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3 min

- di Redazione Sportellate

Perché Sportellate ha deciso di coprire il Mondiale in Qatar


Le ragioni di una scelta molto difficile.


Ormai tra pochissimo inizierà la 22esima Coppa del Mondo di calcio. Un evento che nasce già avvolto dalla patina oscura dei crimini commessi in fase organizzativa. È vero, non è la prima volta che un evento calcistico si macchia di sangue, o stringe accordi con istituzioni politiche controverse. Abbiamo avuto mondiali venduti alla propaganda di regimi dittatoriali, altri assegnati dietro tangenti. Né la Fifa né molti governi nazionali – anche occidentalissimi ed europeissimi – storicamente si sono distinti per una condotta morale ineccepibile.

Stavolta però le violazioni dei diritti umani di cui è responsabile l’organizzazione del mondiale qatariota – violazioni che stanno avvenendo nel nostro presente, sotto i nostri occhi – hanno una dimensione fuoriscala. Secondo Amnesty International almeno 6500 lavoratori stranieri sarebbero morti nei cantieri del mondiale, secondo altre fonti oltre 15000. A questo si aggiungono le politiche repressive del Qatar rispetto ai diritti delle donne, delle persone LGBT+, del lavoro. Uno scenario davanti a cui in molti, tra tifosi, sportivi e giornalisti, hanno chiesto il boicottaggio dell’evento.

La redazione di Sportellate ha riflettuto a lungo su quale fosse la cosa più giusta da fare, e alla fine ha deciso che continuerà il suo regolare lavoro di informazione quotidiana, offrendo il proprio racconto del mondiale 2022. Lo facciamo perché siamo una rivista di informazione e crediamo che l’informazione vada data tutta: censurare i momenti sportivi che avranno luogo sul campo renderebbe il racconto parziale quanto censurare le violazioni umanitarie avvenute durante l’organizzazione. Siamo convinti, insomma, che l’informazione sportiva sia informazione a tutti gli effetti, e come tale meritevole di essere fornita al pubblico.

Tra le riviste digitali indipendenti, Sportellate è tra quelle che più si sono spese nel raccontare gli aspetti contraddittori del mondiale in Qatar. Già nel 2014 esponevamo il sistema della “kafala”: il rapporto di lavoro simile al caporalato a cui devono sottostare gli operai stranieri giunti in Qatar a lavorare ai nuovi stadi. Abbiamo esposto le macabre statistiche sui lavoratori deceduti e promosso il messaggio di Tim Sparv, capitano della Finlandia, che ha scritto una lettera per invitare i colleghi e il pubblico a prendere consapevolezza di quanto sta accadendo. Abbiamo anche prodotto un Podcast in 4 episodi che approfondisce gli aspetti criminali del mondiale, con interviste e analisi esclusive. Si chiama “Sabbia” ed è disponibile su tutte le piattaforme di streaming audio a partire dal 14 novembre.

Qui trovate il primo episodio di "Sabbia".

Accanto a questi contenuti di denuncia, crediamo sia giusto fornire anche il racconto sportivo, con la qualità e la passione che ci contraddistingue.

Che ci piaccia o meno, il 20 novembre il mondiale comincerà, le nazionali scenderanno in campo e crediamo sia sbagliato fare finta di niente. Il mondiale di calcio è l’evento sportivo più seguito al mondo e nel nostro pubblico di lettori c’è chi aspetta le nostre considerazioni sparse, le nostre analisi, i nostri approfondimenti. Il meglio della nostra offerta di contenuti per rendere la fruizione delle partite più completa e sfaccettata possibile.

I mondiali sono storicamente degli snodi narrativi incredibili nella storia e nell’epica di questo sport, oltre che dei punti di osservazione privilegiati sullo stato attuale della tattica calcistica e sulle possibili evoluzioni future. La nostra rivista da dieci anni promuove una fruizione del calcio (dello sport) basata proprio su questi punti: lo studio, l’approfondimento, la narrazione. Per questo abbiamo un dovere storico e scientifico nell’intercettare e raccontare i temi salienti e le storie sportive che anche questo mondiale ci offrirà.

È già stato accertato che il Qatar sta pagando persone normali in cambio di pubblicità positiva sui social. Veri e propri tifosi-influencer incaricati di postare contenuti che dimostrino quanto sarà fica la permanenza in Qatar durante il torneo. Immaginate cosa accadrebbe se tutti gli organi di informazione indipendenti, quindi sostanzialmente contrari al mondiale in Qatar, boicottassero l’evento: significherebbe lasciare il racconto del mondiale in mano all’informazione ufficiale, con il concreto rischio che gli aspetti “scomodi” all’organizzazione vengano sul serio censurati. Per questo è estremamente importante che anche l’informazione “di opposizione”, nella quale rientra Sportellate, non taccia ma fornisca la propria versione delle cose.

Comprendiamo che alcuni lettori possano non essere d’accordo con la nostra scelta. Li rispettiamo, e rispettiamo coloro che non guarderanno questo mondiale e non vorranno averci nulla a che fare. Noi in fondo lo guarderemo perché ne sentiamo la necessità e proprio non possiamo farne a meno. Lo guarderemo (e lo racconteremo) nella consapevolezza che da questa competizione oscura non avremo praticamente nessun ritorno economico: le pubblicità presenti sul sito fruttano solo pochi spicci, e in generale sono più remunerative per i server che per noi produttori di contenuti. La parte spettante a Sportellate sono briciole, utili esclusivamente per permetterci qualche sporadica sponsorizzata social.

Insomma, se Sportellate seguirà il mondiale, ci teniamo a chiarire che sarà esclusivamente per passione: per lo sport, e per il suo racconto.


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