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, 17 Novembre 2022

Mondiale 2022: guida alla Spagna


La Spagna è probabilmente la Nazionale che più è sembrata in crescita negli ultimi anni. Anche se alla vigilia del Mondiale ci sono selezioni più sponsorizzate, la Spagna è una delle favorite alla vittoria finale.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Non mi nascondo: nella scelta su quale nazionale trattare nell'approfondimento mondiale, la mia decisione è caduta immediatamente sulla Spagna. Il perché è molto semplice: nel processo di avvicinamento a Qatar 2022, alla domanda "chi vedi favorita?" ho sempre pensato a loro.

L’ho pensato per svariati motivi: una mentalità nazionale che negli anni è andata crescendo qualitativamente in tutti gli sport (basti pensare a Nadal, a Marquez, all'epopea spagnola a cavallo degli anni '10) unita alla sensazione che dopo le cadute rovinose (Brasile 2014, Euro 2016, Russia 2018) ci fosse una nuova rinascita dietro l'angolo. Già a Euro 2020, in fondo, gli iberici sono sembrati la nazionale obiettivamente più forte, usciti solo alla lotteria dei calci di rigore che premiò l'Italia.

Come arriva la Spagna a questo mondiale? Sicuramente non con lo status di assoluta favorita: davanti a lei ci sono le più quotate Francia, Brasile e Argentina; gli iberici si presentano un gradino indietro, insieme all’Inghilterra. Ma se una delle nazionali davanti dovesse cadere, la Spagna potrebbe approfittarne.

"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

La nazionale di Luis Enrique proviene da un girone di qualificazione, concluso ormai un anno fa, in cui ha raggiunto abbastanza agilmente il primo posto davanti alla Svezia. Sempre nel 2021 una Nations League persa solo in finale contro la Francia, dopo aver eliminato l'Italia a San Siro, e un girone vinto recentemente all’ultimo respiro nella stessa competizione davanti al Portogallo (e che quindi la vedrà ancora protagonista nella Final Four). Grandi vette che fanno da contraltare alla clamorosa eliminazione da Russia 2018, con i padroni di casa che ai rigori decretarono il fallimento della gestione Lopetegui (anche se in quel momento sedeva sulla panchina Hierro, dopo la querelle che vide protagonisti l'allenatore, la Federazione e il Real Madrid).

Ciò che emerge dai recenti grandi risultati è essenzialmente una capacità di spirito invidiabile, che porta a raggiungere gli obiettivi prefissati. Dall’altra persiste una questione tecnica su cui probabilmente si fonderà l’esito di Qatar 2022: la Spagna è una squadra capace di segnare il minimo indispensabile. Nelle ultime 15 partite, è stata in grado di segnare più di due gol soltanto in due occasioni: in un’amichevole contro l’Islanda (5-0) e nelle qualificazioni mondiali contro la Georgia (4-0). Quindici match in cui ha ottenuto dieci vittorie e due pareggi.

Questa statistica ha due risvolti, uno negativo e uno positivo: alla Spagna manca come il pane quell’attaccante che sia in grado di catalizzare tutto il gioco offensivo proposto (Morata gode della massima fiducia, ma è un calciatore diverso da bomber come Fernando Torres o David Villa), dall’altra parte riesce a essere solida difensivamente e cinica quando c’è da portare a casa il risultato.

La rosa

La rosa era decisa per almeno tre quarti dal giorno in cui era stata diramata una lista di 55 giocatori, in cui a fare più rumore erano state l’esclusione di De Gea tra i portieri e l’inserimento di Sergio Ramos tra i centrali. L'ex madridista non ha poi superato la scrematura finale.

I portieri sono Unai Simon (che partirà titolare), Raya e Sanchez. Tra i difensori, i centrali sono Pau Torres, Eric Garcia, Aymeric Laporte e Hugo Guillamon, che alla fine l'ha spuntata su Inigo Martinez. A destra invece le decisioni erano già prese, con Azpilicueta e Carvajal. Bello vedere come il ricambio generazionale in questo reparto continui a svilupparsi, dopo l'epopea Ramos-Piqué. Sulla corsia sinistra, c'erano tre nomi per due posti, e alla fine è rimasto a casa Marcos Alonso: saranno Jordi Alba e Gaya a contendersi il posto.

A centrocampo i selezionati erano certi già prima delle ufficialità: Sergio Busquets, Rodri, Pedri, Koke, Gavi, Marcos Llorente e Carlos Soler. Era in attacco dove si avevano i maggiori dubbi, le uniche certezze erano Morata, Ferran Torres e Pablo Sarabia, che hanno le maggiori chance di partire titolari viste le numerose partite giocate in tridente durante le qualificazioni. Per gli altri attaccanti era difficile fare pronostici. Per questo la stampa spagnola ha definito "sorprendenti" alcune scelte di Luis Enrique. Si sapeva che Asensio godesse di massima fiducia, davanti a Yeremy Pino e Dani Olmo, la cui convocazione era in bilico a causa di vari problemi fisici. Alla fine tutti e tre faranno parte della rosa. Il principio guida di queste scelte è stato la duttilità dei giocatori.

Un altro giocatore incluso nella lista è Ansu Fati, uno che può spostare gli equilibri. Il potenziale craque è al rientro da un infortunio, ma adesso sarà difficile tenerlo fuori. Linea verde che prosegue con un ultimo nome a sorpresa: quello del 20enne Nico Williams dell'Athletic Club che era stato convocato a settembre nelle due sfide con Svizzera e Portogallo.

Oyarzabal, Iago Aspas, Mikel Merino, Thiago Alcantara e Alejandro Balde sono alcuni dei nomi che sono rimasti fuori. Sull’ultimo, in particolare, alcuni quotidiani spagnoli si erano spesi con decisione. Nel suo ruolo di terzino sinistro però la concorrenza era molto forte.

Nell'undici titolare è semplice vedere come la concretezza e la qualità si fondino profondamente. L'andamento della Spagna dipenderà molto dalle prestazioni di Pedri e Gavi, che probabilmente non giocheranno assieme ma si alterneranno. Avere ciclicamente uno di loro nelle migliori condizioni potrà fare tutta la differenza del mondo. Non è da escludere un impiego di Gavi nel tridente d'attacco. In ogni caso, nel reparto mediano è praticamente impossibile riuscire a capire chi giocherà e chi invece rimarrà fuori, visto l’altissimo profilo degli interpreti.

Pedri e Gavi: dai piedi di questi due giocatori dipenderà molto delle sorti spagnole.

Comunque, il percorso portato avanti da Luis Enrique può far intuire come giocherà la Spagna. I calciatori non scenderanno in campo con gli walkie talkie, ma certamente si disporranno con un 4-3-3 e proveranno a gestire con ordine il pallone e a riaggredire immediatamente in caso di perdita del possesso. Gli avversari dovranno fare i conti con la fluidità di manovra della Spagna, e con un'attitudine dei suoi giocatori a smarcarsi tra le linee che non ha eguali in nessun'altra nazionale al mondo.

Un importante ruolo ce l’avranno gli esterni alti, che dovranno aprire quei varchi interni (o half-spaces) in cui proveranno a inserirsi le mezzali. In questo senso, Alvaro Morata incarna il prototipo di numero 9 utile ai dettami del CT: un centravanti mobile, che gioca con intelligenza e crea molti spazi, anche se non è perfettamente a suo agio nel venire incontro e giocare di sponda spalle alla porta.

Dove dovrà fare attenzione la Spagna? Il feroce recupero nella metà campo avversaria dovrà essere sostenuta da una fase difensiva attenta. Si è visto spesso come i difensori possano concedere qualcosa alle transizioni offensive avversarie, difendendo anche con 40 metri di campo alle spalle.

Il Pronostico

È sempre difficile prevedere il cammino della Spagna nelle grandi competizioni: recentemente a grandi successi sono seguiti tonfi altrettanto pesanti e impronosticabili. Sbilanciandoci, possiamo includere le Furie Rosse tra le prime quattro, pronte a contendersi il Mondiale con le altre favorite europee e sudamericane. Molto dipenderà dalle energie spese nella prima fase, un girone non proprio banale con Germania, Giappone e Costa Rica. Un raggruppamento in cui la Spagna dovrà puntare al primo posto, il che non è scontato vista la proverbiale competitività della Germania al Mondiale. Sia in caso di primo che di secondo posto, comunque, agli ottavi potrebbe esserci già un incrocio impegnativo, con Belgio o Croazia, le due big del gruppo F.

Una cosa è chiara. Non esiste nessuna correlazione tra lo sport e la vita di tutti i giorni dei protagonisti che ci mettono gioco, idee e cuore in ciò che fanno. A costo di passare come un ragionamento retorico, da italiano che deve scegliere per chi tifare, sostengo Luis Enrique.

Primo, per la capacità di saper coniugare le sue idee alla pratica, valorizzando i giovani e dando fiducia sia nell'orgoglio della vittoria che nell'accettazione della sconfitta. Secondo, per poter dedicare un trofeo a Xana, che lo assiste dovunque lei sia.


  • Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.

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