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3 min

- di Massimiliano Bogni

Considerazioni sparse post Svizzera-Camerun (1-0)


Svizzera? No, Embolo! Tanto basta per battere il Camerun e coltivare sogni di qualificazione nel gruppo G.


- Zakaria da una parte e Aboubakar dall'altra sono i panchinari imprevisti. Poco importa: a fare la differenza sono gli undici in campo, direbbe con immensa lungimiranza il flemmatico Sebino Nela. Dal fischio d'inizio dell'argentino Tello, lo spartito è ben definito: Toko Ekambi e Mbeumo abbassati sulla linea delle mezzali a creare densità sulle fasce, i sei uomini offensivi della Svizzera a occupare i mezzi spazi per muovere la difesa dei Leoni Indomabili. Rigobert Song riesce a imporre il proprio piano partita: i ritmi compassati e il gioco in campo lungo favoriscono le folate del Camerun, mentre gli scambi dei vari Shaqiri, Xhaka e Vargas non portano a nessuna parata di Onana. Peccato per i Leoni Indomabili che il calcio è un giuoco nel quale si dovrebbe fare gol: Toko Ekambi, Mbeumo e Choupo Moting non sembrano essere costruiti per farlo, quindi l'attacco del Camerun è un perpetuo coitus interruptus. Le uniche occasioni in cui la Svizzera riesce a mostrare superiorità sono le palle inattive, ma sia Elvedi che Akanji non puniscono la molle difesa sui corner del Camerun;

- La seconda frazione parte senza nessuna variazione nei 22 in campo. La prima vera e propria falla della difesa camerunense viene punita: il cross, tutt'altro che illuminante, di Shaqiri trova un colpevolmente solo Embolo, che non può esimersi dal trafiggere Onana. Reduce da 7 sconfitte consecutive al Mondiale, il Camerun reagisce affidandosi al centravanti del Bayern, ma è ancora Sommer a negare la via della rete. Una fotocopia del gol si ripete a metà secondo tempo, con Widmer e Vargas a sostituirsi a Shaqiri ed Embolo: Onana tiene in partita i suoi, ringraziando Zambo Anguissa sull'angolo seguente. I cambi non sortiscono effetto, anzi: il Camerun non conferma la discreta solidità difensiva del primo tempo, sfilacciandosi e perdendo le adeguate distanze tra uomini e reparti (quanto ha ragione Spalletti sul concetto di spazio nel calcio moderno...). Onana sdogana il concetto di "portiere-libero", ma se la cosa che si nota di più del Camerun è la posizione dell'estremo difensore la dice lunga sui pericoli corsi dalla difesa crociata;

- Disclaimer valido sia per gli elvetici che per gli africani: non reagiamo eccessivamente alle prestazioni della prima partita del girone eliminatorio. Detto questo, partiamo con le sentenze laconiche e lapidarie. Sommer è il portiere più sottovalutato del calcio europeo, probabilmente a causa dei soli 183 centimetri d'altezza. Shaqiri è ormai la copia sbiadita del Diavolo della Tasmania che era sino a pochi anni fa. Widmer (sì, quel Widmer) esiste e vive a Magonza, mentre si vede che Xhaka e Akanji sono abituati ad avere ben altri compagni al proprio fianco durante l'anno. Embolo, nato e cresciuto fino ai 6 anni nella capitale camerunense, condanna i connazionali d'origine all'ennesima delusione mondiale: non osiamo immaginare i sentimenti dei famigliari a casa;

- Date un Gian Piero Gasperini a questo Martin Hongla e avrete un surrogato del vecchio Franck Yannick Kessié o, perché no, questo Zambo Anguissa. Castelletto (commovente il salvataggio finale su Seferovic) è il vero leader della difesa camerunense, con buona pace di N'Koulou e il suo svernare in Grecia. Choupo Moting pare un Edin Dzeko platinato: bellissimo in appoggio, fondamentale nella risalita del pallone e nella creazione degli spazi, allergico alla banale finalizzazione. Dopo Eto'o e Milla, la figura del centravanti del Camerun non ha ancora trovato il degno erede. E dire che il loro giustiziere è nato a Yaoundè: a volte il destino...;

- La fisiognomica è una disciplina scientifica che strizza fin troppo l'occhio alla superstizione, ma verrebbe difficile identificare le caratteristiche di Svizzera e Camerun in maniera dissimile dal viso dei propri commissari tecnici. Gli africani dalle trecce imponenti, i baffi brizzolati e il pizzetto bianco, ai limiti dell'arido. Gli elvetici dal ciuffo ordinato, appena sistemato dal coiffeur, lo sguardo sornione e malinconico e la bocca serrata. Rigobert Song e Murat Yakin somatizzano pregi e difetti delle proprie nazionali, a cui sono richiesti dei passi avanti per sperare di superare la Serbia e avanzare agli ottavi. Se per il Camerun l'impresa è titanica, per la Svizzera la fiammella è più viva che mai, ma sarà lo scontro diretto a decidere il tutto.

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Bergamasco dall'ultimo refolo del secolo scorso. Laureato in Lettere obtorto collo, lontano dall'essere inquadrato e istituzionalizzato. Attualmente anoressico e depresso, ma ci stiamo lavorando. Calcio, pallacanestro, tennis, ciclismo, chi più ne ha più ne metta: lo sport è evento, storia, emozione, comunicazione. Vita, in parole povere.

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