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6 min

- di Massimiliano Bogni

Mondiale 2022: guida all'Australia


I rigori nello spareggio col Perù hanno regalato all'Australia l'accesso al quinto Mondiale consecutivo, nonostante un ricambio generazionale problematico. Quali ambizioni coltivare in Qatar?


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Il giallo e il verde. Il Sole e le immense distese nelle quali la Natura la fa ancora da padrone. L'anima e l'essenza della geografia dell'Australia sono impresse nei colori e sulla pelle dei Socceroos, che in Qatar rappresenteranno per la quinta volta di fila il continente oceanico ai Mondiali. Per farlo, tuttavia, la federazione australiana è dovuta giungere a un compromesso che avrà fatto storcere il naso ai puristi ma che, a conti fatti, era doveroso per ampliare gli orizzonti di uno sport secondario, nella terra del rugby e del cricket. Dal 2004, difatti, l'Australia è confluita nell'AFC, la confederazione calcistica asiatica. Fino al momento il 1974 aveva rappresentato l'unica eccezione a un cammino di qualificazione eccessivamente lungo e accidentato postosi tra le ambizioni australiane e la Coppa del Mondo.

Dal 2006 in poi, l'Australia non ha mai fallito l'obiettivo qualificazione. Il miglior risultato? All'esordio, in Germania. E sfido qualunque italiano maggiorenne a dimenticare quel tardo pomeriggio di Kaiserslautern, l'espulsione di Materazzi e il rigore trasformato da Totti all'ultimo che ci portò agli ottavi. Quella era l'Australia di Schwarzer, Bresciano, Kewell e Cahill, che insieme a Mile Jedinak avrebbero costruito la colonna vertebrale dei Socceroos sino al 2018. L'ultima vittoria nei gironi risale a Sudafrica 2010 (2-1 con la Serbia), ma solo nella prima edizione i verdeoro hanno superato la fase eliminatoria.

La sconfitta col Perù ha rappresentato l'ultima partita di Tim Cahill con la maglia della Nazionale, sancendo il punto di svolta tra due epoche del calcio australiano. Prima di (e con) Cahill, l'Australia si era sempre affidata a selezionatori stranieri per tentare di ripetere l'impresa di Hiddink in Germania. Né Verbeek, né Postecoglou né van Marvijk hanno centrato il bersaglio. L'unica vittoria, ottenuta nella terza gara di Sudafrica 2010, rappresenta il più grande rimpianto della recente storia del soccer australiano: sarebbe bastato un gol in più per passare come seconda, ma alle reti di Holman e di Cahill segue quella di Pantelic, e a passare è il Ghana. La Federazione, di conseguenza, ha cambiato rotta: a guidare la nazionale in Qatar sarà Graham Arnold, con una fugace esperienza sulla panchina dei Socceroos già nel 2007 e tanta esperienza maturata nell'A-League.

La qualificazione a Qatar 2022, come al solito, è stata tutt'altro che scontata: sconfitta da Giappone nel girone, l'Australia ha dovuto già visitare il Qatar per lo spareggio decisivo col Perù, proveniente dal girone sudamericano. Dopo la vittoria con gli Emirati Arabi Uniti, il finale con la nazionale di Lapadula non è stato per deboli di cuore: 0-0 al 120', il capitano Ryan sostituito prima del fischio finale in vista della lotteria dei rigori e l'eroe inatteso che para il penalty di Valera, al secolo Andrew Redmayne. Una carriera priva di squilli, trascorsa tra Brisbane, Melbourne e Sydney, resa eterna da una notte mediorientale. Dal Perù a Russia 2018, gli australiani hanno dovuto fare i conti di nuovo con gli andini per riassaporare il gusto dei Mondiali. Una vendetta, sportivamente parlando, covata per 1449 giorni: un piatto servito freddo, algido. Dai gol di Carrillo e Pablo Guerrero ai rigori di Al Rayyan: una rivincita dalla gestazione infinita, ma dall'epilogo catartico.

La rosa

Definire la compagine australiana in Qatar come quella più povera di figure simboliche e carismatiche dell'epoca recente non è blasfemo. La struttura che ha portato Arnold ad ottenere il pass per il Qatar si è fondata sull'organizzazione di un pacchetto difensivo privo di nomi altisonanti ma compatto e solido. A protezione della porta sarà ovviamente Matthew Ryan, capitano e figura di spicco dei Socceroos, dalle esperte alternative come l'eroe Redmayne e Vukovic. L'esclusione di grido è quella di Langerak, scelta che ha sollevato polemiche in patria. Altro tagliato eccellente è il centrale difensivo Sainsbury, che i più affezionati tifosi interisti ricorderanno per una fugace comparsa a San Siro: nessuna polemica, però, da parte del trentenne di Perth, che ha espresso sui social il tifo incondizionato per la nazionale. Il pacchetto dei centrali difensivi non comprende grandi leader, e i nomi sono quasi tutti sconosciuti: Bailey Colin Wright e Harry James Souttar, carneadi delle serie minori inglesi; Milos Degenek, nato nell'aprile 1994 a Knin (Croazia), ha optato per la nazionalità australiana, rinunciando alla possibilità di rappresentare la Serbia; Thomas Deng, australiano di Nairobi, giovanili al PSV e ora nella seconda serie giapponese. Nonostante l'esperienza garantita da Aziz Behich, due tra il giovane Nathaniel Atkinson e Kye Rowles (avversari della Fiorentina in Conference League con gli Heart of Midlothian) e Fran Karacic governeranno gli esterni di difesa. Il terzino del Brescia, dopo aver fatto la trafila delle nazionali giovanili con la Croazia, ha risposto alla chiamata di Arnold, vestendo la maglia della nazione d'origine della madre. Nella lista dei convocati è presente anche Joel King, già 4 presenze con i Socceroos e un semestre di esperienza in Superligaen con l'Odense.

