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- di Jacopo Landi

Il pagellone di Juventus-Inter (2-0)


Kostic è il migliore in campo. Brillano Rabiot e Fagioli, mentre Bremer ritorna dall'infortunio come meglio non poteva. Nell'Inter si salva Calhanoglu. Bocciati Barella e Lautaro.


Szczęsny 6,5: l’Inter ha diverse occasione ma solo in due può fare davvero qualcosa: in quella su Calhanoglu e in quella su Lautaro. Lui fa più di qualcosa e la Juventus chiude a rete inviolata. Impeccabile.

Danilo: 6,5: perche Danilo gioca sempre e comunque? Perché non ti ruba mai l’occhio ma non sbaglia mai neanche nulla. E’ la certezza granitica, il giocatore che gli allenatori sono obbligati ad adorare. Oltretutto, al momento è assurto anche a guida spirituale e professionale del gruppo. Chapeau.

Bremer 6,5: rientra da un infortunio, ma non si vede. Gioca una delle sue migliori partite da quando è a Torino sponda bianconera, mostrando concentrazione, rudezza e reattività. Notevole.

Alex Sandro 6: che Allegri gli possa regalare una seconda giovinezza nel ruolo di braccetto sinistro della difesa a 3? Chissà. Intanto lui gioca facile e concentrato, senza sfigurare.

Cuadrado 5,5: convince sempre meno. La sua autonomia è in costante diminuzione e in fase offensiva ormai non è più un fattore. Il pensiero è che la benzina stia per esaurirsi e che nella Juve dei prossimi anni per lui non ci sarà spazio.

Fagioli 7: cosa può fare un goal nella vita di un giocatore. Fagioli ha classe e cattiveria. Gioca bene senza paura di sporcarsi le mani e ha iniziato a prendere confidenza col goal. Alla voce rinascita, in casa Juventus, devono guardare soprattutto a questo ragazzo.

Locatelli 6,5: altra prova di cuore e grinta per l’ex Sassuolo che esibisce un insolito pragmatismo alternando fioretto e pala grossa. Contribuisce a rendere il centrocampo bianconero una zona di guerra.

Rabiot 7: è sempre più un fattore in questa squadra. Sono già cinque i goal stagionali per uno dei leader emotivi e sportivi della Juve. Solido e concreto. Fisicamente impattante.

Kostic 7,5: non segna ma è lui a spaccare la partita con due discese che tagliano a metà l’Inter e che consentono ai compagni di pensare esclusivamente alla finalizzazione. Finora la sua prova migliore in maglia juventina.

Miretti 5,5: non si capisce bene che ruolo abbia e quale sia il pezzo forte del suo repertorio. Ricorda il Lucas Vazquez del Real Madrid, canterano buono per tutte le stagioni. Corre e si danna l’animo in tutto il campo, ma a conti fatti non è mai realmente un fattore né avanti né indietro. (dall’81’ Di Maria s.v.)

Milik 5,5: prova incolore. A onor del vero non è facile per nessuno contro De Vrij e Skriniar ma lui sembra non iniziare neanche la propria partita. (dal 73’ Chiesa s.v.: minuti buoni per riprendere confidenza e autonomia).

All. Allegri 7: finalmente torna a fare l’Allegri e incarta una partita sporca e cattiva che i suoi interpretano alla perfezione con convinzione e voglia di fare risultato. Fa densità in mezzo al campo giocandosela a chi fa meno errori, vince e lo fa meritatamente.

Inter

Onana 5,5: sui goal può poco se non niente, ma quest’aria di leggerezza con cui spesso o non trattiene i palloni o evidenzia sbavature di concentrazione iniziano a stancare.

Skriniar 6: fa il suo e oggettivamente il pacchetto arretrato è quello meno colpevole nel computo del risultato finale. Fa lo Skriniar, ma la sensazione è che manchi l’anima a tutta la squadra (dall’81’ Darmian s.v.)

