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Considerazioni sparse post Liverpool-Napoli (2-0)


Dopo 13 vittorie consecutive, mai sconfitta fu più dolce. Il tap-in di Salah seguito dal raddoppio di Darwin Nunez, regalano una vittoria inutile al Liverpool: è il Napoli a conquistare il primo posto del girone A.


- Ccà nisciun' è fesso. Così aveva dichiarato Luciano Spalletti in conferenza stampa, così si è dimostrato il Napoli dei primi 45' ad Anfield. Impressiona, ogni partita di più, il modo in cui gli undici schierati dal mister di Certaldo riescono ad adattarsi in brevissimo tempo alle caratteristiche dell'avversario da affrontare. Il pressing nella trequarti avversaria trova sfogo su Tsimikas? Tempo due azioni e, con estrema consapevolezza, il Napoli decide di arretrare il baricentro senza schiacciarsi, mantenendo compattezza. Lasciare campo alle spalle con un Salah così ispirato dalle parti di Olivera? Sono sufficienti due folate dell'egiziano e la linea difensiva trova immediate contromisure, riuscendo a gestire una difesa posizionale senza correre particolari rischi;

- Liverpool e Napoli paiono due squadroni col limitatore inserito: i padroni di casa per una condizione atletica ancora non ottimale (vedasi l'infortunio dell'highlander James Milner), gli ospiti per il medio escenico di Anfield Road e quell'inconscia paura di fare la pedalata decisiva prima di alzare le braccia al cielo sotto lo striscione del traguardo, gli uomini di Klopp e Spalletti lasciano solo intravedere le potenzialità delle rose a disposizione. Non è il Napoli dei giorni migliori, non è il Liverpool degli anni migliori. Per un martedì sera di Champions League, tuttavia, ci facciamo bastare l'intensità e la vibratilità che il tempio dei Reds sa trasmettere;

- Khvicha Kvaratskhelia, vale il prezzo del biglietto, sempre. Il resto aggiungetecelo voi, noi abbiamo già scritto abbastanza. Olivera, Østigård, Ndombélé: anche i non titolarissimi schierati dal primo minuto da Spalletti non subiscono troppo l'impatto con la partita. Nessuno dei tre è un campione, un fuoriclasse: sono però giocatori forti, inseriti in un contesto funzionale, dove gli ultimi arrivati recepiscono le richieste di Spalletti e si calano, psicologicamente e tatticamente, nei meccanismi del Napoli. In fin dei conti, il maggior merito di Spalletti è aver reso normale l'altissima costanza di rendimento dei vari Di Lorenzo, Lobotka, Politano, sui quali si dubitava assai ma dal cui carro, ora, nessuno vuole più scendere;

- Quei secondi dopo l'annullamento per fuorigioco della testata di Østigård o al vantaggio di Salah, in una recente notte europea, avrebbe portato Liverpool e Anfield a esaltarsi, intimorire, costringere i guests a rannicchiarsi in posizione fetale nell'angolo del proprio animo. Dove inizino i demeriti dei Reds e dove finiscano i meriti del Napoli è difficile da stabilire: chissà che la sconfitta col Leeds di sabato (prima in Premier League tra quelle disputate da Van Dijk col 4 del Liverpool, alla settantesima: statistica senza senso) abbia incrinato il reciproco alimentarsi tra Klopp e il suo popolo. Nessuna isteria, però: anche a Darwin, Elliott, Jones e Tsimikas serve tempo per raggiungere dei campioni transitati nel recente passato sulle rive del Mersey. Bene i 3 punti, per quanto insufficienti a ribaltare le gerarchie del gruppo A;

- Come riuscire a non sfigurare a Liverpool, non subire infortuni e prepararsi al meglio alla trasferta di Bergamo del tardo pomeriggio di sabato? Citofonare Spalletti. Chelsea, Barcellona, Real Madrid: con la sfortuna ai sorteggi degli ottavi il Napoli ha già dato. I tifosi partenopei, e chi meglio di loro, faranno tutti gli scongiuri del caso per accontentare Spes in vista del sorteggio di lunedì a Nyon.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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