, 17 Novembre 2022

Mondiale 2022: Guida alla Costa Rica


La Sele, arrivata al Mondiale all’ultimo, è nel girone di ferro della competizione, con due superpotenze come Germania e Spagna. Riusciranno i Ticos a sorprendere tutti come in Brasile nel 2014?


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Tim Krul è ad un passo dal diventare l’eroe di un’intera nazione. È entrato al 120’ di un quarto di finale mondiale per sostituire il portiere titolare Jasper Cilessen, fin lì quasi inoperoso. Il suo unico compito è quello di ipnotizzare i tiratori di una delle più improbabili cenerentole della storia dei Mondiali, la Costa Rica.

Con il capitano dei Ticos, Bryan Ruiz, è già andata bene: rincorsa breve, rigore a mezza altezza sulla sinistra, mano di Krul a deviare il pallone fuori dallo specchio. Quando Michael Umana si presenta sul dischetto, al quinto rigore, gli olandesi hanno segnato tutti i loro rigori. Basta un ultimo colpo di reni di Krul e l’Olanda è in semifinale.

Come già sappiamo, a Tim Krul il colpo di reni riesce perfettamente. Umana tira un rigore poco convinto, sempre sulla sinistra del portiere, condannando la Costa Rica a tornare a casa. Nel momento stesso in cui parte la festa degli Oranje e si consuma l’eliminazione dei Ticos, a sorpresa la festa parte anche a San José, la capitale costaricana. Quando la Sele tornerà a casa troverà il presidente della Repubblica ad accoglierla all'aeroporto. Per le strade, ad accompagnare il pullman con i giocatori a bordo, si accalcano un milione di persone. Un milione. Un numero già di per se assurdo, ma quasi irreale se si pensa che la Costa Rica di milioni di abitanti ne ha appena quattro. Roba da far intervenire l’esercito, se la Costa Rica ne avesse uno.

https://youtu.be/cMfmtv9wC9w?t=728

Se il Mondiale 2014 doveva essere la rampa di lancio della Costa Rica verso il calcio dei grandi, i risultati degli anni seguenti hanno invece ridimensionato le ambizioni, aprendo al contrario una piccola crisi della nazionale mesoamericana. Tutti i selezionatori che hanno sostituito il colombiano Jorge Luis Pinto (artefice del miracolo del 2014) hanno faticato terribilmente a rinnovare la rosa della nazionale. L’invecchiamento naturale dell’ossatura della Nazionale e la difficoltà nel reperire nuovi giocatori hanno portato alla fallimentare spedizione di Russia 2018, terminata mestamente nella fase a gironi. Sorteggiata in un gruppo complicato, con Brasile, Serbia e Svizzeri, i Ticos arrivano a racimolare appena un punto, frutto di un bel 2 a 2 con gli elvetici.

Nel 2018 alla Nazionale di Oscar Martinez, sostituto di Pinto, sembrano mancare tutte le qualità che avevano portato la Sele fino ai quarti appena quattro anni prima. L’intensità in fase di non possesso (quella che aveva mandato in crisi la Nazionale di Prandelli per capirci) sembra scomparsa. Anche della verticalità in fase offensiva non sembra esserci più traccia. Nel nuovo 4-2-3-1 molto europeo di Martinez, c’è più spazio per il palleggio, ma il Costa Rica non ha abbastanza qualità per mantenere il pallino del gioco contro avversari di ben altro livello. Contro Brasile e Serbia finisce rispettivamente 0-2 e 0-1, un risultato che, a testimonianza delle alte aspettative post 2014, in patria viene definito “deludente”.

"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Dopo la debacle del 2018, la Federazione decide di cambiare la guida tecnica della Nazionale. La scelta ricade su un personaggio istrionico, Luis Fernando Suarez, sconosciuto ai più ma assurto a livello di eroe Nazionale in Ecuador, dopo aver guidato la Tri fino agli ottavi di finale di Germania 2006. Da quel mondiale sono passati più di 15 anni, eppure Suarez è, almeno in Sudamerica, ancora sulla cresta dell’onda. Il suo arrivo sulla panchina della Sele, ad inizio 2021, segna un clamoroso ritorno verso i principi di gioco e gli uomini protagonisti della cavalcata del 2014. Non solo viene messa in soffitta la difesa a quattro, ma vengono resi ancora più centrali giocatori come Borges, Bolanos e Joel Campbell. Nomi che ricordiamo ancora bene dal memorabile mondiale brasiliano.

L'inizio di Suarez non è semplice e nelle prime sette giornate delle quattordici che compongono il girone di qualificazione CONCACAF la Costa Rica raccoglie appena una vittoria. Messico, Canada e Stati Uniti sono già in fuga verso la qualificazione diretta al Mondiale, mentre Panama è a sorpresa saldamente al quarto posto (che vale lo spareggio con la Nuova Zelanda). La Sele però cambia ritmo nell’ultima parte delle qualificazioni e, trascinata dai veterani Borges, Ruiz e Campbell (2 gol a testa nelle qualificazioni), mette in fila nove risultati utili consecutivi, di cui quattro vittorie nelle ultime quattro. Vince a San Josè contro Stati Uniti e Canada, strappa un punto d’oro all’Azteca allo strafavorito Messico. Venticinque punti complessivi sono sufficienti a scavalcare Panama e prenotare un biglietto per giocarsi l’ultimo posto al Mondiale.

