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8 min

- di Andrea Giachi

Mondiale 2022: guida al Belgio


La "Last Dance" per la generazione d'oro dei diavoli rossi. Riuscirà il Belgio a concretizzare quanto di buono costruito e fatto vedere in questi ultimi anni?


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


A discapito delle sue dimensioni piuttosto ridotte (ha una superficie di circa una volta e mezzo la Lombardia), il Belgio è uno Stato profondamente diviso.

Questo ha radici storiche dovute in primis alla sua posizione, che lo ha reso fin dall’antichità quale crocevia di lingue e popoli diversi, una sorta confine permanente situato nel cuore dell’Europa e “condannato” ad essere punto di incontro e di confronto.

Di fatto il Belgio è spaccato in due: a nord nella Regione delle Fiandre abitano circa due terzi della popolazione, i fiamminghi di lingua olandese; a sud c’è la Vallonia, con i suoi abitanti che parlano francese e sono all’incirca un terzo della popolazione.

Bruxelles, la capitale del Belgio, è un’anomalia nell’anomalia: dal 1989 è una regione a sé stante (la terza), ufficialmente bilingue ma de facto una specie di enclave francofona in territorio fiammingo. Le profonde divisioni tra le due macro-regioni comportano anche una grande fragilità del Governo centrale, basti pensare che nel 2020 sono stati superati i 600 giorni senza un governo con pieni poteri, un record che ha superato i 541 giorni raggiunti nel 2010.

Come spesso accade in quel rito di fruizione collettiva e condivisione chiamato “sport”, la nazionale di calcio costituisce uno dei rari momenti in cui le due anime del Paese, fiamminghi e valloni, si ricompongono almeno per 90'.

Dopo un decennio di grandi speranze e illusioni, che li ha visti primeggiare con continuità nel Ranking FIFA ma senza portare a casa nessun trofeo, si tratta dell'ultima grande chance per un gruppo estremamente iconico. Kevin De Bruyne, Thibaut Courtois, Eden Hazard, Axel Witsel, Dries Mertens, Romelu Lukaku Toby Alderwiereld, Jan Vertonghen sono stati e sono tutt’ora la spina dorsale di questa nazionale, dando la sensazione che il tempo da quelle parti non scorra.

Quella tra il 1985 e l’inizio degli anni ‘90 rappresenta una generazione con un concentrato di talento folle per un Paese che conta solo 11 milioni di anime, senza dubbio la più forte mai vista da quelle parti. Ad eccezione di Lukaku, parliamo di calciatori tutti sopra i 30 anni (alcuni ampiamente) e hanno superato le 100 presenze con la maglia belga.

Giocatori di prospettiva iniziano ad emergere, merito di un ottimo lavoro sui settori giovanili e anche di un campionato che -analogamente all’Eredivise, con cui si dice che prima o poi si fonderà- dà la possibilità ai talenti di sbocciare senza eccessive pressioni, ma al momento nessuno sembra ancora pronto per raccogliere un’eredità così pesante. Non a caso, l’unico ad essere inserito nelle ultime rotazioni è il 21enne Onana, arrivato quest’estate all’Everton.

La rosa

Quando ormai sei anni fa Roberto Martinez, tecnico spagnolo che ha la particolarità di non aver mai allenato in Spagna, si è seduto sulla panchina della nazionale, ha apportato una piccola rivoluzione copernicana passando dal marchio di fabbrica del 4-3-3 a un 3-4-2-1, che solitamente vede sulle fasce un laterale più offensivo (Ferreira Carrasco o Thorgan Hazard) abbinato a uno più conservativo (Castagne o Meunier). E’ una soluzione piuttosto logica, che consente alla squadra di ovviare all’assenza di terzini di livello (lo stesso Castagne si esprime meglio a tutta fascia), evidente soprattutto sull’out di sinistra, e di assecondare le caratteristiche di un team che dai centrocampisti in su ha tutti calciatori maggiormente dediti alla costruzione che alla distruzione.

