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, 31 Ottobre 2022

Considerazioni sparse post Verona-Roma (1-3)


Una Roma poco brillante fa bottino pieno al Bentegodi.


- Davanti al sempre caldo pubblico di Verona, Hellas e Roma si affrontano con obiettivi diametralmente opposti: i giallorossi per rimanere aggrappati al treno di testa e approfittare delle debacle di Milan e Lazio; scaligeri che invece vanno a caccia della prima vittoria dell'era Bocchetti. Ne esce una partita molto intensa ma altrettanto brutta tecnicamente;

- Nel primo tempo fa tutto Dawidowicz: prima "corregge" in rete il tiro di Faraoni, poi, preso dalla foga, si fa espellere per un'entrata ingenua su Zaniolo; è lo stesso 22 giallorosso a pareggiarla sul gong, dopo l'ennesimo errore di Abraham;

- Col Verona in 10 uomini, la seconda frazione è completamente a tinte romaniste: Mourinho butta nella mischia tutti gli attaccanti disponibili ma non sfonda il muro eretto dai gialloblù, finché il classe 2003 Volpato non punisce Montipò dopo una bella iniziativa di Matic. Ci pensa poi il ricamo di El Shaarawy a chiudere la pratica Hellas e a regalare i 3 punti alla Roma;

- Difficile giudicare la prova dei padroni di casa quest'oggi, costretti all'inferiorità numerica per circa un'ora: sicuramente si è vista fame e voglia di lottare, ma al contempo i limiti tecnici di questa squadra sono evidenti. Buone le prove in fase difensiva di Tameze, Günter e Magnani, per il resto poco altro da evidenziare;

- Nella Roma suona fortissimo l'allarme Tammy Abraham: due pali colpiti, di cui uno a porta vuota e uno a tu per tu con Montipò, e in generale apparso nervoso e spaesato. Bene i subentrati El Shaarawy e Volpato, che oltre alle reti hanno dato nuova linfa vitale ad una manovra fino a quel momento lenta e compassata. Mourinho ha sicuramente riportato entusiasmo nella capitale, ma il gioco, dopo un anno e mezzo, continua a latitare.

  • Fausto Nardone, nato a Verona nel ’93, anno in cui il suo idolo Pinturicchio rinunciò alla tavolozza dei colori per iniziare a dipingere solo in bianco e nero. Tifoso juventino e avellinese grazie (o a causa) di suo padre, adora l’estetica concreta di Guardiola, la variante Ascari di Monza e il rovescio a una mano di Federer. Si guadagna la pagnotta occupandosi di comunicazione e marketing ed extra-sportivamente ama cucinare, viaggiare per ostelli, guardare Cinepanettoni e ascoltare i Red Hot Chili Peppers. Il suo ricordo sportivo più bello? Stagione 2002/2003, campionato di Serie C1, Stadio Partenio-Lombardi: Avellino 3 - Benevento 1.

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