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, 18 Novembre 2022

Mondiale 2022: guida all'Argentina


Per l'Argentina sarà l'ultimo Mondiale di Lionel Messi ed il primo senza Diego Armando Maradona.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


La sempre attesa. L'eterna delusione. La Godot dei campionati del mondo. L'Argentina è da decenni una delle selezioni con maggiore talento tra le candidate alla vittoria finale. L'Argentina è anche quella che, però, vince quando porta in campo solo il suo spirito. Afflitta dalla perdita di D10S. Lo spirito guida a cui tutti guardano come eterno riferimento. Ingombrante.

Specie per un calciatore: Lionel Messi. Del resto Diego è stato l'ultimo a portare la Coppa del Mondo a Buenos Aires, nel lontano 1986. Troppo tempo. Lionel Scaloni, col suo calcio pragmatico – nato e forgiatosi negli anni in cui Scaloni ha giocato in Serie A con Atalanta e Lazio – ha creato, nello scetticismo generale, un gruppo solido e compatto, capace di dar forma compiuta all'enorme talento della delantera.

Quel talento che si forma tra le strade di Rosario e Buenos Aires, dove i bambini ancora oggi si sfidano immaginandosi di essere Di Maria o Messi o Diego. Indossando la maglia fatta in casa dei Leprosos, dei Millonarios o degli Xeneizes. Quell'estro tipico della narrazione sportiva albiceleste. Galeano. Soriano. Victor Hugo Morales. La locura di personaggi come Bielsa. Sampaoli. Hugo Gatti. René Houseman.

Argentina

"La fantasia può portare male se non sai come domarla" cantava Francesco Guccini. Scaloni ha quindi portato una buona dose di quello che è lo spirito dei pamperos. Volti segnati dal vento, dalle sterminate lande desolate. Quella degli Indios vissuti e conosciuti nei "Diari della Motocicletta" da chi quello spirito se lo è portato sino all'ultimo respiro: Il Che. Non solo. Javier Zanetti, Diego Pablo Simeone. Mapuches. In lotta da sempre per il loro diritto alla terra, contro i grandi invasori, contro il potere.

È quando questo spirito si fonde con l'estro delle calles cittadine che l'Argentina arriva sul tetto del mondo. In qualunque campo si venga a formare l'alchimia porteña. Proprio come la citata seleccion dell'86, quella che risollevò e vendicò un popolo intero. La Scaloneta dovrà solcare i campi macchiati di sangue del Qatar con quell'animo rivoluzionario. Ci fosse Maradona in campo si caricherebbe delle sofferenze di chi ha dato la vita per costruire questo mondiale, che è poi la fotografia del calcio contemporaneo, di quella FIFA corrotta che Diego ha sempre combattuto. Un accrocchio dedito al profitto.

Il girone che si troverà non è assolutamente proibitivo. Anzi: Arabia Saudita, Messico e Polonia. Un gruppo decisamente alla portata, in cui il passaggio dell'Argentina al turno successivo è quasi dovuto. Non è da escludere che la stranezza che questo Mondiale invernale porta con sé potrebbe essere un forte vantaggio per l'albiceleste. Con il campionato nazionale appena concluso e vinto dal Boca Juniors e con quelli europei in pieno svolgimento, lo stato di forma dell'Argentina potrebbe essere all'apice. Chiaramente, un torneo che si concentra in pochi giorni è sempre imprevedibile. La pressione sarà tutta di loro. La stampa locale ci crede. Preme. Vuole questo trofeo. Specie dopo la bella vittoria della Copa America di un anno fa: Scaloni dovrà saper dosare questo carico psicologico.

La rosa

Argentina

Il CT ha diramato le sue convocazioni senza sorprese dell'ultimo minuto, a eccezione del recupero di Paulo Dybala. Le sue condizioni sono da testare, visto che dopo l'infortunio ha giocato solo i venti minuti finali di Roma-Torino, ma Scaloni ci spera. Benché, va detto, la qualità nella delantera non manca. Anzi.

Nell'attacco a tre punte di Scaloni, al fianco del capitano Lionel Messi – che partirà da destra con il compito di accentrare gioco e responsabilità su di sé – ci saranno con ogni probabilità il Fideo Angel Di Maria sulla sinistra, nonostante non abbia brillato in questi primi mesi alla Juventus, e Lautaro Martinez al centro, una garanzia sotto porta.

