, 16 Novembre 2022

Mondiale 2022: guida alla Croazia


Dopo la finale della scorsa edizione, la Croazia sta attraversando un ricambio generazionale. La nuova generazione sarà all'altezza della vecchia?


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Nel giorno in cui, un'estate di quattro anni fa, Kylian Mbappé e la Francia hanno affermato al mondo la loro potenza vincendo la Coppa del Mondo, la Croazia era lì a mangiarsi le mani per aver sfiorato un trionfo epico. Tutti ricordano gli applausi a scena aperta, il tanto discusso quanto meritato Pallone d'Oro a Luka Modric, simbolo della generazione che ha riportato la nazionale balcanica ad un posto di primissimo piano nel panorama mondiale. Né gli applausi né il Pallone d'Oro sono però bastati a portare alla Croazia un primo, storico trofeo.

Un problema ricorrente nella breve storia della Croazia, che fin dalle prime uscite all'Europeo '96 e al Mondiale di Francia '98 (concluso al terzo posto e ironicamente vinto dalla stessa Francia) ha mostrato di avere molto talento ma anche una certa tendenza a sciogliersi sul più bello. La scintilla è stata riaccesa dalla generazione d'oro, che in un decennio ha riportato i balcanici ad una nuova ribalta culminata con la delusione nella finale di Mosca e l'addio di tanti senatori. La difficoltà a riaprire un nuovo ciclo si è vista in pieno nell'ultimo Europeo, dove la Croazia è stata eliminata dalla Spagna già agli ottavi, mostrando tutte le proprie lacune tattiche e psicologiche.

La batosta europea ha fatto bene alla Croazia: dominato il girone di qualificazione al Mondiale con una difesa a dir poco ferrea (appena 3 gol subiti in sfide ufficiali, con un bilancio di 5 vittorie e 2 pareggi), si è presentata ai nastri di partenza del gruppo A di Nations League come l'unica possibile rivale di quella Francia con cui, a questo punto, la giovane nazionale balcanica ha già una piccola storia di rivalità. Già la prima sfida del girone contro l'Austria, però, scopre il nervo delle fragilità storiche della Croazia. Il 3-0 subito in casa mette fine alle sperimentazioni tattiche di Dalic, presentatosi alla sfida con una 3-4-1-2 letteralmente demolito dalla fisicità degli austriaci.

Dalla partita successiva ritorna la più familiare difesa a 4, e con essa tornano equilibrio e solidità: cinque risultati utili, primo posto del girone e scalpo prestigioso della Francia, battuta allo Stade de France con un rigore del solito, inossidabile Modric.

La rosa

Croazia

Il cuore della Croazia è senza dubbio il centrocampo. Il reparto di gran lunga più ricco di fantasia, talento e polmoni. A guidarlo, manco a dirlo, è il recordman di presenze con la nazionale, Luka Modric (Real Madrid, 154 gettoni con 23 reti, 5° marcatore all time).

A creare gioco accanto a lui nel 4-3-3 ideale di Dalic ci saranno probabilmente Kovacic (Chelsea) e Brozovic (Inter), quest'ultimo alle prese con il recupero dall'infortunio procuratosi proprio in nazionale, nel 3-1 sull'Austria che ha chiuso il girone di Nations League. Pronto a subentrare c'è un altro nome da tenere d'occhio: Lovro Majer (Rennes), 24enne che in Francia sta crescendo non poco. Completano il roster due conoscenze della Serie A: Pasalic (Atalanta) e Vlasic (Torino), che insieme a Jakic (Eintracht) e Sucic (Salisburgo) avranno il compito di garantire freschezza e ricambio ai titolari dalla panchina.

