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5 min

- di Alessandro Ginelli

Mondiale 2022: guida alla Danimarca


La Nazionale più polemica verso il Mondiale in Qatar è anche tra quelle che si sono qualificate meglio. Dopo la semifinale europea la Danimarca ha le carte per giocarsi anche un grande Mondiale.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Quando si mette piede in Danimarca, ancor prima che dall’odore di legno bagnato e pane di segale, si viene investiti da un profondo senso di equilibrio. Una boccata di coerenza condita di abbondante serenità che non sorprende più di tanto se si considera che che tra le nazioni che parteciperanno al Mondiale in Qatar (dato che Teemu Pukki con i suoi gol non è riuscito nell’impresa di qualificare la Finlandia) la Danimarca è classificata come la più felice in assoluto, secondo quanto riporta il World Happiness Report 2022. Eppure, nonostante (e al tempo stesso a causa) di queste solide certezze, poche cose sono state davvero equilibrate nell’avvicinamento della Nazionale danese al Mondiale in Qatar.

Il ciclo di bellissime grafiche con cui il nostro Lucio Pelliccioni ha dato una coerenza stilistica al nostro progetto di “Guida al Mondiale 2022” risulta particolarmente efficace per introdurre cosa voglia dire partecipare a “questo” Campionato del Mondo per la Nazionale guidata da Kasper Hjulmand: un approccio dai due volti, in chiaroscuro. Tra le 32 squadre partecipanti la Danimarca è quella che ha affermato più volte la sua contrarietà a partecipare a Qatar 2022, ma al contempo è indiscutibilmente quella che si è impegnata di più sul campo per raggiungerlo, con un percorso a tratti irripetibile che gli ha permesso di essere la seconda compagine europea a staccare il pass. Dopo la Germania, ma prima del Belgio, della Francia e di molte altre big (tipo l’Italia, tanto per dare una stilettata al nostro e al vostro cuore).

Arrivare in grande stile a una competizione che stride con i tuoi più rigidi principi morali è una cosa che funziona poco per gente etica come i danesi e non è un caso che di polemiche se ne siano susseguite parecchie. Mentre in molti altri paesi le convocazioni del commissario tecnico si sono prese le prime pagine dei giornali, in Danimarca la gente ha parlato solamente della crociata dello sponsor tecnico Hummel, che ha proposto due divise dal forte significato anti-Qatar, immediatamente respinte dalla FIFA. Oppure del giornalista interrotto in diretta tv da alcuni agenti di polizia qatarioti che hanno minacciato di distruggergli la videocamera senza un apparente motivo.

In un clima di questo tipo, però, non va dimenticato il percorso incredibile della Danimarca, che nel suo girone di qualificazione (con Austria, Israele, Scozia, Moldavia e Isole Far Oer) ha fatto segnare 9 vittorie consecutive con 30 gol segnati e solamente 1 subito, prima di perdere per 2-0 in Scozia l’ultima, ormai inutile, partita del girone. Un rendimento altisonante, originato anche in questo caso da un chiaroscuro.

Il gruppo che si prepara a stupire in Qatar è stato infatti cementato nel dramma ancora vivissimo del momento in cui i calciatori si sono riuniti in cerchio a proteggere il proprio giocatore simbolo, crollato con la faccia nel prato in un momento fuori script dell’ultimo Europeo. Quell’episodio tragico è evidentemente stato il motore della riscossa danese nel calcio che conta, e ora che anche Christian Eriksen è tornato in campo, a Copenhagen così come in tutte le città del Paese si sentono pronti a tutto.

La rosa

Non vorremmo essere ripetitivi (anche se temiamo di esserlo già stati), ma pure la composizione della rosa danese ha due volti, in questo caso uniti da una linea di appartenenza capace di congiungere due generazioni di talenti diversi tra loro. Nel mezzo, a tracciare il solco con un bastone da vecchio saggio, c’è il demiurgo di questa Nazionale: il Commissario Tecnico Kasper Hjulmand. Hjulmand è uno, per intenderci, che al primo anno sulla panchina del Nordsjaelland è riuscito a portare la squadra al titolo. Un uomo dalle idee molto più mediterranee che nordiche, soprattutto in ambito calcistico, che chiede alla propria squadra di esprimersi in velocità e di pensare in maniera verticale.