De Vrij 6: idem come sopra, fa il suo esibendosi anche in alcune chiusure eleganti. Sbava solo in una circostanza ma i compagni rimediano prontamente.

Acerbi 6: giudizio simile ai due colleghi, in avvio tenta di fornire anche una mano in fase di impostazione ma capisce ben presto lo stato emotivo della partita e si prepara alla battaglia.

Dumfries 4,5: ritorna alla mente il giudizio di Best su Beckam: “a parte che non usa il destro, non corre, non dribbla e non colpisce di testa è ok”. Dumfries è ok a parte che non salta l’uomo e si mangia un goal senza senso (dall’81’ Bellanova 6: non fa peggio del compagno che sostituisce)

Barella 4,5: insolitamente svolazzante. Prende la frase di Alì “vola come una farfalla e pungi come un’ape” ma si dimentica della seconda parte. Così si limita a svolazzare portando confusione a destra e manca, scortando Kostic fino allo scarico con cui Rabiot porta in vantaggio i suoi. E’ il cuore e l’anima di questa squadra, ma ieri era evidentemente fuori giri.

Calhanoglu 6,5: l’unico dei suoi a provarci ed a garantire fosforo e qualità in ambo le fasi di gioco. Un suo fulmine rischia di portare in vantaggio l’Inter ma la traversa e Scezny gli dicono di no. L’unico a non arrendersi e ad ispirare la manovra interista. Inspiegabilmente cambiato (dal 74’ Correa 5: entra col proverbiale marchio di fabbrica ingresso molle, ovvero non fare niente e farlo con quella smorfia di sufficienza che potrebbe avere Van Basten nell’allenarsi con i giovanissimi di una squadra di curling. Ingiustificabile).

Mkhitaryan 5: impalpabile. In una gara in cui fosforo ed esperienza potevano e dovevano fare la differenza, lui si fa risucchiare dalla spocchia dei compagni e dalla foga degli avversari finendo per correre a destra e sinistra ma sempre in costante ritardo. Non incide neanche in fase offensiva. Avulso e sterile. (dall’81’ Brozovic s.v.: prova ad amministrare quando non c’è più niente da amministrare. Ingiudicabile).

Dimarco 6: pur non nella sua serata migliore partorisce le migliori trame nerazzurre unendo il proverbiale piede fatato al solito dinamismo forsennato. Se i compagni avessero piedi educati come i suoi la casella dei goal segnati non sarebbe bloccata sullo zero. (dal 74’ Gosens 5: i compagni sembrano non capire che il tedesco vado sollecitato sulla corsa e sugli strappi. Lui da par suo fa poco per incidere e così finisce per condannare i suoi con la deviazione decisiva sul tiro di Fagioli).

Dzeko 5,5: di testa su calcio d’angolo va ad un soffio dal vantaggio. Il resto è la solita gara da Dzeko, piedi educatissimi e al servizio della manovra nerazzurra ma poca incisività sotto porto e un dinamismo ridotto che lo rendono facile preda della fisica retroguardia juventina.

Lautaro 4,5: pronti via si divora un’occasione gigantesca. Agisce diversamente dal solito come regista offensivo con Dzeko che gli ruota attorno e alcuni suoi smarcamenti con aggiramento dell’avversario nello stretto fanno brillare gli occhi. Il problema è che si esaurisce lì, di fatto scomparendo dalla gara fino al goal del possibile pareggio che viene divorato da una sparacchiata ad occhi chiusi contro Szczęsny. Aveva abituato i tifosi a non toppare i match decisivi, ma ieri ha almeno due goal sulla coscienza.

All. S.Inzaghi 4,5: non gli si può imputare la formazione né la serie di infortuni di Lukaku, ma che l’Inter ieri sia entrata in campo con superbia e spocchia e che soprattutto non vinca uno scontro diretto neanche per sbaglio, quello sì. Il problema di Inzaghi o della sua crescita è il controllo emotivo/mentale sui suoi che è ancora troppo a corrente alternata.

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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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