Lo spareggio con la Nuova Zelanda, sul neutro di Doha, è una partita strana (oltre che effettivamente brutta). La Sele la sblocca subito, con un gol dell’ex conoscenza della Serie A Joel Campbell, salvo poi chiudersi nella propria metà campo per tutti i successivi novanta minuti. Gli All-Blacks, per l’occasione in tenuta completamente bianca, meriterebbero almeno il pareggio. E avrebbero anche le occasioni per rientrare in partita. Gli errori grossolani di Chris Wood e le parate di Keylor Navas (oltre ad un rosso generoso per la Nuova Zelanda) bloccano però il match sull’1 a 0. La Costa Rica acciuffa per i capelli l’ultimo posto per il Qatar. Per i Ticos è la terza qualificazione consecutiva alla fase finale di un mondiale.

La rosa

Molto poco è cambiato per i Ticos a livello di rosa dal Mondiale brasiliano. L’ossatura della squadra è sempre la stessa, almeno nei ruoli chiave. La difesa è ancora affidata a due dei perni della squadra di otto anni fa, Oscar Duarte e l’ex Everton Bryan Oviedo. I due polmoni in mezzo al campo sono ancora il recordman di presenze Celso Borges e Yeltsin Tejeda. In avanti, la fantasia la mette sempre il mattatore degli Azzurri Bryan Ruiz, mentre il compito di segnare è sulle spalle dell’eterno giovane Joel Campbell. La vera colonna della squadra, comunque, è Keylor Navas, il portiere. Intorno a questa base ruotano giocatori d’esperienza del campionato di casa, come il 34enne Kendall Watson o il 33enne Johan Venegas, a cui si affiancano giovani di prospettiva come il 18enne attaccante del Sunderland Jewison Bennette, autore di 2 gol in 7 presenze nella fase di qualificazione.

Certo non bisogna sognare ad occhi aperti: se gli interpreti e lo stile di gioco sono gli stessi del Mondiale brasiliano, è anche vero che sono passati ben otto anni. L’età media della squadra è semplicemente decollata e le difficoltà della qualificazione (mascherate da una grande rimonta) sono impossibili da nascondere sotto il tappeto. La breve gita in Russia nel 2018 ha già ridimensionato le aspettative della Sele, riportata sul pianeta Terra in appena 3 partite. Rispetto a 4 anni fa, se non altro, i Ticos arrivano in Qatar col vantaggio proprio di non avere aspettative, un po' come prima del mondiale in Brasile.

Il pronostico

Definire impietoso il sorteggio per la Costa Rica è quasi un’eufemismo. La Sele, peraltro, conosceva quali sarebbero state le sue avversarie nel gruppo E ancor prima di giocare lo spareggio con la Nuova Zelanda. Un gruppo che comprende Germania, Spagna e Giappone: uno dei più a senso unico dell’intero mondiale. I primi due posti sembrano sicuro appannaggio delle due superpotenze Europee, con il Giappone un gradino indietro. La Costa Rica per passare ha bisogno di un miracolo come nel 2014 (in quel caso le avversarie erano Uruguay, Italia e Inghilterra).

Le (poche) speranze di qualificazione della Costa Rica stanno tutte nell’entusiasmo, più che nella tattica e nelle capacità tecniche dei suoi giocatori. Un risultato utile nella prima, fondamentale sfida con la Spagna potrebbe dare ai Ticos una spinta emotiva in grado di coprire qualsiasi lacuna tecnica, come nel 2014 dopo il 3 a 1 al favorito Uruguay nel primo match. Contro la Spagna di Luis Enrique, che già all’ultimo Europeo non è partita in modo proprio brillante, la Costa Rica deve giocarsi bene le sue carte. Contendere il possesso palla agli spagnoli è pura utopia, ma le Furie Rosse all’Europeo sono sembrate sempre vulnerabili in transizione. Con un blocco a tre basso, e due contropiedisti di qualità come Campbell e Ruiz davanti, i Ticos potrebbero regalarci altre sorprese. Magari arrivando a giocarsi clamorosamente la qualificazione alla seconda gara contro l’abbordabile Giappone.

Se Spagna e Germania sono obbligate, per blasone e per qualità degli interpreti in campo, a superare la fase a gruppi, la Costa Rica può giocare a mente sgombra, consapevole di aver già compiuto un mezzo miracolo qualificandosi al Mondiale. Non è detto poi che dietro l’entusiasmo i Ticos non trovino altre qualità tecniche e tattiche capaci di guidarli a un'altra impresa memorabile. Nel caso, a San Josè sono tutti pronti a scendere di nuovo per le strade a festeggiare.


  • Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni Sportellate, clicca qui per associarti!
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu