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- di Luigi Vincenzo Repola

Mondiale 2022: guida al Qatar


Sembra la cenerentola del torneo ma il Qatar partecipa al Mondiale da Campione d'Asia in carica. Una nazionale cresciuta in fretta grazie ai forti investimenti della monarchia.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Sarebbe troppo facile dire che la dinastia Al Thani ha iniettato nelle casse della federazione talmente tanti di quei soldi che, tra impianti, allenatori europei trasferitisi nel Golfo Persico e giocatori stranieri naturalizzati, la nazionale qatariota è riuscita a vincere la Coppa d’Asia 2019, dando così anche un senso logico alla presenza ad una Coppa del Mondo. Sarebbe troppo facile anche perché in parte è vero. Dal 2004 la famiglia reale ha speso cifre enormi, tanto per cominciare creando la Aspire Academy, con l'obiettivo dichiarato di dare al Qatar una selezione nazionale di calcio degna di questo nome. Ma c'è altro.

Prendiamo il caso della Coppa d'Asia vinta tre anni fa in finale contro il Giappone.

Prima di arrivare al match decisivo contro i nipponici, il Qatar ha battuto avversari tecnicamente più forti sulla carta, ad esempio, la Corea del Sud. E questo è avvenuto con una squadra composta in buona parte da giocatori nati in Qatar. Solo 6 su 23 erano naturalizzati. Tra questi sei, però, rientra il trascinatore della squadra Ali Almoez, nato in Sudan e capace di segnare 9 gol in 7 partite. Il capocannoniere del torneo, così come l'intero gruppo dei calciatori presenti alla Coppa d'Asia, è cresciuto nell'accademia voluta dalla famiglia reale.

Gol di Almoez in finale in rovesciata: non male

L'academy è legata al progetto Football Dreams, che ha il dichiarato obiettivo di scovare i migliori talenti tra i giovani ragazzi di 16 Paesi diversi. Una selezione che dal 2007 ha coinvolto oltre 3,5 milioni di ragazzi in buona parte provenienti dal continente africano. Dei migliaia di aspiranti calciatori visionati ogni anno, solo 50 entrano nell'accademia. L'Aspire usufruisce di fondi praticamente illimitati, di impianti da top team mondiale e dà ai suoi giovani la possibilità di crescere in Europa nelle due società acquistate dall'accademia: l’Eupen in Belgio e la Cultural Leonesa in Spagna.

Football Dreams e Aspire Academy hanno fatto crescere il movimento calcistico qatariota in modo evidente. I primi risultati importanti hanno iniziato a vedersi già dai campionati giovanili. Il Qatar ha trionfato nella Coppa d'Asia Under-19 del 2014 e ha raggiunto la semifinale nelle edizioni Under-23 del 2016 e del 2018. Sempre con selezioni composte in buona sostanza da giocatori cresciuti nella Aspire, alcuni naturalizzati ma per la maggior parte nati in Qatar. In considerazione del numero di abitanti - poco più di 2,7 milioni, di cui una parte sostanziale composta da immigrati e operai stranieri - soltanto un utilizzo scientifico dei fondi della famiglia reale ha reso possibile dei risultati sportivi di rilievo per la piccola nazionale del Golfo Persico.

Oggi il Qatar è guidato da Felix Sanchez Bas, ex allenatore delle giovanili del Barcellona, portato nel Golfo Persico per il progetto Aspire Academy. Il legame tra la Aspire e il calcio spagnolo è stretto e profondo: tra i numerosi professionisti stranieri giunti in Qatar per lavorare nell'accademia molti sono sagnoli: Xavi, Roberto Olabe (attuale DS della Real Sociedad), Miguel Angel Ramirez (famoso per aver poi esportato il metodo in Ecuador, all'Independiente del Valle, con cui ha vinto la Coppa Sudamericana nel 2019).

