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, 26 Ottobre 2022

Considerazioni sparse post Inter-Viktoria Plzen (4-0)


L’Inter ci mette mezz’ora a sbloccarsi e poi celebra alla grande gli ottavi di Champions League più gustosi e difficili.


- L'Inter si gioca l'accesso agli ottavi con un turno d'anticipo nonostante sia finita nel "girone di ferro". Classico palcoscenico che si presta a paradiso o inferno com'è scritto nel DNA dell'Inter. Il Viktoria non ha nulla da chiedere se non il rispetto del proprio orgoglio e lo sfruttare una vetrina prestigiosa come quella di San Siro. Ne esce una partita viva solo per i primi 25 minuti poi la condizione e la determinazione interista fanno la differenza e da quel momento in poi è un soliloquio esaltante che premia i nerazzurri nella loro Champions più difficile;

- Barella è straripante, imposta, corre dappertutto ed è tornato il cuore pulsante di una squadra che non a caso ha ripreso a correre con costanza e convinzione. Dimarco dimostra una crescita esaltante oltre a un piede raffinatissimo. Dzeko ha una classe che fa maledire le 36 primavere che si porta sulle spalle. Lautaro gioca da uomo squadra istruendo e motivando i compagni. Il meno convincente sembra paradossalmente Onana che non esce in un paio di circostanze ed esibisce un paio di leggerezze che sarà bene eliminare al più presto;

- Difficile parlare del Viktoria che come all'andata infoltisce retroguardia e centrocampo ma tiene il ritmo dei nerazzurri per meno di un tempo. La sfida di quest'oggi per i giocatori nerazzurri era mentale e contro se stessi e il Viktoria non riesce a inserirsi in maniera concreta nella partita. Praticamente assente nella fase offensiva, riesce a creare qualche timido grattacapo sui calci d'angolo ma davvero troppo troppo poco;

- I ragazzi di Inzaghi centrano una qualificazione bellissima e difficilissima che fa da contraltare agli stenti di inizio campionato. Fa impressione notare come il criticatissimo Inzaghi con una rosa meno ampia rispetto a quello di Conte abbia sempre fatto (nettamente) meglio del più quotato collega in Europa. Un applauso grande questa sera se lo merita anche il tecnico piacentino;

- Ultimo punto che è un augurio e un in bocca al lupo a Lukaku che torna e torna con goal (e anche, sembrerebbe, più asciutto). L'Inter ha bisogno dei chili e della forza fisica del belga a patto che in partite tecnicamente più complesse riesca a giocare meglio di fioretto. Per stasera basta abbondantemente così.

  • Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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