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L'ex allenatore dei Central Coast Mariners ha presentato negli ultimi anni conformazioni fluide per centrocampo e attacco, preferendo un unico riferimento offensivo e gli inserimenti dalle linee arretrate. Al di là dei ruoli, in sede di presentazione è necessario indicare alcune figure di riferimento, schierate a prescindere dal modulo. Aaron Mooy, mediano del Celtic dal fugace passaggio al Manchester City, giunto a Glasgow dopo un paio di stagioni in Cina, sarà chiamato a dettare tempi e geometrie del centrocampo; Ryan Mcree, polivalente centrale dall'imprevedibile parabola che ha toccato Belgio, Stati Uniti e Championship; il capitano del St Pauli Jackson Irvine; il terzo esponente degli Heart, al secolo Cammy Devlin; il veronese Ajdin Hrustic, il più talentuoso e qualitativo qualora gli infortuni lo risparmiassero; Keanu Baccus, sudafricano d'origine che ha debuttato a settembre in nazionale A; l'ala del Sydney FC Matthew Leckie: dopo anni di spola tra Bundesliga e Zweite, il richiamo del sole aussie ha avuto finalmente la meglio.

Sulle ali spicca la personalità di Awer Bul Mabil, storia di commistione e integrazione: nato in Sud Sudan, sbarcato in Australia all'età di due anni, viene scovato dagli scout sempre abilissimi del Midtjylland. Dalla Danimarca, passando per Portogallo e Turchia, ora è al Cadice, dove non ha ancora trovato troppo minutaggio né gol. Parte dietro nella considerazione di Arnold un jolly come Craig Goodwin, trentenne dell'Adelaide: chissà che la conoscenza del clima arabo (tre anni in Arabia Saudita) possa fargli guadagnare spazio. Preferibilmente a destra, è possibile che trovi collocazione Martin Boyle, ala dell'Hibernian che ha recuperato giusto in tempo da un infortunio al ginocchio per rispondere alla convocazione di Graham Arnold. Non pensiate che si è dimenticato forse il nome più celebre alle nostre latitudini, data la recentissima esplosione con la Roma: neanche le insistenti chiamate di Graham Arnold hanno convinto Cristian Volpato a preferire la maglia verdeoro alla prospettiva di vestire quella azzurra. La sua elettricità e vivacità sulla trequarti avrebbe fatto comodo, ma come si dice? Al cuor non si comanda.

Tutti a contorno e sostegno di Mitchell Duke, assiduo frequentatore dei campionati asiatici e oceanici. La prima alternativa è Jamie McLaren, tornato in patria dopo le esperienze tedesche e scozzesi, che ha timbrato 5 volte in 72' dall'inizio dell'A-League. Un altro nome spendibile potrebbe essere Jason Cummings, in gol all'unica presenza nei Socceroos contro la Nuova Zelanda ma poco altro. Attenzione a Garang Kuol: nato anch'egli in Sud Sudan, precisamente a Khartoum, il diciottenne, promesso sposo del Newcastle, ha tutte le carte in regola per diventare il vostro prossimo giocatore di culto, ma non è detto che Arnold gli conceda troppo spazio sin dal Qatar.

Il pronostico

In un girone con Francia e Danimarca, sperare di arrivare agli ottavi, per questa Australia, è oggettivamente troppo. Gli avversari, quasi come uno scherzo del destino, sono quasi i medesimi di Russia 2018: al posto del Perù ci sarà la Tunisia, e sarà proprio con le Aquile di Cartagine che i Socceroos si contenderanno il terzo posto nel girone. L'Australia, anche a costo di essere drastici, è troppo povera qualitativamente, soprattutto in attacco, per provare ad impensierire squadre più blasonate, e lo spirito del gruppo non è ancora sembrato quello di un manipolo di trecento soldati a difesa delle Termopili, che aiuterebbe ad impostare partite di pura sofferenza e rinuncia a pretese offensive come si potrebbe abbozzare contro Eriksen o Mbappé.

Quella di Graham Arnold è una Nazionale nel pieno di un ricambio generazionale: i risultati e le ambizioni non sono riposti in questi Mondiali, bensì per le prossime rassegne internazionali, a partite dalla Coppa d'Asia. I semi, però, devono essere prima o poi gettati, se si vorrà un giorno raccoglierne dei frutti: che sia Qatar 2022 la prima coltivazione? Il popolo australiano se lo augura, a prescindere dai punti o dai gol. Anche solo per onorare e non rendere invano il miracolo di Redmayne del 13 giugno.


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Bergamasco dall'ultimo refolo del secolo scorso. Laureato in Lettere obtorto collo, lontano dall'essere inquadrato e istituzionalizzato. Attualmente anoressico e depresso, ma ci stiamo lavorando. Calcio, pallacanestro, tennis, ciclismo, chi più ne ha più ne metta: lo sport è evento, storia, emozione, comunicazione. Vita, in parole povere.

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