La rosa

Sanchez Bas ha cominciato la sua traiettoria di selezionatore nelle nazionali giovanili qatariote, portandole ai risultati importanti della seconda metà degli anni 10 del Duemila. Poi nel 2017 ha preso la guida della nazionale maggiore. Generalmente il suo Qatar si dispone con un 3-5-2, con due esterni molto bassi che rendono la difesa praticamente a cinque. Nonostante la scelta di un allenatore proveniente dalla cantera del Barcellona, l'idea di gioco della nazionale è sostanzialmente difensiva, per non dire catenacciara. Il baricentro resta basso in fase di non possesso per sfruttare la capacità di copertura degli spazi dei tre difensori centrali. L’obiettivo una volta riconquistata palla è provare a riaprire il gioco in velocità sugli esterni oppure direttamente sulle punte, che attualmente sono tra i due giocatori di maggiore talento.

La squadra ha nel trentunenne Hassan Al-Haydos il suo fulcro tecnico e carismatico. È il capitano a gestire i ritmi delle transizioni, partendo da posizione centrale. Al-Haydos ha sempre giocato per l'Al-Sadd, in Qatar, ed è primatista di presenze con la nazionale nel Golfo. Partito da ragazzo come ala destra, negli anni ha accentrato la sua posizione ed è diventato colui che gestisce il tempo di gioco della squadra. Un numero 10 che, in un banale parallelo con il calcio europeo, ricorda nei movimenti e nella fisionomia Bruno Fernandes, con le scontate e dovute proporzioni.

Il livello di sviluppo raggiunto dal calcio qatariota si nota anche nella qualità di altri tre calciatori: Ali Almoez e Akram Afif, le due punte centrali, e Abdelkarim Hassan, uno dei tre centrali difensivi. Di Almoez abbiamo già parlato - recordman di reti segnate in una singola edizione Coppa d'Asia, nel 2019. Afif e Hassan invece sono stati premiati "Giocatore asiatico dell'anno" rispettivamente nel 2019 e nel 2018. Loro tre insieme ad Al Haidos sono il nucleo fondante della nazionale qatariota.

Qualificata d'ufficio al Mondiale senza passare dalle qualificazioni, la nazionale del Qatar ha trascorso gli ultimi mesi da globetrotter, disputando amichevoli in giro per il mondo. Tra luglio e agosto ne ha giocate due con Lazio e Fiorentina, finite entrambe 0-0. L’ultimo match pre-mondiali lo ha disputato in Austria, contro il Cile. Il Qatar ha fatto bella figura, pareggiando 2-2 con un gol di Afif per l’1-1 e un altro, bellissimo, di Al-Haydos. Questo qui sotto:

Prima della partita con la roja, la nazionale qatariota era stata sconfitta sia dal Canada, sia dall’Under 23 della Croazia. Due partite abbastanza negative (perdere 3-0 contro le giovanili della Croazia può far temere la figuraccia per il Mondiale), che avevano rovinato un buon 2022 nel quale il Qatar non aveva mai perso.

Il pronostico

Sorteggiata nel girone A della Coppa del Mondo, la squadra di Sanchez Bas aprirà la competizione tra poche ore sfidando l'Ecuador, in un gruppo composto anche da Senegal e Olanda. Come spesso accade per i padroni di casa il sorteggio non è stato troppo negativo, ma le possibilità per il Qatar di superare la fase a gironi restano modeste. Molto dipenderà dalla partita d'esordio contro l'Ecuador: una vittoria potrebbe cambiare lo scenario e rendere il Qatar una candidata credibile, specie se il Senegal il giorno dopo dovesse perdere con l'Olanda. Un obiettivo più alla portata del Qatar, comunque, è provare in una delle tre partite a raggiungere la prima storica vittoria in un Mondiale.

Sarebbe abbastanza per dimostrare la potenza internazionale del piccolo Stato agli occhi del pianeta? Forse. Ma, alla fine, il giudizio definitivo sul lavoro di Sanchez Bas lo darà la famiglia reale Al Thani, coloro che hanno speso miliardi di dollari pur di giocarsi questa opportunità.


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