Freschezza che sarà difficile trovare in attacco, dove i convocati sono "solo" sei. Con l'addio di Mandzukic si è creata una voragine offensiva che a distanza di quattro anni non è ancora stata colmata. Se da una parte gli esterni sono di primissimo livello (Perisic del Tottenham e Orsic della Dinamo Zagabria), il centravanti è un enorme punto interrogativo. Nessuno sembra sulla carta davvero all'altezza. Per questo motivo ha fatto molto rumore l'esclusione di Ante Rebic (Milan) dai convocati. Probabilmente il titolare sarà Kramaric (Hoffenheim), con due “ex italiani” a scalpitare dietro di lui: Marko Livaja (Hajduk) e Petkovic (Dinamo Zagabria). Per l'ultimo posto offensivo Dalic si affida invece a Budimir (Osasuna).

La difesa appare invece più avanti nel ricambio generazionale. Un reparto che vede in Josko Gvardiol (Lipsia) il suo fulcro: appena vent'anni, leader del Lipsia e da tanti indicato come futuro capitano della nazionale croata. Accanto a lui tutta una fila di talenti altrettanto giovani, su cui molte squadre hanno gli occhi: Erlic (Sassuolo), Sosa (Stoccarda, cercato anche dall'Inter nell'ultima sessione di mercato), Sutalo (Dinamo Zagabria). A far loro da chioccia resistono due vecchi leoni alla ricerca di un ultimo graffio: Vida (AEK Atene, a cui manca una sola presenza per toccare i 100 gettoni con la maglia della nazionale) e Lovren (Zenit). Sulle fasce ci saranno con ogni probabilità Barisic (Rangers Glasgow) a sinistra e Stanisic (Bayern Monaco) a destra, mentre la porta è difesa da Dominik Livakovic (Dinamo Zagabria), che abbiamo visto giocare bene nel girone di Champions League del Milan.

La Croazia non avrà i riflettori puntati, ma si presenta a questa rassegna iridata con una solidità difensiva che mai si era vista da queste parti: 4 gol subiti in tutto il girone di qualificazione, appena 8 in questo 2022 (di cui 4 dalla sola Austria). Frutto di un ritorno al 4-3-3, modulo che meglio esalta le caratteristiche dei centrali di difesa e dell'intera mediana, capace di costruire e palleggiare con una facilità disarmante.

"Sabbia" è un podcast in quattro episodi scritto e realizzato da Sportellate. Un progetto nato con l'obiettivo di descrivere le fondamenta criminali su cui poggiano - tanto metaforicamente quanto letteralmente - gli stadi di Qatar 2022. Online dal 14 novembre su tutte le piattaforme di streaming podcast.

Il vero problema nella rosa della Croazia è che manca un bomber sporco, il punto di riferimento offensivo, l'uomo capace di risolvere la situazione con la zampata. Un'assenza a cui Dalic ha posto rimedio enfatizzando la coralità della manovra, coinvolgendo esterni e centrocampisti in maniera straordinaria (non è un caso che nell'ultimo biennio abbiano segnato ben sette giocatori diversi, con Kramaric e Modric top scorer con 3 reti). In una competizione a sfida diretta, però, l'assenza di un centravanti prolifico potrebbe pesare, basti vedere l'ultimo Europeo e la difficoltà avuta nel finalizzare le azioni.

Il pronostico

Quello della Croazia è il gruppo F, che comprende anche Canada, Marocco e Belgio, con cui presumibilmente si giocherà il primo posto. È qui che iniziano i problemi perché agli ottavi, in caso di qualificazione, si prospettano due sfide interessanti: o la rivincita dell'ottavo di finale dell'ultimo europeo contro la Spagna, o la sfida alla Germania che in match ufficiale manca addirittura dal 2008 (2-1 per i balcanici, Srna e Olic, Podolski per i tedeschi).

Se saprà confermare l'ermeticità della retroguardia senza appesantire le transazioni offensive, magari trovando nell'assenza di un centravanti goleador un punto di imprevedibilità più che di sterilità offensiva, questa Croazia può tornare a stupire il mondo.


  • Siciliano Doc classe '92, laureato in comunicazione. Cresciuto a pane e sport, innamorato del Giro d'Italia e della pista di Spa, fruitore di ogni campionato di calcio, amante degli attaccanti alla Aduriz e di ogni sport in generale. Cresce coltivando il desiderio di diventare giornalista sportivo sognando di toccare l'erba di San Siro.

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