Oltre a Dybala, il primo sostituto dovrebbe essere Julian Alvarez, pupillo di Pep Guardiola al Manchester City, che con la sua tecnica nello stretto potrebbe offrire garanzie. Dietro nelle gerarchie dovevano esserci due conoscenze della Serie A: El Tucu Correa, su cui Scaloni contava molto nonostante all'Inter non stia trovando continuità e Nico Gonzalez, sempre imprevedibile e i cui guizzi possono spaccare le difese avversarie. Tutti e due però, hanno dovuto dare forfait per problemi fisici.

Anche il centrocampo è pieno di qualità e quantità, in piena tradizione albiceleste. Il discorso fatto per Di Maria si adatta bene anche a Leandro Paredes, acquisto oneroso della Juventus che, per ora, nello scacchiere tattico di Allegri non ha raggiunto il livello prestazionale toccato a Parigi. Nel 4-3-3 costruito da Scaloni, Paredes è invece il fulcro della prima costruzione e allo stesso tempo lo schermo davanti ai due centrali, un ruolo di intensità e visione rarissime e che lui ha più volte dimostrato di possedere.

Come mezzala destra è essenziale il contributo di Rodrigo De Paul. L'ex Udinese rappresenta una chiave del gioco di Scaloni. Riesce a cucire entrambe le fasi con classe, come gli abbiamo visto fare in Serie A, quando durante le conduzioni sembrava semplicemente inarrestabile. Nonostante l'Atletico Madrid non stia attraversando certo un bel momento, Scaloni si fida ciecamente di De Paul e le transizioni offensive passeranno innanzitutto attraverso i suoi piedi. Al fianco di Paredes e De Paul, nell'undici tipo argentino figura il sempre verde Alejandro Gomez. Così come per Messi, anche per il Papu sarà questo mondiale rappresenta l'ultimo ballo in carriera, l'ultima occasione per lasciare la firma sul teatro internazionale.

In prima linea come sostituti troviamo Guido Rodriguez. Il mediano in forza al Betis può dare respiro al centrocampo titolare qualora Scaloni avesse bisogno di ulteriore sostanza al centro, dove a volte la mancanza di struttura fisica del Papu può creare scompensi. La sorpresa potrebbe invece essere Enzo Fernandez. El craque, in forza al Benfica, ha 21 anni ed in questa stagione ha già collezionato 23 presenze, condite da 3 gol e 4 assist. Chissà che con la sua qualità nel giro palla non conquisti definitivamente la fiducia di Scaloni, visto anche il dominio che ci ha mostrato nelle partite di Champions contro Juventus e PSG.

"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

A completare il roster a centrocampo c'è il dinamico Alexis McAllister del Brighton, che con l'arrivo di De Zerbi in panchina ha trovato la sua dimensione. La sua famiglia, oltre a portare un cognome britannico che, in terra argentina, non è mai ben visto, ha il fùtbol nel DNA. Il padre Carlos ha giocato per Argentinos Jrs, Boca, Racing Club e per la stessa nazionale. I suoi due fratelli maggiori, Kevin e Francis, sono attuali calciatori di alto livello. Così come per Fernandez, questo mondiale potrebbe rappresentare una vera svolta nella sua carriera. Infine c'è Exequiel Palacios. Il 24enne in forza al Bayer Leverkusen, insieme ai due citati poco sopra, dovrà dimostrare di essere il futuro della mediana argentina. Scaloni lo porta con sé sin dal 2017. Lo sta crescendo. Di certo ciò rappresenta una garanzia sul ragazzo. Sta a lui ora dimostrare che gli ultimi cinque anni di fiducia sono pienamente giustificati.

Dal centrocampo ci si aspetta soprattutto sostanza. Dovrà reggere il peso dei tre lì davanti, un compito sicuramente non facile. Supportare e sopportare. Imbeccare e fare il lavoro sporco.

La difesa argentina si basa su un mix di tecnica e ferocia. Il leader del reparto è sicuramente Lisandro Martinez, neo-acquisto del Manchester United, che i tifosi inglesi stanno imparando ad apprezzare grazie a letture tattiche e un temperamento fuori dal comune. Appena arrivato i tifosi dei Red Devils gli hanno dedicato il coro "Argentina, Argentina" e lui per un momento ha abbassato la guardia: «Quando ho sentito la gente cantare ‘Argentina, Argentina', a dire il vero volevo piangere. Mi sono passate tante cose nella testa. Il mio inizio è stato davvero difficile, ma ora penso a mia mamma, mio ​​padre, la mia ragazza, le mie sorelle. E questo risultato è anche per mia nonna e mio nonno, ora non sono con me, ma sento sempre quell'amore».

