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, 14 Novembre 2022

Mondiale 2022: guida all'Iran


L'Iran si presenta al Mondiale sperando soprattutto che il calcio, come già avvenuto in passato, diventi una leva per nuove rivendicazioni libertarie nel proprio Paese.


Le condotte criminali intorno al mondiale in Qatar sono note a tutti. Sportellate ha deciso che così come non ha mai rinunciato a raccontare questi aspetti oscuri, allo stesso modo fornirà anche il racconto sportivo di quanto accadrà sul campo. È un modo per offrire un'informazione completa a 360°. Abbiamo approfondito le ragioni della nostra scelta in questo post.


Il 1 Aprile 1979, all'insediamento della Repubblica Islamica, gli iraniani si vedono inghiottiti dal buio del regime autocratico degli ayatollah. I padri dell'Islam iniziano, sin da subito e con rapidità, a sradicare dalla società qualsiasi germe occidentale. Torna a vigere la Shari'a, la legge islamica. Come sempre, le prime a pagare sono le donne: vengono aboliti i vestiti occidentali, imposto l'hijab, ordinata la loro ghettizzazione, la limitazione al lavoro e l'esclusione dalla maggior parte delle occasioni sociali. Poi viene la cultura: al bando gli alcolici, vengono soppresse le radio libere, bruciate le cassette di musica pop e restaurato l'integralismo islamico come modus vivendi.

La Repubblica Islamica guidata dall'Ayatollah Khomeini inizia così il suo corso cancellando, con un colpo di spugna, l'eredità occidentale del passato. Dove il progetto di repressione non riesce fino in fondo, però, è tra quelle passioni ormai radicate nell'animo degli iraniani al punto da continuare a vivere nonostante i divieti, anche clandestinamente. Tra queste c'è l'amore per il football.

Il rapporto tra il calcio e il regime degli ayatollah è sin dagli albori conflittuale. Il calcio nell'ex Persia viene introdotto dagli inglesi e poi promosso dallo Shah Reza Khan che, negli anni ’20, confisca terreni alle moschee per creare campi da gioco. Una politica comunque controversa, vista la storia di clientelismo della dinastia Pahlavi nei confronti del Regno Unito. La scelta dello Shah comunque dà impulso a una cultura calcistica che porta l'Iran a vincere, a cavallo tra gli anni '60 e '70, per tre volte consecutive la Coppa d'Asia e a qualificarsi regolarmente per i campionati del Mondo. L'idea del calcio come figlio delle culture occidentali: da questo deriva l'astio degli ayatollah per il "gioco degli infedeli". Una volta al potere essi faranno di tutto per spegnere un movimento a quel punto già molto sviluppato, se rapportato al contesto di riferimento.

Iran

La squadra vincitrice della Coppa d'Asia 1968, la prima per l'Iran

A mettere in crisi la relazione tra il popolo iraniano e il pallone, oltre ai tentativi di repressione del governo si aggiungono lunghi decenni di guerre e conflitti economici. L'amore, si sa, è però un sentimento che può nascondersi ma che difficilmente soccombe. Ed è così che, il 29 novembre 1997, la qualificazione al Mondiale dopo più di vent'anni di assenza riaccende il fuoco vivo della passione iraniana.

Il doppio pareggio con l'Australia che vale il pass per Francia 98 viene salutato con grandi festeggiamenti per le strade di tutta la nazione. Alcool e musica pop trovano il coraggio di uscire dalle mura delle case. Alcune donne colgono l'occasione e infrangono i divieti imposti dalla shari'a. La passione per il calcio diventa momento di ribellione contro il regime degli ayatollah. I caroselli per le strade sono la risposta a un regime liberticida, a un'imposizione retrograda di usi e costumi che le seconde generazioni figlie della rivoluzione islamica non intendono più accettare.

