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5 min

- di Nicola Balossi

Mondiale 2022: guida alla Svizzera


La Svizzera, alla sua quinta partecipazione consecutiva ad un Mondiale, si presenta in Qatar senza stelle, ma con una selezione di giocatori solida e affidabile.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Come al solito, quando in redazione arriva il momento di spartirci la presentazione delle squadre, si scatena un ressa al limite della rissa per aggiudicarsi la Svizzera. E mi sembra incredibile essere riuscito ad accaparrarmela per la seconda volta consecutiva, ma d’altra parte ero disposto a tutto. Dai dispetti alla colluttazione, passando per il pietismo tipo tengo famiglia, mia moglie è svizzera, sono rogeriano grave e cose così (tutte vere, peraltro).

Una volta vinto questo tremendo braccio di ferro sono stato preso dal panico, come chi riesce a schiacciare per primo il buzz e solo a quel punto si rende conto di non sapere la risposta. Ok, adesso mi tocca affrontare un mondiale che la mia mente vorrebbe censurare, mi tocca andare oltre ciò che ho detto meno di due anni fa nel presentare un europeo che per noi è stato bello al momento ma offuscato dalle successive troppo repentine cadute – in cui è coinvolta la Svizzera, a monte della Macedonia che tanto ci è rimasta impressa.

Bene, dando per scontate le facezie dette in precedenza (qui la gloriosa storia calcistica di questa nazione e varie curiosità, compreso un dubbio totalmente sbagliato sull’affidabilità di Sommer, che lui ha smentito sul campo), possiamo completare il quadro del contesto aggiungendo che il lungo crepuscolo di Roger si è infine concluso – con tutte le implicazioni del caso, impossibili da riassumere – lasciando un bel vuoto sul palcoscenico sportivo svizzero, oltre che nel cuore dei suoi adepti.

Le imprese dei rossocrociati si annidano spesso nelle qualificazioni – specialità in cui i nostri vicini si stanno rivelando ben più ferrati di noi, ahimè, se è vero che partecipano alla fase finale per la quinta volta consecutiva.

L’ultimo europeo è stata una tappa fondamentale di quello che possiamo considerare un vero e proprio percorso di crescita, un progetto consolidato dalla lunga reggenza dell’ex ct Petković (in carica dal 2014) e certificato da una notevole costanza nei risultati.

L’eliminazione della Francia, condensata nel momento simbolico in cui Sommer balza come un felino alla propria destra e con la manona di richiamo polverizza il rigore di Mbappè e le velleità di chi si sentiva il trofeo già in tasca, è stata il giusto premio per una squadra tosta e organizzata, tesa a prescindere dai singoli e a studiare per bene le caratteristiche degli avversari, adattando il proprio gioco e il proprio approccio nella maniera migliore possibile. Tutto ciò non è bastato per battere anche la giovane Spagna ma è stato sufficiente per trascinarla ai rigori contro ogni pronostico e per rendere l’accesso alla semifinale una vera e propria lotta.

Ebbene, quello dell’europeo non è stato un exploit isolato, perché anche dopo l’estate, con l’arrivo in panchina di Murat Yakin, gli elvetici riescono a imbrigliare gli azzurri campioni d’Europa e a superarli in cima al girone delle qualificazioni mondiali. È una storia amara che conosciamo bene, condita dai miracoli di Sommer e dagli errori dal dischetto di Jorginho, ma se ribaltiamo il punto di osservazione possiamo vederci i crismi dell’impresa e soprattutto la mentalità di chi non si accontenta del risultato storico appena ottenuto, ma cerca di crescere ancora.

La rosa

L'undici tipo con cui ipotizziamo si schiererà la squadra di Yakin

È difficile individuare le stelle di primordine in questa squadra ma c’è una lista di giocatori solidi e affidabili, dotati anche di una buona esperienza. Yakin non ha stravolto niente né introdotto troppo nomi nuovi rispetto agli europei. Curiosamente ci sono quattro portieri, il che la dice lunga sulla leadership tecnica e psicologica di Sommer, atteso fino all’ultimo nonostante l’infortunio alla caviglia di un mese fa.

Possiamo ipotizzare una formazione oscillante tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3, con un difesa collaudata composta dai centrali Elvedi e Akanji con Widmer e Ricardo Rodriguez sulle fasce (gli unici due terzini di ruolo fra i convocati, cosa che ci fa un po’ impressione in effetti), la mediana composta da Freuler e Xhaka (e/o Zakaria), poi l’intramontabile Shaqiri, Sow e Vargas ad agire alle spalle di Embolo, che può anche giocare laterale con l’ingresso al centro di Seferovic.

Per la posizione di punta si candida anche Noah Okafor del Salisburgo, classe 2000 in rampa di lancio: è lui il talento emergente più significativo di questa compagine ben rodata, è già in doppia cifra con il club targato Red Bull ed è segnalato in gran forma. Parte a fari spenti e senza il peso delle aspettative: il contesto ideale per un delitto perfetto.

Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Il pronostico

La squadra guidata dall’ex calciatore svizzero di origine turca con 49 presenze in nazionale, dopo il capolavoro della qualificazione, ha  incontrato qualche difficoltà nella prima parte del 2022, con quattro sconfitte e un pareggio, ma da giugno in avanti ha cambiato passo, battendo in serie il Portogallo, la Spagna e la Repubblica Ceca.

In Qatar non sarà facile confermare il trend positivo, perché il gruppo G sarà probabilmente dominato dal Brasile mentre Serbia e Camerun e Svizzera si daranno battaglia per il secondo posto.

Eh sì, avete letto bene, il girone è quasi una fotocopia di quello del mondiale russo, in cui gli underdog montanari hanno superato i rivali serbi in una drammatica rimonta per 2-1, con tanto di polemiche per fatti di campo e non. Xhaka e Shaqiri, entrambi di famiglie kosovare perseguitate e fuggite ai tempi della guerra yugoslava, hanno esultato mimando l’aquila albanese, gesto che è stato visto come provocatorio da parte degli avversari. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per una sfida vibrante, pure troppo, ma quando il destino vuole divertirsi non guarda in faccia a nessuno.

La comfort zone degli elvetici rimane quella degli sfavoriti che poi al buon momento si rivelano i clienti più fastidiosi, sfruttando anche l’automatica e inevitabile sottovalutazione che li accompagna.

Il mondiale è mix di contraddizioni, un breve intervallo di 270 minuti garantiti in campo che separano gli anni di attesa dal ricordo imperituro di gloria o – più spesso - di fallimento; l’alchimia di squadra è il vero segreto e va trovata al volo, nel caso della Svizzera gli ingredienti principali sono solidità e continuità. Il confine tra una squadra matura al punto giusto e una a fine corsa è difficilmente visibile a priori, e i rischi dello scarso ricambio sono noti (a noi per primi!); Yakin ha scelto un approccio conservativo e toccherà a lui fare in modo che questo non si riveli un autogol, sarà lui a infondere linfa, entusiasmo ed energia a questo gruppo che si conosce fin troppo bene.

Il sogno proibito sono i quarti di finale ma il pragmatismo svizzero suggerisce di pensare una partita per volta, quindi sotto con il Camerun, poi si vedrà.

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Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

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