Il suo compagno di reparto al centro dovrebbe essere l'esperto Nicolas Otamendi del Benfica, mentre come back up il primo nome è quello dell'ex capitano della Fiorentina German Pezzella. A contribuire all'esperienza di Otamendi c'è un altro veterano: il solido terzino sinistro, Nicolas Tagliafico (Olympique Lione), che si giocherà il posto da titolare con Marcos Acuna del Siviglia.

Profilo interessante è quello di Juan Foyth. Nonostante venga rimpallato da due anni tra Villareal e Tottenham pare aver trovato la sua dimensione proprio nel submarino amarillo. Il suo punto forte è la versatilità: può ricoprire quasi tutti i ruoli della difesa, e in particolare potrebbe garantire copertura come terzino destro "bloccato", visti gli ottimi risultati ottenuti quando Emery lo ha spostato in quella posizione con il Villareal. Un jolly che potrà tornare utile.

A puntellare il reparto ci sono Cristian Romero, ex Atalanta e ora punto fermo del Tottenham di Conte, e Gonzalo Montiel, un altro profilo versatile. Sulla fascia destra il terzino del Siviglia può infatti giocare anche più in alto nel campo, e chissà che questa possibilità non conduca Scaloni a rispolverare una difesa a tre. Il terzino destro titolare, almeno sulla carta, è invece Nahuel Molina. Sotto la guida del Cholo, Molina è diventato un ottimo terzino da difesa a quattro: la tecnica individuale unita alla sua forza e al tiro da fuori lo rendono un irrinunciabile.

La difesa dell'Argentina non è certo il reparto che salta all'occhio ma ha dimostrato di saper essere compatta e arcigna, in grado di sostenere tutta la trazione offensiva della squadra di Scaloni. Il rendimento dei quattro dietro sarà comunque fondamentale affinché l'albiceleste possa davvero puntare al titolo.

Infine gli estremi difensori. Il titolare è l'eroe di Copa America: Emiliano Martinez. Convocato per la Copa del 2021, il 6 luglio, in occasione della semifinale contro la Colombia, si trovò come ago della bilancia per la finale. Parò 3 rigori sui 5 e da lì è diventato un vero e proprio idolo albiceleste. Il numero 12 sarà... Alisson? No, Franco Armani! (I fan più accaniti di Sportellate capiranno). Il portiere del River difende i pali dai tempi della gestione di Sampaoli. È un punto di riferimento. A completare la rosa ci sarà Geronimo Rulli. Il portiere del Villarreal alterna prestazioni maiuscole a amnesie pesanti. E sappiamo che a nessun portiere è giustificato l'errore. Mai.

Il pronostico

Insomma, i 26 calciatori scelti da Scaloni offrono un quadro del calcio argentino contemporaneo che è in perfetta continuità con la storia della nazionale. Tecnica e concretezza. La vera lacuna che finora non ha permesso all'albiceleste di fregiarsi di più coppe del mondo in bacheca è la continuità di gioco. Sottostare allo stato di forma delle proprie stelle può essere limitante, soprattutto se agli scompensi tattici che si possono venire a creare in una squadra a trazione evidentemente anteriore non vengono sopperiti da un'identità collettiva marcata.

Da questo punto di vista, Lionel Scaloni sembra esserci riuscito. Oggi l'Argentina, una delle indubbie favorite, è una squadra, un collettivo ordinato di uomini con un solo obiettivo, e non più un accumulo sempre più ostinato di grandi attaccanti messi in campo contemporaneamente. Adesso non rimane che lasciarsi trasportare dalle conduzioni disumane di De Paul, dai tocchi vellutati di Di Maria. Soprattutto, non resta che meravigliarsi ancora e ancora di fronte al calcio impossibile di Lionel Messi, con la speranza che il suo ultimo mondiale – e il primo senza Diego – possa rimanere stampato in eterno sullo stemma dell'albiceleste, giusto al centro tra la stella del 1978 e quella del 1986.


  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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