
Considerazioni sparse post Lecce-Atalanta (2-1)
Le riserve dell'Atalanta sono in riserva, una sgasata del Lecce e i salentini inseriscono la marcia vincente.
- Volevate un altro segno tangibile dell'ennesima evoluzione del Gian Piero Gasperini allenatore? 9 cambi nell'undici iniziale rispetto alla gara di sabato col Napoli: neanche negli anni di Champions o Europa League il tecnico di Grugliasco ha mai optato per così tanti cambi in contemporanea, a meno che volesse mandare chiari segnali di mercato alla società;
- Stavolta, però, la volontà è quella di collaborare con gli operatori di mercato: mettiamo in vetrina tutti, diamo la possibilità di valutare gli elementi a disposizione della rosa in vista delle prossime sessioni di mercato. Il risultato è un primo tempo povero, poverissimo di concentrazione e un secondo dove una qualsivoglia reazione psicologica ancor prima che tecnica è colpevolmente assente;
- Più che gioventù o inesperienza, a peccare nella Dea dei primi 45' è l'attenzione necessaria quando si gioca una partita di Serie A. Poco importa l'avversario che si trova di fronte: nella massima categoria, nessun match è automaticamente vinto prima del fischio d'inizio. Segnali dai singoli? Ruggeri terzo centrale di sinistra è affidabile, Okoli purtroppo ancora no. Soppy e Zortea vanno a corrente alternata, mostrando in potenza quello che non traducono in atto. Zapata è lontano dalla forma migliore, non bisogna farsi ingannare dal cognome sul tabellino. I subentrati non fanno rimpiangere per nulla i titolari del Via del Mare: un Koopmeiners così non si era ancora visto quest'anno. Per fortuna dell'Atalanta;
- Il consueto 4-3-3 di Baroni è struttura solida, che mostra applicazione e dedizione rara. Gli interpreti non saranno i primi della classe in quanto a tecnica, ma l'adesione alle indicazioni e al piano partita del mister sono encomiabili;
- Per chi lo vedesse per la prima volta, il centrale difensivo di destra con la maglia giallorossa infilata dentro ai pantaloncini non è la custodia di un violoncello: si chiama Federico Baschirotto, ed è arrivato in A per restarci. Colombo non punge in prima persona, ma è fondamentale nel lavoro senza palla e nel portare Okoli fuori posizione. Anche grazie a un'Atalanta tutt'altro che scintillante, a sorprendere è la tenuta mentale dei giallorossi nel corso dei 90': mai è stata data l'opportunità agli ospiti di alzare i ritmi, ammesso che gli uomini del Gasp lo volessero veramente. La notevole intensità è simboleggiata dal centrocampo: Hjulmand e Gonzalez hanno polmoni per tutto il Salento.
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