Tra i pali giocherà ovviamente Thibaut Courtois, che dopo un periodo di apparente appannamento ha fornito una serie di prestazioni monstre nella scorsa Champions League culminate nella finale da MVP. Dietro la coperta rimane corta, perché Alderwiereld e Vertonghen sono ancora titolari inamovibili, ma sono lontani dai loro tempi migliori e soprattutto sul piano del passo potrebbero soffrire non poco il mismatch degli attaccanti avversari. Infatti, pur non essendo a loro agio nel coprire il campo alle loro spalle, il tecnico chiede spesso alla linea difensiva di rimanere alta in fase di gestione del pallone per facilitare il pressing in caso di perdita del possesso, e questo potrebbe costituire un problema non indifferente quando viene saltata la prima linea di pressione.

Per dare una dimensione della carriera infinita di Vertonghen in Nazionale, basti pensare che è diventato il recordman di presenze già 5 anni fa, nel 2017, e da allora ha continuato imperterrito ad accumulare gettoni (oggi siamo a 139).

Con il ritiro di Thomas Vermaelen, diventato nel frattempo assistente tecnico, è quantomeno finito il monopolio dello storico trio, e stanno iniziando ad affacciarsi dei profili interessanti per tentare di prenderne il posto. Sulla carta, a giocarsi il terzo posto nel cuore della difesa avremmo una vecchia conoscenza del nostro calcio, il 22enne Arthur Theate, passato in estate al Rennes per 19 milioni, il diciannovenne dell’Anderlecht Zeno Debast e il neo-acquisto del Leicester Wout Faes (24 anni). In pratica però in tre contano complessivamente solo 6 presenze, per questo è probabile che Martinez -come già fatto in Nations League- preferisca affidarsi all’arretramento di Dedoncker, che altrimenti potrebbe trovare poco spazio nel suo ruolo naturale.

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In mediana è infatti intoccabile un altro veterano, Axel Witsel, e il posto accanto a lui se lo giocheranno, probabilmente anche in base alle caratteristiche dell’avversario, il più creativo Youri Tielemans o il più fisico Amadou Onana. Il calciatore di origini senegalesi è ancora un po’ grezzo tecnicamente e sta vivendo una stagione non semplice nel disfunzionale Everton di Lampard, ma con il suo metro e novantacinque e la sua intensità può essere un fattore, soprattutto in una realtà in cui può permettersi di delegare la fase offensiva ad altri.

Detto degli esterni a tutta fascia, che dovrebbero essere con compiti diversi Carrasco (o Thorgan Hazard) sulla sinistra e Castagne sulla destra, dalla trequarti in su che si registra un’abbondanza di talento -e anche di convocati- decisamente fuori scala. De Bruyne, Eden Hazard, De Ketelaere, Doku, Vanaken, Trossard e Mertens sono teoricamente in competizione per sole due maglie, e questo lascia pensare che KDB potrebbe -soprattutto a gara in corso- arretrare in caso di necessità a fare il play.

Provando a fare ordine, anche qui Martinez dovrebbe sfidare il tempo e affidarsi al gruppo storico, riproponendo un film ormai decennale, e quindi ci si aspetta al fianco di KDB il capitano della selezione, Eden Hazard. Il Madridista è entrato da qualche anno (praticamente dal suo approdo alla Casa Blanca) nella fase “Gareth Bale” della carriera, nella quale il club diventa quasi una colpa da espiare e si trae gioia solo nell’indossare la maglia della nazionale. Per spezzare una lancia in suo favore, quantomeno non ha mai detto pubblicamente che nella lista delle priorità anche il golf ha una posizione di rilievo rispetto al Real.

Le ultime tristi annate hanno lasciato un forte senso di malinconia, e la speranza è che l’aria della Nazionale -che lo ha sempre atteso e coccolato- possa riaccendere la scintilla ad uno dei talenti più cristallini degli ultimi 20 anni, anche se la condizione fisica ormai non sembra essere dei migliori.

Se Hazard non dovesse ingranare, il principale indiziato a farne le veci è Leandro Trossard, 27enne del Brighton di De Zerbi, cresciuto moltissimo nelle ultime due annate e attualmente in forma strepitosa - è reduce da 7 gol in 14 match di Premier. Da quando è arrivato il tecnico italiano in sostituzione di Potter, ha amplificato la sua tendenza a partire da sinistra per poi accentrarsi rapidamente, e negli ultimi match ha tenuto una posizione media quasi da prima punta, giocando più alto di Welbeck. Non a caso, ha dichiarato di essere pronto a fare anche il falso nueve in Nazionale in caso di assenza di Lukaku.

