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3 min

- di Massimiliano Bogni

Considerazioni sparse post Messico-Polonia (0-0)


Proprio vero che chi ha il pane non ha i denti e viceversa: quale altro risultato tra Messico e Polonia se non uno 0-0?


- Rispetto alle previsioni della vigilia, due totem come Guardado e l'acciaccato Jimenez siedono in panchina, accanto al Tata Martino. Se El Tri sorprende nella scelta degli uomini, la Polonia lo fa a livello tattico: ci si sarebbe attesi una difesa a 3, mentre lo schieramento iniziale vede una linea a 4. I ritmi della prima frazione sono dettati dai centramericani: le rare fasi di pressione alta e la ricerca del cambio di gioco alle spalle degli esterni polacchi hanno creato qualche grattacapo alla difesa di Michniewicz. Un colpo di testa di Vera e la conclusione al finire di tempo di Jorge Sanchez sono gli unici reali pericoli, ma sono pur sempre qualcosa. Il confronto con l'asettica fase offensiva della Polonia è impietoso: Lewandowski pare disperso nel deserto della metà campo avversaria, ricercando una fonte d'acqua ma sbattendosi sui miraggi a forma di oasi verdi della maglia di Moreno e Montes. Vedere il 9 del Barcellona e Zielinski castrati in questa maniera fa venire il prurito alle mani, ma finché ci sarà Glik a terra in area avversaria in seguito a uno scontro aereo su calcio d'angolo si potrà omologare una partita dei biancorossi;

- Lo spartito della ripresa non cambia: a meno che il Messico non decida di autosabotarsi, addormentandosi in uscita palla senza che Lewa e compagni facciano chissà cosa per forzare un errore, la Polonia non farebbe nulla per invertire la rotta. Il "rigore" (virgolette non casuali) sprecato da Lewandowski ne è ulteriore conferma: lo Stadium 974, a chiara trazione tricolore, aumenta i decibel e supporta le folate messicane, ma non è sufficiente per sbloccare il punteggio. Né la spizzata di Martin sulla conclusione di Alvarez né Vega sorprendono l'attento Szczesny, mentre l'obsoleto Krychowiak spaventa Ochoa prima su angolo e all'ultimo da fuori. La cosa più emozionante del finale di partita? Oltre alla pallonata in pieno volto a Glik, è la notizia della rescissione di CR7 con lo United. E abbiamo detto tutto;

- Limitandosi al primo tempo, non v'è un singolo giocatore della Polonia a distinguersi in positivo. Quelli più dotati sono limitati dalla strategia estremamente conservativa di Michniewicz, mentre la difesa ha mostrato oggettivi limiti senza trovarsi davanti esattamente a Messi-Suarez-Neymar. L'idea di un blocco basso e transizioni lunghe è concretizzata a metà, quella nella propria metà campo. Zalewski, sostituito all'intervallo, è lontano parente dell'esterno tarantolato visto con Mou, Zielinski ha le ali tarpate, Lewandowski conferma il rapporto non idilliaco con in Mondiali. L'unico sopra il par è Kaminski, "il Foden di Polonia" agli occhi di Alberto Rimedio. I cambi nel secondo tempo restituiscono solo parzialmente vigore alla Polonia: Michniewicz deve farsi un esame di coscienza. Ha senso continuare a rinunciare per 87' a Milik?

Almeno per l'impegno profuso, i tre punti sarebbero dovuti essere appannaggio dei messicani. A prescindere, pensare che (almeno) una tra Messico, Polonia e Arabia Saudita passerà alla fase a eliminazione diretta non fa che aumentare i rimpianti e i rimorsi di chi, sul divano di casa, può dedicarsi dolorosamente all'arte del rimuginio. E far pensare che, in fondo, il livello di una nazionale che ha attinto per quasi la metà dei suoi elementi dal nostro campionato non può essere molto più alto di quello espresso da una squadra che fatica a contenere il Messico e, nell'unico caso in cui le capita l'occasione di segnare, la getta amaramente al vento.

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Bergamasco dall'ultimo refolo del secolo scorso. Laureato in Lettere obtorto collo, lontano dall'essere inquadrato e istituzionalizzato. Attualmente anoressico e depresso, ma ci stiamo lavorando. Calcio, pallacanestro, tennis, ciclismo, chi più ne ha più ne metta: lo sport è evento, storia, emozione, comunicazione. Vita, in parole povere.

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