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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Verona-Juventus (0-1)


La Juve fa prove di pilota automatico.


- Ammutinamenti, gioco inesistente o al massimo inguardabile, assenza di gruppo, allenatore impreparato e non più aggiornato, campioni deprezzati, vecchi insofferenti, giovani svalutati. Tutto questo abbiamo scritto per mesi della Juventus e tutto questo era, almeno in parte, vero. Sono bastate quattro partite vinte con la testa sulle spalle e oggi la Juventus si ritrova terza (in attesa della Lazio) a soli due punti dal Milan campione d’Italia. D’altronde il calcio è bello perchè è come l’oceano, non lo puoi bloccare e non lo puoi recintare, direbbe Lucio Dalla. La Juve è viva e chi l’avrebbe mai detto;

- La Juve gioca bene? Nemmeno lontamente. In conferenza pre Verona Allegri ha detto una delle cose più allegriane mai sentite (sebbene per bocca di Mandzukic, usando un espediente narrativo di manzoniana memoria). Si gioca per vincere, non per fare gol. Verissimo. Il copione ormai lo sanno anche i muri. Il Verona gioca con l’illusione di avere in mano la partita per lunghi tratti, ma negli highlites si farà fatica ad inserire una sola occasione da gol nitida degli scaligeri. La Juve fa il suo lavoro e si esibisce in un saggio di minimalismo che alla fine produce l’unica cosa che contava. I tre punti;

- La Juve fa prove di pilota automatico. Aspetta, scruta l’avversario, alza e abbassa la lenta marea a suo piacimento. Non offre certo un gioco corale godibile ma dà l’idea di essere tornata sul pezzo, di aver di nuovo in testa cosa serve per vincere le partite. La soliditá difensiva è ormai un fattore, con un Bremer sempre più titanico. Tanti giocatori sono in crescita (Rabiot è ormai un dominatore del centrocampo), il clima sembra più disteso e a proposito ci sia permessa una provocazione. L’assenza del Vlahovic esasperato visto negli ultimi mesi forse aiuta in tal senso. Al suo rientro il serbo dovrà scendere in campo con la testa più libera per tornare da subito determinante;

-Anche lo scorso anno la Juve inannelló verso ottobre una sfilza di promettenti 1-0 che fecero squillare le trombe della restaurazione cortomusiana. Fu un misero fuoco di paglia, crollato in fretta. Potrebbe accadere lo stesso quest’anno. Cosa potrebbe essere diverso stavolta? Forse la paura provata da Allegri per aver visto la sua reputazione professionale a un centimentro dal crollare a terra. La Juve solo un mese fa era letteralmente una squadra da buttare. Cosa sia successo dopo forse non lo sa di preciso nemmeno Allegri, ma di certo una cosa la sa bene. Non c’è più modo di sedersi sugli allori. La stagione è ancora tutta da salvare;

- L’ultima considerazione la merita il tenero Verona di Bocchetti, ancora a zero punti da allenatore. Un passivo sicuramente troppo severo per una squadra che pur in mezzo un clima di totale smantellamento mostra uno spirito e un’organizzazione di gioco pienamente sul pezzo. Ci sembra più attrezzata di almeno un paio di squadre che oggi le sono davanti in classifica. Era tuttavia abbastanza prevedibile che l’idea di vendere e ricomprare, smontare e rimontare le squadre di calcio come fossero costruzioni della Lego, non avrebbe prodotto risultati positivi.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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