Il calcio mette a dura prova il governo, che cerca di rispondere: scendono in campo le milizie paramilitari, il volo dei calciatori viene ritardato di giorni, i messaggi delle radio di Stato profusi a tutto volume, con la richiesta alle donne di rientrare nelle case. L'amore per il calcio e per la libertà, però, in quei giorni è più forte di tutto. Anche della polizia locale, che incapace di contenere la folla di donne deve acconsentire al loro ingresso nello Stadio Azadi (ironicamente, in arabo farsi significa "libertà") luogo scelto per i festeggiamenti.

Iran

Azadi Soccer Field: la casa di Persepolys ed Esteghal

La Rivoluzione del Calcio del 1997 non porta a molto altro, purtroppo. Come spesso succede in Iran, il potere del governo degli ayatollah riesce a ricomporre e ricondurre il popolo alla tipologia di vita imposta dalla Shari'a. Le donne non troveranno più posto al fianco degli uomini negli stadi fino all'agosto scorso quando, su imposizione FIFA, vengono riaperte loro le porte al fine di evitare l'esclusione dai Mondiali di Qatar 2022.

La grande sbornia calcistica del 1997, tuttavia, fu un ottimo megafono per esprimere la condizione d'insofferenza di un popolo. Qualcosa molto simile a quanto sta accadendo in queste settimane in seguito all'uccisione della giovane Masha Amini per mano della polizia religiosa. Uno squallido abuso di potere che ha generato ampi e diffusi movimenti di protesta. In tutto il mondo sono stati in molti a richiedere un'esclusione last minute della nazionale iraniana. Una speranza più razionale, però, è che proprio la partecipazione dell'Iran al Mondiale diventi la leva di nuove rivendicazioni libertarie. Che anche quest'anno, come nel 1997, il calcio fornisca lo strumento alle giovani donne e agli giovani uomini iraniani per far sì che qualcosa cambi?

La Rosa

Iran

Compreso il peso extracalcistico dell'evento, possiamo parlare di calcio. Chi rappresenterà l'Iran nell'edizione invernale dei Mondiali 2022? Quale assetto di gioco proporrà quella vecchia volpe di Queiroz? Al netto di possibili esclusioni dell'ultimo minuto, con infortuni e politica che tengono sul filo del rasoio la stellina Azmoun e Taremi (entrambi schieratisi apertamente a favore delle proteste contro la morte di Amini) la rosa che dovrebbe volare in Qatar è quella che ha conquistato brillantemente la qualificazione.

Iran

Queiroz bis, l'allenatore portoghese aveva già guidato l'Iran dal 2011 al 2019

Il punto forte dell'Iran è senza dubbio la qualità offensiva, dove gli "europei" la fanno da padrone. Le stelle della squadra sono proprio loro: Alireza Jahanbakhsh, ala del Feyenord, ma soprattutto i due attacanti, Mehdi Taremi e Sardar Azmoun, rispettivamente di proprietà di Porto e Bayer Leverkusen, due club di alto livello. Il trio compone quella che i tifosi iraniani hanno ribattezzato la "letal weapon iraniana". Un mix di goal e fantasia, di talento ed esperienza internazionale che non ha nulla da invidiare a molte altre nazionali. Il reparto offensivo conta altri quattro calciatori impegnati in leghe europee: i due "inglesi" Ghoddos (Brentford) e Sayyadmanesh (Hull City), poi Gholizadeh (Charleroi) e Ansarifard (Omonia Nicosia).

I moduli di riferimento di Quieroz - subentrato in panchina a settembre, e che quindi non ha guidato l'Iran nel percorso di qualificazione - sono il 4-2-3-1 e il 4-4-2. I due schemi tattici, tra loro estremamente similari, sono stati variati in base alla disponibilità dei due uomini di punta della squadra, Azmoun e Taremi. Con entrambi in campo il modulo base è il 4-4-2, con Jahanbakhsh e Golizadeh sulle fasce a garantire qualità e rifornimenti ai due bomber e, visto il loro stile di ali offensive, una mentalità orientata all'attacco a tutta la squadra.

