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Considerazioni sparse post Juventus-Paris Saint Germain (1-2)


Con i sè e con i ma la Champions non si fa. Ma l'Europa League, sì.


- Prima di cominciare con le considerazioni vi presentiamo nudi e crudi i duelli che proponeva il match dell'Allianz Stadium: Gatti Federico vs Mbappè Kylian, Fagioli Nicolò vs Verratti Marco, Fabio Miretti vs Sergio Ramos, ma anche la coppia Bonucci-Alex Sandro sguinzagliata sulle tracce di Leo Messi. Insomma, non serve che siamo noi a dirvi che molti tifosi juventini si aspettavano una disfatta campale. Il campo, come spesso accade, ribalta le attese e ne viene fuori la miglior prestazione stagionale della Juventus, che al tempo stesso è anche un trattato malinconico su ciò che sarebbe potuto essere;

- In uno Stadium infuocato come non lo si vedeva da tempo immemore la Juventus azzanna la partita e scopre di sapere fare delle cose. Per la prima volta in stagione palesa di avere un piano partita condiviso dagli undici interpreti. Per la prima volta aggredisce sistematicamente la costruzione dal basso. Per la prima volta prova a essere verticale. Dopo tre mesetti di campo, riassumendo, la Juventus dimostra di essere una squadra pensante, conscia dei tempi e degli spazi, cosa che nessuno (allenatore compreso) credeva potesse essere. Il fatto che questa prestazione sia arrivata con le spalle al muro in un vicolo buio apre più dubbi di quante risposte riesca a dare;

- Alla ottima prestazione della Juventus, va detto, contribuisce anche uno spento Paris Saint-Germain. Giocare contro questo PSG somiglia moltissimo a combattere Snorlax con la tua squadra Pokèmon. Finchè dorme è un gigante che non fa paura e che puoi catturare con apparente facilità, ma nei turni in cui si sveglia serve davvero poco a spedirti in un Centro Pokèmon con la squadra fuori uso. Oggi i parigini si svegliano soltanto due volte con due lampi di Mbappè, troppo forte per essere reale, eppure i restanti 80 minuti di sonno gli costano il primo posto nel girone nell'incredulità generale;

- La partita di oggi in ogni caso dimostra un fatto su tutti: Fagioli e Miretti sono giocatori da Juventus. Questa affermazione non li rende automaticamente Pedri e Gavi, ma ci dice che la carta d'identità non trasforma i calciatori in uccellini appena nati a cui bisogna necessariamente passare il cibo da becco a becco. Nella serata torinese brilla anche la cerniera di centrocampo Locatelli-Rabiot, che vorremmo vedere più spesso, mentre buca ancora la partita Juan Cuadrado, in rottura prolungata da un mesetto abbondante. L'highlight della serata è però il ritorno in campo di Federico Chiesa e il boato che l'accoglie. Roba da brividi;

- Cosa ci dice questa partita sul futuro della Juve? Assolutamente niente. Se c'è un fatto che è lampante nella gestione Allegri-bis è che, per uno strano gioco del karma, tutte le partite giocate meglio dai bianconeri sul piano estetico e dell'intensità sono state perse. E questo, lo sappiamo, al livornese che siede sulla panchina non piace proprio per niente. Per molte altre squadre questa sconfitta potrebbe essere un grosso punto di partenza, ma da un Allegri privo di punti di riferimento è lecito aspettarsi qualsiasi cosa. Ecco perchè l'Europa League, conquistata sul campo, potrebbe rivelarsi una sia una benedizione così come la pietra tombale sulla stagione del fallimento. I tifosi possono iniziare a tirare per aria la moneta. Testa o croce: mood degli ultimi tre anni bianconeri.

  • Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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