
La storia di Francesco Tosato: in bici per tutto il mondo a seguire l'Inter
Presenziare a tutte le trasferte della tua squadra del cuore muovendosi esclusivamente in bici. Quelle di Francesco Tosato sono vere e proprie imprese: perché di appassionati nerazzurri c'è pieno il mondo, ma quanti di loro sono disposti a farsi Mantova-Plzeň in bici per godersi un controllo orientato di Dzeko?
Bicicletta e pallone insieme: questa storia potrebbe piacere a Maurizio Sarri e Francesco Guidolin, due delle massime espressioni della figura vagamente romantica dell'allenatore di calcio appassionato di ciclismo, entrambi amanti delle fughe impensabili e cultori delle vette scalate sotto i venti chilometri all'ora con l'acido lattico che si diffonde nel corpo arrivando quasi al cervello. L'attuale tecnico della Lazio in una recente intervista per la televisione svizzera ha rivelato che tra la finale di Champions League e la Parigi-Roubaix non ha dubbi, preferisce la seconda.
Non è un corridore di professione Francesco Tosato, il 35enne che pedala per tutta Europa per seguire la sua squadra, però le sue imprese hanno un retrogusto epico. Perché di appassionati nerazzurri c'è pieno il mondo ma quanti di loro sono disposti a farsi Mantova Plzeň in bici per godersi un controllo orientato di Dzeko?
"Sono abbonato a San Siro da 17 anni - racconta Tosato - e interista da sempre, mi sono appassionato guardando giocare Matthäus. A Ferragosto è nata l'idea di andare a Lecce in bicicletta per la prima di campionato, è filato tutto liscio e quindi ho deciso di programmare anche le altre trasferte della stagione".

Racconto asciutto, retorica zero, poca voglia di mettere l'accento sugli inevitabili contrattempi di un viaggio faticoso: Francesco spiega con entusiasmo la decisione di legarsi fisicamente alla squadra per un anno intero, il suo non è un voto né il pegno da pagare per una scommessa persa. Semplicemente gli va, è felice all'idea di girare l'Italia e parte dell'Europa inseguendo l'Inter come fa il gruppo compatto quando va a caccia del fuggitivo.
“Ovviamente organizzarmi con il lavoro e tutto il resto non è facile ma si può fare – specifica – L'andata la faccio in bici ma al ritorno prendo il treno o l'aereo”. Del resto, anche volendo, il calendario folle di questi mesi non consentirebbe di rimettersi in sella dopo la partita. Ad esempio per raggiungere lo stadio del Viktoria Plzeň ci sono voluti tre giorni, su due ruote il tifoso sarebbe stato a casa giusto in tempo per l'impegno di campionato della domenica. Impossibile.
Durante le sue assenze, a mandare avanti il negozio di cui Francesco è proprietario a Verona è la sua compagna. “Ho lanciato l’hashtag #trasfertainbicicletta e sulla mia pagina Instagram pubblico le foto dei viaggi – spiega il 35enne - A Reggio Emilia (per Sassuolo-Inter, ndr) un tifoso mi ha riconosciuto e mi ha trovato un posto dove dormire, mi hanno fatto pagare una cifra simbolica perché sapevano chi sono e perché ero lì. Tanti tifosi dell'Inter mi scrivono, è una bella sensazione. Certo, c'è anche chi critica e dice che sono uno sfaccendato perché ho il tempo di stare in giro tutto l'anno per il calcio: queste persone non mi conoscono e non sanno che per pagarmi le trasferte faccio dei grossi sacrifici. Io per seguire l'Inter ho rinunciato all'auto nuova, giusto per fare un esempio. Mi tengo la mia che ha 15 anni e tanti chilometri, l'Inter è più importante”.
Tosato assomiglia tanto alla versione in carne e ossa del protagonista del film tratto dal romanzo di Hornby, quel Febbre a 90 che è insieme bibbia e diario del cuore di chi si è legato acriticamente a una maglia ai tempi delle elementari o giù di lì. Colin Firth/Paul Ashworth diceva: “Non è facile diventare un tifoso di calcio, ci vogliono anni. Ma se ti applichi ore e ore entri a far parte di una nuova famiglia. Solo che in questa famiglia tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose. Cosa c'è di infantile in questo?”.
Il 35enne era al Camp Nou per Barcellona-Inter. Una serata esaltante per la Beneamata. “I ragazzi hanno fatto una grande prestazione, è evidente che qualcosa è cambiato e che rispetto alle prime partite della stagione la mentalità è un’altra. Si aiutano l’uno con l’altro, non si mandano più a quel paese come succedeva fino a poco tempo fa. Quasi sicuramente arriveremo secondi nel girone e quindi per gli ottavi di Champions mi sa che dovrò pedalare parecchio, c’è il rischio di dover arrivare fino a Londra…”.

Ma come sono organizzati i pellegrinaggi del tifo? “Dipende dalle distanze, io non sono un ciclista e non ho una preparazione fisica particolare quindi in media faccio i 20 all’ora. Uso una bici gravel, ho iniziato ad appassionarmi alle lunghe distanze dal 2019. Se riesco a organizzarmi con il lavoro, cerco di arrivare il giorno prima nella città in cui si gioca”. Tappe intermedie, viaggi che possono durare anche tre giorni. Nessuna fretta, il percorso va gustato.
Uno spauracchio però c’è sempre: il maltempo. «Fino a oggi mi è andata bene, a parte un po’ di pioggia non ho avuto grossi contrattempi. Certo, più si andrà avanti e più sarà dura ma la sosta fino a gennaio in questo senso mi aiuta». Il freddo sarà un problema ma in fondo buscarsi qualche raffreddore non è la fine del mondo. La fatica e i segnali invitati dal corpo alla mente impattano meno quando si è concentrati su un obiettivo superiore. Allo stadio in qualche modo bisogna entrarci, costi quel che costi.
“Sono sicuro di continuare per tutta la stagione, mi sembra un bel modo di far sentire la mia vicinanza alla squadra, ai nostri colori – continua Tosato – Sono sicuro che se il presidente fosse ancora Moratti avrei avuto anche un riconoscimento, magari avrei guardato una partita di fianco a lui. Purtroppo l’attuale proprietà è tutt’altra cosa ma sono consapevole che il calcio è cambiato. Io pedalo per la mia passione, per l’Inter” .
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