Logo sportellate
, 19 Novembre 2022

Mondiale 2022: guida all'Uruguay


Con una squadra sul procinto del rinnovamento, ricca di nuove leve affamate (Valverde, Pellistri, Nunez) ma sempre legata a leggende ormai al canto del cigno (i totem Godin, Suarez e Cavani), l'Uruguay si candida ad essere una delle nazionali più intriganti del mondiale.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


L'Uruguay sarà tra le 32 squadre che, dal 20 novembre fino al 18 dicembre, giocheranno la fase finale della Coppa del Mondo: non è di certo una novità, visto che parliamo di una selezione che ha fatto la storia del calcio, vantando 15 vittore in Copa America (primato continentale insieme all'Argentina) e ben due Mondiali, pur se molto datati (1930, 1950), a cui si aggiungono tre piazzamenti in semifinale, l'ultima volta nel 2010. Eppure non possiamo fare a meno di stupirci ogni volta di fronte a uno dei più grandi misteri della storia del calcio. L'Uruguay è uno stato piccolissimo (circa la metà dell'Italia) con una popolazione che a malapena supera i tre milioni di abitanti (poco più della sola popolazione di Roma, per capirci), più della metà concentrati nella sola capitale Montevideo.

La continuità con la quale dal Paese emergono da sempre alcuni dei calciatori più forti del mondo - dagli storici Ghiggia e Schiaffino (autori della vittoria mondiale nel '50 contro il Brasile, poi ribattezzata Maracanazo) fino all'avanguardia del Pajarito Valverde e Darwin Nuñez, passando per talenti del calibro di Francescoli, Recoba, Forlan, Suarez e Cavani - è semplicemente inspiegabile. Il movimento uruguayano è calcisticamente una realtà a sé stante, diversa da tutte le altre nel mondo, che crea atmosfere magiche quasi senza volerlo. Spesso ci ricordiamo dell'Uruguay come una nazionale coriacea, aggressiva, intrisa della stereotipica "garra", ma sarebbe quantomeno ingeneroso trascurarne la qualità, l'imprevedibilità del talento.

La rosa

È un momento di profondi cambiamenti per il calcio uruguagio, a cominciare dalla guida tecnica: dopo 15 lunghi anni e 135 panchine (recordman assoluto in quanto a longevità come commissario tecnico di una nazionale) si è interrotto l'idillio con "El Maestro" Oscar Washington Tabarez, sostituito dal classe '75 Diego Alonso, che dopo una discreta esperienza tra Messico e Stati Uniti torna in patria per accettare la sfida più ardua di tutte. E non solo per l'enorme eredità che un monumento come Tabarez lascia sui suoi successori, ma anche per la situazione della Celeste in ottica mondiale: a quattro partite dalla fine, momento in cui Alonso ha assunto il comando della squadra, l'Uruguay veniva da quattro sconfitte consecutive (l'ultima un secco 3-0 a La Paz contro la Bolivia) e veleggiava mestamente al settimo posto del girone di qualificazione, esclusa persino dallo spareggio con la quinta asiatica. Tuttavia, come potete facilmente intuire dal fatto che in questo pezzo si parli di Uruguay e non di Peru o Colombia, Alonso è riuscito a dare la sterzata decisiva, guidando i suoi fino al terzo posto finale (dietro le inarrivabili Brasile e Argentina) con quattro successi ottenuti in altrettante partite rimaste.


"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Alonso ha trovato la quadratura del cerchio rispolverando la più classica coperta di Linus, ovvero l'ordinato 4-4-2 che sempre torna comodo a squadre e allenatori in difficoltà: l'interpretazione tattica di questo modulo storico da parte dell'Uruguay è però quantomeno originale. Di solito la celeste lo declina con un terzino destro bloccato, che funge in fase di possesso come centrale aggiunto, in modo da garantire al suo opposto maggior libertà offensiva in ampiezza, garantita dai tagli verso l'interno del campo da parte dell'esterno sinistro, solitamente un trequartista d'origine come De Arrascaeta o De la Cruz.