Dries Mertens è senza dubbio al suo ultimo grande appuntamento, e troverà il suo spazio a gara in corso per attaccare gli spazi creati dal centravanti, mentre De Ketalaere e Vaneken partono indietro nelle gerarchie. La convocazione di Jeremy Doku è stata la vera sorpresa, dato che in stagione ha collezionato appena 1 gettone da titolare con il Rennes, e si spiega probabilmente con la voglia di avere una scheggia impazzita -un giocatore molto istintivo e potenzialmente devastante nel saltare l’uomo- da poter inserire all’interno di una squadra iper-tecnica quando questa rischia di diventare troppo cerebrale, o quando gli spazi si apriranno nella situazioni di vantaggio e si potrebbero creare praterie da attaccare anche grazie agli attacchi alla profondità di Lukaku.

L’interista fuggito e poi tornato è ovviamente il centravanti titolare sulla carta, posto che riuscirà a recuperare dal suo infortunio. Anche qualora dovesse farcela, non sarà semplice per lui presentarsi all’appuntamento nelle condizioni migliori, considerando la sua stazza. Quando non è stato a disposizione, Martinez ha sempre schierato Michy Batshuayi, eterna promessa mai mantenuta che 10 anni fa sembrava davvero forte, e invece da un paio di stagioni è finito nel campionato delle vecchie glorie, quello turco. “Il pipistrello” non offre certo la stessa fisicità e la stessa gamma di scorciatoie per risalire il campo di Lukaku, ma può vantare un’intesa molto rodata con i compagni di reparto, al contrario di Lois Openda, che in Qatar farà soprattutto esperienza in vista del futuro ma rischia di vedere il campo solo con il binocolo.

Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Il pronostico

Poche squadre possono vantare la ricchezza di soluzioni offensive che ha il Belgio: sono bravissimi a dettare i tempi del match e possono impostare lunghe fasi di attacco posizionale, risalendo il campo pazientemente con il pallone prima di innescare le connessioni tra i giocatori più avanzati, ma hanno anche la possibilità di verticalizzare subito su Lukaku, o di sfruttare le abilità in dribbling di Carrasco e Hazard per allargare il gioco e creare superiorità numerica sull’out. C’è poi sempre l’enorme classe di De Bruyne, che può far accadere qualcosa in ogni momento del match, anche contro le difese più chiuse.

Non dovrebbe aver problemi a far prevalere la sua maggiore qualità ed esperienza nella fase a gironi contro due realtà interessanti e ricche di hype come Canada, alla sua seconda partecipazione dopo Messico ’86, e Marocco, potenziale mina vagante con una batteria di fantasisti senza senso e due terzini che sarebbero titolari quasi ovunque. La sfida per la testa del gruppo dovrebbe essere con la Croazia vice-campione del Mondo, ma arrivare primi o secondi potrebbe fare ben poca differenza.

Il tabellone infatti non è stato clemente, e dagli ottavi prevede un incrocio con il girone E, quello di Spagna e Germania, per poi proseguire con un potenziale confronto ai quarti con Portogallo o Brasile. Per arrivare in fondo servirà quindi vincere uno scontro diretto dopo l’altro, e saranno due i fattori determinanti: se la squadra riuscirà a gestire lo squilibrio tra il suo calcio a vocazione offensiva, e la tendenza dei centrali di difesa a scappare all’indietro appena perso il possesso, lasciando così praterie centrali da attaccare; le condizioni in cui arriveranno molti dei titolari, Hazard e Lukaku su tutti. Se le risposte dovessero risultare soddisfacenti, questo gruppo potrebbe concedersi una last dance davvero di lusso, girando a proprio favore anche il fatto di essere “datato”.

Se dovessi ipotizzare un esito, azzarderei due scenari possibili: una dolorosa eliminazione agli ottavi, o un cammino trionfale fino alla sconfitta per 0-1 in finale.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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