In caso di assenza di una delle punte si vira sul 4-2-3-1. In questo caso, se si vuole mantenere un atteggiamento offensivo e arioso la posizione di trequartista la prende Ghoddos, se si opta per un atteggiamento più cauto la prende Sarlak, del Persepolys. Un'altra opzione è il 4-3-3: Sarlak o Hajsafi (AEK Atene) possono fungere da mezz'ala, lasciando davanti un'unica punta coadiuvata dai due esterni.

Iran

Azmoun e Taremi: l stelle del Team Melli, ago della bilancia dello schieramento tattico

Imprescindibili durante tutto il cammino di avvicinamento al Mondiale, la coppia di mediani Ezatollahi-Nourallahi, rispettivamente giocatori del Velje Boldklub in Danimarca e dell'Al-Ahli Dubai, e la coppia difensiva Hosseini-Kanaani, di proprietà di Kayserispor in Turchia e dell'Al-Ahli SC in Qatar. In porta la certezza è il numero uno del Persepolys Alireza Beinravand, con Hossein Hosseini (Esteghal) a fargli da secondo. A differenza dei compagni della linea avanzata, i cinque calciatori del nucleo difensivo centrale sono poco abituati a certi palcoscenici.

I ballottaggi più aperti sono quelli sugli esterni difensivi dove tanti uomini sono stati provati negli ultimi diciotto mesi senza che nessun calciatore sia, a oggi, certo di una maglia da titolare. ll terzino della Dinamo Zagabria Moharrami a destra è sicuramente avanti rispetto a Esmalifaar (Persepolys). Molto più complessa la situazione a sinistra: il titolare sulla carta dovrebbe essere capitan Hajsafi che, però, potrebbe agire all'occorrenza come centrocampista liberando una maglia per Mouhammadi (AEK Atene). L'esperta rosa, circa 29 anni di media, dovrebbe essere completata dal terzetto dell'Esteghal Mehdipur, Ghomali, Hardani e dal terzino sinistro del Sopahan, Noorafkan.

Il pronostico

Cosa ci dobbiamo aspettare dagli uomini di Quieroz in un girone che, con Inghilterra, Usa e Galles, si presenta piuttosto difficile, ma non proprio impossibile? Il Team Melli (così è chiamata la nazionale di calcio) non parte già battuto, nonostante la solidità del Galles e il talento dei giovani yankees, i principali avversari per il passaggio del turno visto che l'Inghilterra appare inavvicinabile. L'ago della bilancia per l'Iran sarà la condizione di Azmoun, alle prese con un infortunio ancora non del tutto recuperato. Un'altra incognita è la tenuta difensiva: nella fase finale delle qualificazioni l'Iran ha subito solo quattro gol, tre dei quali però presi nel doppio confronto con l'unica formazione di buon livello, la Corea del Sud di Son. Basterà la cintura difensiva iraniana, oliata ma inesperta a livello internazionale, per arginare Bale, Pulisic e Kane?

Iran

In posa prima di Iran-USA 2-1 a Francia 98

Realisticamente è difficile fare previsioni sul cammino dell'Iran. La sensazione è che affinché il sogno qualificazione si realizzi devono allinearsi un po' di circostanze favorevoli, alcuni "aiutini" negli altri incroci del girone. Di certo l'atmosfera e il supporto del popolo iraniano, che per questioni di vicinanza geografica potrebbe fornire ancora più calore alla squadra, non mancherà. Specie nella caldissima sfida agli Usa all'ultimo turno: una partita che potrebbe decidere i destini delle due squadre. E se dovesse andare come a Francia 98 per l'Iran potrebbero spalancarsi le porte verso i turni a eliminazione diretta, da lì in poi l'unica cosa da fare è sognare.


  • Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.

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