggio sinistro dal terreno: una meccanica di calcio che a molti ha ricordato i cross d’esterno di Modric, compagno di Vini al Real Madrid.

Il pallone di Vinicius è così controintuitivo che Richarlison deve tornare leggermente indietro per riceverlo, e nel momento in cui lo controlla si trova completamente spalle alla porta. È un pallone teso e forte, anche, e dopo aver toccato il piatto mancino di Richarlison si alza parecchio in aria.

Forse neanche Richarlison si aspettava che la palla si alzasse tanto: si può notare una piccola indecisione, subito dopo il primo controllo, che fa pensare che Richarlison preferisse forse tenere il pallone basso per tirare subito, magari sempre col mancino. Invece la palla si alza, e per tirarla in porta Richarlison deve compiere una piroetta e coordinarsi per colpirla di destro quando è ancora abbastanza alta. Nelle foto che catturano il gesto la sforbiciata di Richarlison è plastica, esteticamente perfetta. Non sembra uscire da un flusso dinamico di movimenti: sembra nata immobile, un frame disegnato per un cartone animato giapponese.

In quei pochi istanti che intercorrono tra l’esterno di Vinicius e la sforbiciata (rovesciata?) di Richarlison, la qualità dell’azione è così perfetta che il campo sembra sospeso a qualche centimetro da terra in una nuvola di perfezione; il “qui e ora” di Brasile-Serbia liquefarsi per fare spazio a una dimensione archetipica ed eterna: il tocco d’esterno di Vinicius è il tocco d’esterno; la rovesciata di Richarlison è la rovesciata, iconica quanto quella di Carlo Parola nel logo Panini.

L'altra sera, mentre le nostre chat esplodevano di reazioni al gol di Richarlison, un altro video prende a rimbalzare sui social. Risale ad alcune settimane fa e mostra Antonio Cassano intento a commentare le convocazioni di Tite alla Bobo Tv. Cassano critica il CT per non aver convocato Firmino e per aver chiamato invece Richarlison, che «Bobo, non sa stoppare la palla! Richarlison per me è una pippa».

È curioso come l’intero mondo negli ultimi mesi sembri cospirare contro Cassano, divertirsi a sconfessare le sue opinioni nel modo più violento e ridicolo possibile. È cominciata con Leao, criticato l’anno scorso da Cassano e poi affermatosi come uno dei talenti più folgoranti d’Europa tra la fine della scorsa stagione e l’inizio di questa. Quest’anno Cassano ha detto che Haaland “non sa giocare a pallone” e che “Julian Alvarez è molto più giocatore di Haaland”, e subito dopo il norvegese ha preso a segnare con una continuità ridicola e probabilmente non umana.

Dal canto suo Richarlison ha smentito l’opinione di Cassano (per quel che valeva) con una doppietta alla sua partita d’esordio in un Campionato del mondo, segnando il primo gol di opportunismo e il secondo con un gesto tecnico eccezionale, destinato forse a entrare tra i momenti di culto della storia del Brasile ai Mondiali e, chissà, a diventare il gol più bello di Qatar 2022. Un gol che ci ha fatti andare a letto tranquilli, cullati dall’idea che il Brasile è ancora la squadra capace di “momenti Joga Bonito”. Ancora la squadra iconica della nostra infanzia.

Un gol che Richarlison segna con un certa rabbia, anche, scaraventando il pallone in rete con violenza, come se avesse preparato la coordinazione premendo furiosamente cerchio come su FIFA. Richarlison sfrutta lo spazio libero che ha intorno per far fluire il movimento per intero, senza frenarlo. Sembra compiacersi della sua acrobazia, gustarsela tutta finché l'inerzia della rotazione non si esaurisce da sé. Il suo gesto ha la stessa fluidità della volée di Zidane contro il Leverkusen, uno dei gesti più eleganti e al contempo potenti della storia del calcio.

Dopo il gol l’esultanza di Richarlison è nervosa, contiene tutta la rabbia di un giocatore che sta vivendo una stagione difficile. Che dopo il trasferimento al Tottenham per 75 milioni di euro ha segnato solo due gol, entrambi nella stessa partita, e che per molti è il centravanti titolare della nazionale immeritatamente, solo perché è il prediletto di Tite. Una sorta di impostore, insomma, che ruba il posto ad altri più meritevoli – Gabriel Jesus, Martinelli. Se la giocata di Richarlison è un instant classic è anche perché ogni dettaglio del gol sembra sceneggiato per aumentarne l’impatto sul nostro immaginario: l'attaccante più incompreso che si riscatta segnando un gol incredibile, nel torneo calcistico più importante, nell’ultima partita del primo turno della fase a gironi, quando il Brasile è l'ultima squadra che deve ancora debuttare e tutti l'aspettano come la portata migliore tenuta per la fine del pasto.

Secondo alcune teorie la cultura pop propriamente detta non esiste più. L’assunto si basa sul fatto che nella nostra epoca di informazione polverizzata, in cui moltissimi sistemi mediali diversi diffondono una quantità enorme di contenuti, è impossibile che un contenuto venga fruito dalla massa in maniera collettiva. Secondo questa teoria oggi i fenomeni di massa sono stati sostituiti da nicchie, bolle di interessi omogenei. Dopo il gol di Richarlison, mentre i social e pure i media tradizionali impazzivano per una giocata avvenuta in uno stadio sperduto nel deserto, abbiamo avuto la prova che i mondiali di calcio sono uno dei pochi, autentici fenomeni di massa ancora rimasti.

Il Mondiale non si accavalla con altri tornei calcistici e per questo monopolizza l'attenzione mediatica. Le sue partite si svolgono una per volta, senza sovrapposizioni, e incollano alla TV anche appassionati neutrali e parte del pubblico generalista. Richarlison ha segnato in rovesciata in prima serata su Rai 1, e non c’è un singolo appassionato di calcio che in pochi minuti non abbia fatto l’esperienza di quel gol. Se i mondiali sono ancora in grado di forgiare l’immaginario delle persone, da oggi nei campetti di tutto il mondo ci sarà qualcuno che proverà a controllare il pallone con un piede e a girarlo in porta con l’altro, facendo finta di essere per un attimo Richarlison.


  • Salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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