Passando agli interpreti: la porta è blindata dall’antica tradizione che dice “una Danimarca senza Schmeichel in porta non si dà”. Davanti a Kasper figlio di Michael, la linea a 4 è guidata dal capitano e leader carismatico Simon Kjaer al cui fianco dovrebbe giocare Andreas Christensen, recentemente passato dal Chelsea al Barcellona, e questa è una coppia da prime 8 del Mondiale 2022 nell’opinione di chi scrive. Il terzino destro è forse il punto debole della squadra, alle volte viene adattato l’ex Sampdoria Joachim Andersen, altre volte gioca Kristensen del Leeds, altre ancora l'ex Udinese Stryger-Larsen. Non granché, ma questo fatto viene fortunatamente bilanciato dal fatto che il legittimo proprietario della fascia sinistra, Joakim Maehle, quando indossa la maglia della Nazionale sembra un Marcelo che ha mangiato molto Smørrebrod

"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Dalla metà campo in su la qualità oggettivamente è tanta, probabilmente come non ce n’era stata mai nella storia della Nazionale. Le chiavi della squadra sono di Christian Eriksen che verrà vigilato da due fidi scudieri come Thomas Delaney e Pierre-Emile Højbjerg. Quest’ultimo ha incontrato nell’ultimo anno l’apparizione di Antonio Conte che lo ha trasformato in un giocatore strepitoso e poi è un danese che si chiama Pierre-Emile quindi non potete non volergli un bene dell’anima. Occhi anche su Jens Lindstrom, che sta facendo una grande stagione nelle fila dell'Eintrach Francoforte.

Là davanti è veramente una lotteria, ragion per cui ci limiteremo a riportare i nomi: Damsgaard, Skov Olsen, Wind, Braithwaite, Dolberg, Hojlund, Cornelius e Yussuf Poulsen. Molto del destino della Danimarca passerà dalle capacità del CT di azzeccare il tridente giusto per la partita giusta, ma volendoci sbilanciare vi diciamo su quale cavallo scommetteremo noi: Andreas Skov Olsen. A Bologna lo ricordano meteora, ma a Brugge sta trovando continuità in una squadra che ha rischiato di vincere il proprio girone di Champions League. In Italia tra l’altro l’aveva portato Walter Sabatini e dopo aver visto “Salvezza 7 per cento” su Dazn ci butteremmo in mezzo alle fiamme per Walter.

Il pronostico

L’inserimento nel girone D con Francia, Australia e Tunisia è un sorteggio piuttosto benevolo che renderebbe ogni risultato diverso dalla qualificazione agli ottavi un fallimento. La strada segnata porta al secondo posto e all’incrocio con l’Argentina, grande favorita del gruppo C e squadra dotata di caratteristiche che potrebbero mettere in grande crisi l’organizzazione danese. Il pronostico più sensato è quindi l’eliminazione agli ottavi con sconfitta a testa alta ai supplementari dopo serpentina di Leo Messi che infila alle spalle di Schmeichel

Vi voglio proporre però anche un altro scenario. Dal 2006 in poi la squadra Campione del Mondo in carica è sempre stata eliminata nella fase a gironi del Mondiale successivo (Italia 2010, Spagna 2014 e Germania 2018). Se la Francia, che qualche fragilità la ha dimostrata e che in Nations League ha recentemente perso 2 volte su 2 con la Danimarca, dovesse floppare, allora per Eriksen e il suo gruppo di amici si aprirebbe una strada veramente interessante che potrebbe portarli addirittura fino alla semifinale. Voli pindarici? Forse. Sicuramente Kylian Mbappé non è d'accordo con questo plot.


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Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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