Il giocatore perfetto per questo tipo di scivolamento al centro della difesa è Ronald Araujo del Barcellona, recuperato in extremis da un'operazione chirurgica: nel caso in cui la forma dovesse essere ancora deficitaria è pronto Guillermo Varela del Flamengo, tuttavia non è da escludere a priori la vecchia gloria Martin Caceres, difensore molto duttile che nell'arco di tutta la sua lunga carriera ha interpretato il ruolo di terzino destro proprio nella maniera desiderata dal neo c.t.

Pochi dubbi invece sugli altri componenti della difesa: a presidiare il centro si saranno il totem Diego Godin e il nuovo luogotenente del Cholo Simeone: José Gimenez e . Come terzino sinistro, che come già detto in fase di possesso ha più compiti di spinta che di copertura, Alonso si affida a Mathias Olivera del Napoli. Il quartetto difensivo farà di tutto per difendere la porta di Sergio Rochet, che dall'arrivo di Alonso in panchina ha definitivamente soppiantato l'ex Lazio Muslera.

Il reparto più intrigante di questo nuovo corso uruguayano è il centrocampo. Grazie all'esplosione sulla scena mondiale di Federico Valverde, uomo chiave del Real Madrid neo campione d'Europa, che con i suoi tiri alla Holly e Benji garantisce non solo polmoni ma anche soluzioni offensive, e alla contestuale crescita di Rodrigo Bentancur da quando è arrivato al Tottenham sotto la guida di Conte. I due gioiellini della celeste (rispettivamente classe '98 e '97) si candidano già di prepotenza come una delle coppie di centrocampisti più complete e interessanti dell'intera competizione.

Non vanno sottovalutati neppure i potenziali backup, ovvero l'ex Fiorentina Lucas Torreira e Matias Vecino, che tornando a lavorare con Sarri alla Lazio sembra stia tornando ai suoi antichi fasti. Sulle fasce, oltre al già citato ballottaggio tra De Arrascaeta e De la Cruz a sinistra, occhio al giovanissimo Facundo Pellistri: classe 2001 in forza al Manchester United, è un prototipo di ala che fuori dal Sudamerica è difficile trovare. Innamorato del pallone, che conduce rigorosamente con il sinistro, proverà a dare alla manovra rigida dell'Uruguay un po' di imprevedibilità.

Come accade da più di un decennio, in attacco l'Uruguay ha l'imbarazzo della scelta: Alonso può infatti affidarsi alla coppia di mille battaglie, quella degli amici d'infanzia (sono nati entrambi a Salto a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro): Luis Suarez ed Edinson Cavani - rispettivamente primo e secondo marcatore all-time della Celeste. Se invece si rivelerà necessaria, come è parso negli ultimi anni, una ventata d'aria fresca ad accompagnare uno dei due senatori, ecco che scalpita una potenziale macchina da guerra come Darwin Nuñez, trasferitosi in estate al Liverpool per 100 milioni, che è pronto a contendersi il titolo di migliore centravanti del futuro con Haaland.

Il pronostico

L'urna non ha di certo aiutato l'Uruguay, pescata nel gruppo H con Portogallo, Ghana e Corea del Sud, uno dei gironi più interessanti ed equilibrati della prima fase. Una prima fase che sarà decisiva per le sorti della "Celeste": se infatti non dovessero esserci clamorosi ribaltoni, in positivo come in negativo, il cammino di Suarez e soci dovrebbe interrompersi già agli ottavi, quando dopo un girone chiuso al secondo posto dietro il Portogallo l'Uruguay si vedrà la strada sbarrata dal favoritissimo Brasile.

Per alimentare le speranze di un nuovo miracolo uruguagio c'è infatti bisogno di vincere il proprio raggruppamento: un ottavo di finale contro Serbia oppure Svizzera non sembra sulla carta impossibile, per poi giocarsi tutto ai quarti contro (presumibilmente) una tra Belgio, Spagna e Germania. Insomma, per l'Uruguay si fa sul serio già dalla primissima sfida, in programma per le 16:00 ora italiana del 24 novembre contro la Corea del Sud: il mantra, per l'Uruguay, è "vietato sbagliare".


  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

pencilcrossmenu