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Considerazioni sparse post Olanda-Ecuador (1-1)


Il lampo folgorante di Cody Gakpo non illumina l'Olanda, Enner Valencia non spegne le speranze di qualificazione dell'Ecuador.


- Siamo davanti alla deflagrazione di un protagonista del futuro prossimo del calcio europeo? Per chi scrive non si parla di sorpresa ma di lieta conferma, ma un palcoscenico come quello del Mondiale in Qatar è il più esigente. Se non bastassero 9 gol e 12 assist in Eredivisie e 3 marcature in Europa League, il gol all'esordio col Senegal e la staffilata mancina dopo poco più di cinque giri d'orologio a trafiggere Galindez sono un manifesto chiarissimo: Cody Gakpo è arrivato, ed è qui per restare. A dimostrazione della bontà del lavoro di Alfaro, l'Ecuador non demorde: Noppert deve distendersi per evitare di capitolare sulla ripartenza di Valencia. Il centrocampo olandese non ha modo di prendere le redini del ritmo della partita, anzi: nel recupero Estupinan troverebbe anche la deviazione del pareggio, ma Porozo si trova sulla traiettoria e vanifica la zampata dell'esterno del Brighton;

- Un fulmine a ciel sereno? Tutt'altro: il pareggio di Enner Valencia, dopo la corta respinta di Noppert sul mancino di Estupinan, era nell'aria da metà primo tempo. Reazione olandese? Tutt'altro: la traversa di Plata trema ancora, a conferma di una compagine di Van Gaal confusa e insicura. L'Ecuador abbassa i ritmi verso la metà della ripresa, ma Van Gaal non riesce a sciogliere il bandolo della matassa tricolor e non partorisce alcuna ansia alla retroguardia di Alfaro. L'Olanda è come l'arancione della propria divisa: sbiadito, spento, tenue. Gli ecuadoregni tengono ottimamente il campo e, pur non costringendo la difesa olandese agli straordinari, si confermano cacciatori di un'utopia impossibile. Il brivido finale regalato da Rodriguez è ulteriore stimolo per non prendere impegni per le 16 di martedì;

- Del numero 8 olandese non ci spendiamo oltre: ci saranno di nuovo occasioni propizie, probabilmente già in Qatar. Per il momento vi invitiamo a pensare se abbiate mai visto lui e Victor Wembanyama nella stessa stanza. Se gli Oranje non vengono raggiunti nella prima frazione, il merito è la sicurezza nelle palle alte dell'irreprensibile Noppert e la puntualità aggressiva di Jurrien Timber. Il centrale dell'Ajax, però, ha sulla coscienza il pareggio di Valencia. Klaassen e Koopmeiners hanno faticato a prendere le misure al centrocampo ecuadoregno, simboli di un'Olanda ovattata. Per un Bergwijn evanescente entra un Depay che necessiterà di minutaggio per tornare a regime: quale miglior occasione della partita col Qatar?;

- Nonostante il rimpallo che ha portato al vantaggio oranje, la presenza tentacolare di Moises Caicedo su un rettangolo verde è impressionante: sbuca dalle f*tt*te pareti. Coperture, rifiniture, inserimenti: è ovunque. La fascia sinistra tambureggia, ma il solo Preciado non basta a garantire la stessa spinta dall'altro lato. Gli unici sotto la sufficienza, a ben vedere, sono forse Mendez ed Estrada: la Tricolor di Alfaro avrebbe meritato, grazie a un ottimo piano partita, di andare al riposo in parità, ma la qualità offensiva è davvero risicata. Se l'eterno Valencia vive un leggero appannamento, per l'Ecuador è pressoché impossibile generare pericoli. Non ditelo al 13, però: 6 gol consecutivo al Mondiale per la Tricolor sono oro colato, capace di far brillare di luce riflessa anche tutti i compagni. Sperando che il ginocchio non faccia nuovamente scherzi...;

- Soprassedendo sul fatto che non tutti i giocatori dell'Ecuador siano Caicedo o Valencia e che Depay non è una bambolina voodoo sulla quale sfogare tutta la propria frustrazione, francamente è difficile giustificare le pecche del servizio offerto questa volta dalla Rai: Marchisio in studio conferma la buona chiamata della terna sull'episodio di Porozo, ma De Capitani e Nela sono di un altro avviso. Almeno mettersi d'accordo. Nonostante un motore visibilmente ingolfato, l'Olanda ha nelle mani il proprio destino; nonostante l'inerzia favorevole, l'Ecuador deve almeno pareggiare lo spareggio col Senegal.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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