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3 min

- di Matteo Petrera

Considerazioni sparse post Senegal-Olanda (0-2)


La partita che tutti ci aspettavamo è rimasta solo nella nostra testa. Il gol di Gakpo permette all'Olanda di sbloccare un match che ci ha fatto sbadigliare, e la fortuna continua a voltare le spalle al Senegal.


- All'Al Thumana Stadium va in scena la partita più attesa del Girone A, tra le due squadre favorite per il passaggio del turno e potenziali sorprese dell'intera manifestazione. Il Senegal è orfano del suo giocatore simbolo, Sadio Mané, che si è dovuto arrendere a distanza di pochi giorni dall'inaugurazione. L'Olanda ha la possibilità di partire con il piede giusto e aprirsi sin da subito la porta della qualificazione, considerando il livello mostrato ieri dal Qatar che rasenta l'imbarazzo. In questo tipo di competizioni, con tre partite invece che sei nella fase a gironi, è fondamentale iniziare con una vittoria. Per nutrire la testa e il cuore di buone sensazioni;

- Tutte le nostre aspettative di assistere ad un match aperto, affrontato a viso aperto e senza esclusioni di colpi, si schiantano contro la difesa schierata del Senegal e il possesso sterile degli Oranje. Le occasioni da gol nel primo tempo si contano sulle dita di una mano, e nella seconda frazione di gioco il trend non cambia. Anzi, curva leggermente verso il basso. Tutto sembra destinato a terminare con un noioso 0-0, ma nel momento più inaspettato colpisce il giocatore che di secondo nome fa "imprevedibilità", Cody Gakpo. Allo scadere la squadra di van Gaal trova il raddoppio con il subentrato Klaassen, con un Senegal che francamente non se lo meritava;

- L'Olanda ha vinto una partita sporca, che fino all'intuizione di de Jong e alla testa di Gakpo sembrava sorridere maggiormente agli africani. Gli oranje cercano sin dal 1' di fare la partita, di circondare il Senegal con il possesso di palla, ma risultano troppo statici e sorprendentemente imprecisi per fare male a Mendy. L'interruttore della squadra è Frenkie de Jong, che nel primo tempo si accende e si spegne, sbagliando tanto, troppo. Nel secondo la lampadina sembra essersi fulminata, fino a quando il centrocampista blaugrana trova un lampo, la traccia geniale per la spizzata di Gakpo. L'esterno del PSV è uno dei più attesi, è il jolly di van Gaal; oggi risolve una partita dopo aver navigato nel nulla per più di 80', galleggiando da destra alle vie centrali, senza riuscire a incidere. Particolarmente in difficoltà è sembrato Matthijs de Ligt, che ha sofferto maledettamente Ismaila Sarr dalla sua parte. Non bene nemmeno Bergwijn e Janssen, con quest'ultimo che ha fatto spazio a Depay nel secondo tempo, più incisivo;

- Il Senegal ha un'assoluta mancanza di fantasia. L'infortunio di Mané taglia le gambe ad un reparto offensivo con tanta corsa, ma troppo poca inventiva, che alla fine della fiera risulta prevedibile. Tutto si riduce ad Ismaila Sarr, il più pericoloso, il più propositivo, quello con più idee. E' incredibile come un giocatore come lui giochi solo in Championship, la "Serie B" d'Inghilterra. Dall'altra parte si fa vedere l'esterno del Monaco Krépin Diatta, che con le sue accelerazioni crea qualche grattacapo ad Aké. Gli africani pagano un'insufficiente cattiveria sotto porta e la prevedibilità di cui parlavamo poco fa, ma oggi non potevano fare di più. La Fortuna sembra di nuovo voltar loro le spalle, con gli infortuni di Kouyaté e Diallo che si aggiungono ad una sconfitta che possiamo definire immeritata. Dia ha fatto quello che ha potuto, ma il terzetto difensivo olandese rimane uno dei migliori dell'intera competizione.;

- L'Olanda ha trovato tre punti d'oro. Il Senegal a questo punto dovrà giocarsela con l'Ecuador, che ha fatto vedere belle cose nella partita di ieri, contro un avversario che però non può costituire un indicatore esaustivo. E' una vittoria che dà morale e permette agli oranje di giocare con più tranquillità, divertendosi, senza la paura di sbagliare. Emerge poi un aspetto di fondamentale importanza, soprattutto in queste competizioni: la personalità. Quella che ti accompagna anche quando la partita sembra già indirizzata, che ti prende per mano e ti conduce alla vittoria. Un po' come è accaduto oggi.

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Classe 2003. Nasce lo stesso giorno di Luciano Spalletti. È sin da piccolo appassionato di sport, con il sogno nel cassetto di diventare telecronista. Inizia a giocare a tennis a sei anni, dopo aver visto il dodicenne Alexei Popyrin trionfare in un torneo giovanile. Con il tennis ha smesso e ora studia Scienze Politiche.

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